Pensioni, torna la perequazione per fasce e scaglioni. Ecco come cambiano gli assegni per adeguarsi al caro-vita
MILANO - Torna la perequazione delle pensioni, ovvero la rivalutazione dell'importo pensionistico legato all'inflazione, ossia all'aumento del costo della vita: tema assai scottante in questi mesi di rincari da record.
Interattivo. Quando andrai in pensione?
L'Inps ha diffuso un vademecum nel quale si spiega che dal prossimo 1° gennaio ci sarà la perequazione piena delle pensioni. Si tratta di un istituto che era stato congelato nel 2020, a fronte di una inflazione negativa dello 0,3%. L'indicazione per il 2021 è invece di un aumento del costo della vita del +1,7%, dato provvisorio che trova applicazione sugli assegni del 2022. Attenzione, però: la nuova formulazione prevede che la perequazione sia applicata per fasce, quindi solo gli assegni inferiori scontano a pieno quel "+1,7%".
MILANO - Torna la perequazione delle pensioni, ovvero la rivalutazione dell'importo pensionistico legato all'inflazione, ossia all'aumento del costo della vita: tema assai scottante in questi mesi di rincari da record.
Interattivo. Quando andrai in pensione?
L'Inps ha diffuso un vademecum nel quale si spiega che dal prossimo 1° gennaio ci sarà la perequazione piena delle pensioni. Si tratta di un istituto che era stato congelato nel 2020, a fronte di una inflazione negativa dello 0,3%. L'indicazione per il 2021 è invece di un aumento del costo della vita del +1,7%, dato provvisorio che trova applicazione sugli assegni del 2022. Attenzione, però: la nuova formulazione prevede che la perequazione sia applicata per fasce, quindi solo gli assegni inferiori scontano a pieno quel "+1,7%".
Esperto pensioni, fai le tue domande
"A seconda dell'importo dell'assegno pensionistico, si applicano diverse percentuali di adeguamento all'aumento del costo della vita, in base a diverse fasce, calcolate in relazione al trattamento minimo", spiega infatti l'Istituto. "Al crescere dell'assegno, si applicano percentuali decrescenti, stabilite dalla legge, secondo una gradazione che è stata più volte modificata nel corso degli anni. Per effetto di questo meccanismo, solo le quote più basse della pensione sono integralmente garantite contro l'inflazione, mentre le fasce più alte sono destinate a perdere progressivamente, almeno in parte, il loro potere d'acquisto". Il trattamento minimo di riferimento è quello del 2021 che è di 515,58 euro.
In sostanza, dal prossimo mese si avrà:
- una fascia per gli importi fino a 4 volte il trattamento minimo, alla quale sarà applicato un indice di perequazione del 100%;
- una per gli importi superiori a 4 e fino a 5 volte il trattamento minimo, alla quale sarà applicato un indice di perequazione del 90%;
- una per gli importi superiori a 5 volte il trattamento minimo, alla quale sarà applicato un indice di perequazione del 75%.
Calcola il tuo stipendio giusto
Se la rivalutazione piena arriva dunque fino a quattro volte il trattamento minimo, rispetto alle disposizioni per la fascia superiore a 4 e fino a 5 volte il trattamento minimo, la percentuale di perequazione passa dal 77% al 90% e per quelle di importo superiori a 5 volte il trattamento minimo, che fino al 2021 erano interessate da percentuali di rivalutazione non superiori al 52%, si passa, invece, al 75%. Ecco dunque alcuni esempi di come cambiano, al lordo, gli assegni pensionistici, sempre ricordando che sarà un decreto ministeriale a confermare o rivedere il tasso d'inflazione di riferimento definitivo.
Inoltre, l'indicizzazione sarà applicata in forma progressiva per scaglioni, superando il criterio attuale che vede gli aumenti annui calcolati sull'importo complessivo. L'effetto del ritorno alla disciplina per scaglioni è di avere "incrementi più generosi per i trattamenti superiori a quattro volte il minimo". Ragionare per scaglioni significa utilizzare lo stesso metodo che si applica per l'Irpef. Ad esempio, su una pensione di 2.500 euro ci sarà una rivalutazione dell'1,7% per la quota fino a 2.062,32 euro (+35,06 euro) e dell'1,53% per i rimanenti 437,68 euro (+6,70 euro), per un incremento totale di 41,76 euro. Applicando le norme valide fino al 2021 - dettaglia ancora la brochure dell'Inps - quella stessa pensione avrebbe avuto una rivalutazione più bassa. Si sarebbe applicato, infatti, il 77% dell'1,7% (1,31%) sull'intero importo, ottenendo un aumento di 32,72 euro.