Pensioni, da oggi gli assegni rivalutati all'inflazione senza arretrati
di Valentina Conte , di Valentina ConteROMA - Le pensioni accreditate il 3 aprile tengono conto, per la prima volta quest'anno, della parziale rivalutazione all'inflazione per fasce - come decisa dal governo Meloni in legge di bilancio - senza arretrati. Parliamo però degli assegni superiori alle quattro volte il minimo, ovvero sopra i 2.102 euro lordi. Perché quelli fino a questa cifra sin da gennaio hanno incassato l'adeguamento pieno al 100% dell'inflazione del 2022, fissata al 7,3%. Nel mese di marzo le pensioni sopra i 2.102 euro lordi sono state rivalutate secondo le fasce e hanno avuto anche gli arretrati, cioè gli aumenti parziali di gennaio e febbraio. Da oggi invece tutti i pensionati italiani possono valutare come cambia di qui in poi la pensione.
Cambia il metodo di calcolo
Il governo Meloni ha cambiato nella legge di bilancio per il 2023 il metodo di calcolo per rivalutare le pensioni all’inflazione. Nel 2023 non si applicano più gli “scaglioni Pr…
ROMA - Le pensioni accreditate il 3 aprile tengono conto, per la prima volta quest'anno, della parziale rivalutazione all'inflazione per fasce - come decisa dal governo Meloni in legge di bilancio - senza arretrati. Parliamo però degli assegni superiori alle quattro volte il minimo, ovvero sopra i 2.102 euro lordi. Perché quelli fino a questa cifra sin da gennaio hanno incassato l'adeguamento pieno al 100% dell'inflazione del 2022, fissata al 7,3%. Nel mese di marzo le pensioni sopra i 2.102 euro lordi sono state rivalutate secondo le fasce e hanno avuto anche gli arretrati, cioè gli aumenti parziali di gennaio e febbraio. Da oggi invece tutti i pensionati italiani possono valutare come cambia di qui in poi la pensione.
Cambia il metodo di calcolo
Il governo Meloni ha cambiato nella legge di bilancio per il 2023 il metodo di calcolo per rivalutare le pensioni all’inflazione. Nel 2023 non si applicano più gli “scaglioni Prodi”, ripristinati dal governo Draghi. Ma le meno favorevoli “fasce Letta”. Secondo i calcoli del governo, il cambio permette ben 2,1 miliardi di risparmi, da utilizzare a copertura della manovra di bilancio. Per le pensioni fino a 4 volte il minimo - 2.102 euro lordi mensili - non cambia niente: recuperano il 100% dell’inflazione. Per tutti gli altri assegni c'è un taglio non da poco che va da 403 euro anche oltre 3 mila euro annui, come mostrano le simulazioni in tabella.
Gli scaglioni e le fasce: come funzionano
I metodi di perequazione, ovvero di adeguamento delle pensioni all’inflazione, usati in Italia negli ultimi 25 anni sono due: per scaglioni o fasce. Nel caso degli scaglioni si procede come per l’Irpef. È quanto accaduto nel 2022 (governo Draghi):
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rivalutazione piena al 100% per le pensioni fino a 4 volte il minimo (2.102 euro)
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rivalutazione al 90% sulla quota di pensione tra 4 e 5 volte il minimo (cioè tra 2.102 e 2.627 euro)
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rivalutazione al 75% sulla quota di pensione superiore a 5 volte il minimo (2.627 euro)
Nel 2023 si cambia (governo Meloni) e si torna al metodo delle fasce, meno favorevole perché la percentuale si applica su tutto l’importo della pensione. Le 6 fasce varate dal Consiglio dei ministri all'inizio erano queste:
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100% sulle pensioni fino a 4 volte il minimo (2.102 euro)
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80% sulle pensioni tra 4 e 5 volte il minimo (2.102-2.627 euro)
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55% sulle pensioni tra 5 e 6 volte il minimo (2.627-3.152 euro)
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50% sulle pensioni tra 6 e 8 volte il minimo (3.152-4.203 euro)
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40% sulle pensioni tra 8 e 10 volte il minimo (4.203-5.254 euro)
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35% sulle pensioni oltre 10 volte il minimo (sopra 5.254 euro)
Le fasce poi sono cambiate con un emendamento del governo (4.1000) arrivato in commissione Bilancio della Camera, durante la discussione parlamentare della manovra. E sono queste qui:
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100% sulle pensioni fino a 4 volte il minimo (2.102 euro)
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85% sulle pensioni tra 4 e 5 volte il minimo (2.102-2.627 euro)
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53% sulle pensioni tra 5 e 6 volte il minimo (2.627-3.152 euro)
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47% sulle pensioni tra 6 e 8 volte il minimo (3.152-4.203 euro)
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37% sulle pensioni tra 8 e 10 volte il minimo (4.203-5.254 euro)
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32% sulle pensioni oltre 10 volte il minimo (sopra 5.254 euro)
Qual è l’impatto sui pensionati (con le fasce approvate in cdm)
Chi prende fino a 2.102 euro di pensione lorda al mese non cambia nulla. Quest'anno recupera tutta l’inflazione del 2022 fissata dal governo con un decreto del ministero dell’Economia al 7,3%. Questo significa che per una pensione di 1.000 euro lordi l’aumento è di 73 euro al mese e 949 euro in un anno (sempre lordi). Per una pensione di 2.000 euro l’aumento è di 110 euro al mese e di 1.430 euro in un anno. Una boccata di ossigeno. Poi a fine 2023 ci sarà un conguaglio, perché il 7,3% è più basso dell’inflazione media che si è avuta nel 2022.
Ma cosa succede sopra i 2.102 euro, per le pensioni superiori a 4 volte il minimo? Le meno favorevoli fasce del governo Meloni rispetto agli scaglioni del governo Draghi comportano una perdita secca, ovvero una minore rivalutazione all’inflazione. Gli assegni tra 4 e 5 volte il minimo recuperano il 5,6% anziché il 7,3% di inflazione. Tra 5 e 6 volte il minimo: il 3,87%. Tra 6 e 8 volte il minimo: il 3,43%. Tra 8 e 10 volte il minimo: il 2,70%. Oltre 10 volte il minimo: il 2,34%, praticamente due terzi in meno dell’adeguamento al caro vita complessivo.
Ecco che una pensione media di 2.500 euro lordi al mese perde 31 euro al mese e 403 euro all’anno (sempre lordi). Un assegno di 3.000 euro lordi perde 93 euro al mese e 1.203 euro all’anno. Chi prende 3.500 euro lordi di pensione al mese deve rinunciare a 116 euro al mese e 1.508 euro all’anno. I pensionati con 4.000 euro lordi di pensione mensile vedranno 126 euro in meno nel cedolino al mese, per un totale di 1.643 euro all’anno. Va peggio a chi prende 5.500 euro lordi di pensione al mese perché si trova nell’ultima fascia Meloni, quella più penalizzata: deve rinunciare a 218 euro al mese, ovvero a 2.829 euro all’anno. Ma certo può in ogni caso godere di un assegno molto alto.