Come l’IA cambia il recruiting: meno curriculum, più dati e selezioni predittive
di Simone CosimiIl recruiting sta attraversando una delle trasformazioni più profonde degli ultimi decenni. L’intelligenza artificiale, come in molti altri ambiti, sta infatti cambiando radicalmente il modo in cui le aziende cercano, valutano e assumono talenti. Non si tratta soltanto di strumenti più veloci per analizzare curriculum, figuriamoci. Ma di sistemi capaci di anticipare bisogni organizzativi, individuare competenze nascoste e rendere il mercato del lavoro più efficiente. O almeno provarci, visto che quello italiano è piuttosto complesso.
Secondo una ricerca internazionale condotta da Censuswide per LinkedIn su oltre 2.500 responsabili della selezione del personale in Europa e Stati Uniti, l’AI è in effetti destinata a diventare il principa…
Il recruiting sta attraversando una delle trasformazioni più profonde degli ultimi decenni. L’intelligenza artificiale, come in molti altri ambiti, sta infatti cambiando radicalmente il modo in cui le aziende cercano, valutano e assumono talenti. Non si tratta soltanto di strumenti più veloci per analizzare curriculum, figuriamoci. Ma di sistemi capaci di anticipare bisogni organizzativi, individuare competenze nascoste e rendere il mercato del lavoro più efficiente. O almeno provarci, visto che quello italiano è piuttosto complesso.
Se Instagram può costare l’assunzione: tatuaggi e attivismo, cosa si guarda sui social del candidato
Secondo una ricerca internazionale condotta da Censuswide per LinkedIn su oltre 2.500 responsabili della selezione del personale in Europa e Stati Uniti, l’AI è in effetti destinata a diventare il principale fattore di trasformazione del settore. Più di un terzo dei recruiter, il 35%, dichiara di stare già sperimentando tecnologie emergenti come l’intelligenza artificiale generativa per migliorare i processi di selezione. Il clima di fiducia nel settore resta alto: l’87% dei professionisti del recruiting si dice convinto della solidità e della capacità di risposta del mercato.
Il disallineamento fra domanda e offerta ci costa 43,9 miliardi di euro
La diffusione di questi strumenti non è casuale. Il recruiting tradizionale è spesso lento, costoso e inefficiente. In Italia il famigerato disallineamento tra domanda e offerta di lavoro produce effetti economici significativi: il mismatch tra competenze richieste dalle imprese e profili disponibili sul mercato costa ogni anno circa 43,9 miliardi di euro. A questo si aggiunge la difficoltà delle aziende nel trovare personale adeguato: quasi un’impresa su due, il 48,5%, fatica a individuare profili coerenti con le proprie esigenze, secondo dati Cnel-Unioncamere.
In questo scenario l’intelligenza artificiale promette di ridurre tempi e inefficienze. LinkedIn, ad esempio, ha introdotto strumenti di messaggistica assistita dall’AI che aiutano i recruiter a contattare i candidati in modo più mirato. I dati della piattaforma mostrano che chi utilizza questi strumenti registra un tasso di accettazione delle InMail superiore del 40% e una risposta più rapida del 10%. Tre quarti degli utenti dichiarano inoltre di risparmiare tempo nella gestione delle attività quotidiane, mentre il 65% ritiene che l’AI contribuisca ad aumentare il coinvolgimento dei candidati. “Le aziende si affidano ai recruiter per trovare i talenti di cui hanno bisogno per crescere e per stare al passo con i grandi cambiamenti. È positivo che i professionisti del recruiting abbraccino nuove tecnologie come l'AI generativa, che offre loro un vantaggio e li aiuta a fornire una migliore esperienza a candidati e clienti interni” ha spiegato Marcello Albergoni, Country Manager di LinkedIn Italia.
L’assistente vocale che accelera la preselezione
La nuova frontiera non è però soltanto l’analisi dei profili digitali. Le startup HR tech stanno sviluppando soluzioni sempre più sofisticate che automatizzano parti rilevanti del processo di selezione. Un esempio arriva dalla startup brianzola WhatSJobs, che ha sviluppato un “recruiter vocale AI”: un assistente digitale in grado di condurre colloqui telefonici automatizzati 24 ore su 24, porre domande ai candidati, registrare le risposte e generare report strutturati per i selezionatori. Utile almeno in una primissima fase.
Il sistema, basato su modelli linguistici addestrati su una knowledge base HR, può ridurre fino al 90% i tempi di preselezione dei candidati, creando in tempo reale una shortlist dei profili più coerenti con le competenze richieste. Pure in questo caso, l’obiettivo non è ovviamente sostituire i recruiter ma liberarli dalle attività più ripetitive. “Molti parlano di AI nel recruiting ma alla fine si tratta solo di bot con risposte preconfezionate - spiega Paolo Cerra, fondatore di WhatSJobs - il nostro recruiter vocale è diverso: utilizza modelli linguistici avanzati, parla come un vero selezionatore e fa le domande giuste. Solo che lavora anche di notte, nel weekend e, soprattutto, non ha pregiudizi”.
Meno bias inconsci sui candidati
L’automazione delle fasi iniziali del processo può contribuire anche a ridurre i cosiddetti bias inconsci che spesso influenzano la selezione. Alcuni sistemi, ad esempio, evitano di raccogliere informazioni come età, sesso o nazionalità durante i primi colloqui, concentrandosi esclusivamente su competenze ed esperienze. La trasformazione riguarda però anche il modo in cui le aziende interpretano il ruolo del recruiting. “L’intelligenza artificiale sta trasformando il recruiting da processo reattivo a leva strategica, capace di anticipare i fabbisogni e individuare competenze con maggiore precisione magari individuando necessità e caratteristiche meno evidenti ‘all’occhio umano’ - spiega Tiziano Bertolotti, CEO di Peoplelink, società del Gruppo Sistemi che ha sviluppato la piattaforma VISTA per digitalizzare i processi di gestione del capitale umano - oggi le aziende possono ridurre significativamente tempi e costi di selezione senza compromettere la qualità delle assunzioni. L’automazione delle attività di sourcing e screening libera i recruiter da compiti ripetitivi, permettendo loro di concentrarsi sugli aspetti a maggior valore aggiunto. Ma il contributo delle persone resta decisivo soprattutto nella valutazione del potenziale, della motivazione e dell’allineamento culturale. Il vero vantaggio competitivo nasce dall’equilibrio tra intelligenza artificiale e competenze HR”.
Bertolotti, Peoplelink: “Il vero tema è la governance”
La questione non è infatti soltanto tecnologica ma anche culturale. “Perché l'Intelligenza artificiale non è intelligente, è puro calcolo molto potente e velocissimo e facile interazione con la tecnologia – aggiunge Bertolotti - il vero tema è la governance: più l'AI diventa importante nei processi, più aumenta la responsabilità della persona. Si continua a pensare che la l'AI sia “materia da tecnici” ma in realtà è visione, strategia e tanta cultura che deve essere formata. Nei prossimi anni vedremo piattaforme sempre più predittive, capaci di collegare recruiting, performance ed engagement. Investire oggi in soluzioni HCM evolute significa costruire organizzazioni più agili, attrattive e pronte alle sfide del lavoro futuro con scenari mutevoli, skills e formazione sempre in cambiamento”.
Innovation Training Summit di Roma: recruiting, formazione e “reskilling” sono sempre più integrati
La trasformazione del lavoro e delle competenze è al centro anche di molte iniziative del settore. Tra queste l’Innovation Training Summit, l’evento promosso da Ecosistema Formazione Italia che il 26 e 27 marzo riunirà all’Auditorium della Tecnica di Roma aziende, investitori e startup dell’HR tech e dell’edtech. Il mercato globale della formazione digitale e delle tecnologie per il lavoro, secondo Fortune Business Insights, supererà i 215 miliardi di dollari entro il 2026, con una crescita annua superiore al 13%.
Anche in Italia l’adozione di strumenti digitali per la formazione e la gestione dei talenti sta accelerando. Secondo il report Assintel citato da Ecosistema Formazione Italia, il mercato digitale nazionale ha superato i 44 miliardi di euro e oltre il 55% delle imprese utilizza ormai stabilmente piattaforme di formazione digitale per aggiornare competenze e sviluppare programmi di upskilling e reskilling. Il recruiting diventa così il primo tassello di un sistema più ampio, in cui selezione, formazione e sviluppo professionale sono sempre più integrati. L’intelligenza artificiale non sostituisce il ruolo umano ma cambia profondamente il modo in cui le organizzazioni prendono decisioni sulle persone. Per le aziende, la sfida non è soltanto adottare nuovi strumenti ma imparare a governarli. Perché nel mercato del lavoro che si sta delineando, il vero vantaggio competitivo sarà la capacità di combinare dati, tecnologia e intuizione umana.
“Potremmo dire - precisa Stefano Marchese, vice presidente di Ecosistema Formazione Italia (EFI) - che siamo nell’anno zero della skill first economy e ci sono numerose realtà estremamente promettenti capaci non sono solo di offrire software a supporto della formazione ma di diventare i motori della trasformazione del mercato del lavoro. Anche le startup italiane, dunque, sono chiamate ad individuare soluzioni all’avanguardia che possano integrare AI e talent intelligence e rispondere in modo concreto e puntuale alle sfide del mismatch tra domanda e offerta. Proprio per questo, siamo orgogliosi di presentare all’interno dell’ITS la terza edizione dello Startup Showcase. Si tratta non solo di un momento di visibilità ma di un vero e proprio acceleratore dove l'innovazione incontra le necessità delle imprese. Vogliamo valorizzare quei progetti che hanno saputo trasformare la tecnologia in percorsi di apprendimento continuo, rendendo il capitale umano il vero vantaggio competitivo”.
Intanto, l’AI sta penetrando naturalmente anche la stessa organizzazione del lavoro e non solo le fasi di recruiting. Secondo la Salary Survey 2026 di Michael Page pubblicata da poco il mercato del lavoro italiano sta infatti entrando in una fase di trasformazione strutturale, guidata soprattutto dall’integrazione sempre più diffusa dell’intelligenza artificiale, dalla centralità dei criteri ESG e dall’impatto della nuova normativa europea sulla trasparenza retributiva. Le aziende non cercano più soltanto specialisti tecnici ma profili ibridi capaci di combinare competenze tecnologiche, visione strategica e attenzione ai temi etici e di sostenibilità.Come Per Tomaso Mainini, amministratore delegato di Michael Page,“il mercato del lavoro sta vivendo una trasformazione senza precedenti” che riguarda non solo le competenze richieste ma anche il modo in cui vengono strutturate le retribuzioni. In questo scenario, stipendio e benefit restano centrali ma diventano sempre più rilevanti fattori come flessibilità, trasparenza salariale e politiche di retention dei talenti. Tutto si tiene.