Economia

Pensioni, spunta la stretta sulle finestre per le anticipate: fino a sette mesi di attesa per ricevere l’assegno

Pensioni, spunta la stretta sulle finestre per le anticipate: fino a sette mesi di attesa per ricevere l’assegno
(ansa)

L’ipotesi nel menu degli interventi per la manovra: da 3 a 6-7 mesi di decorrenza. Gli uomini potrebbero arrivare a 43 anni e 5 mesi e le donne a 42 anni e 4 mesi

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MILANO – Il cantiere della Manovra è ancora in alto mare ma non manca il lavorio sul dossier della prossima legge di Bilancio, che viaggia sui 25 miliardi e ha impegni per circa una ventina da confermare. Tema sempre caldo è quello delle pensioni, tra promesse di quote per l’uscita flessibile e innalzamento delle minime. Ma è soprattutto sul lato del reperimento delle risorse e del contenimento della spesa che si possono registrare novità concrete. In questo senso spunta una possibile stretta in arrivo per chi punta alla pensione anticipata solo sulla base dei contributi versati.

Secondo quanto filtra all’Ansa si starebbe infatti esaminando la possibilità di introdurre un allungamento delle finestre per l'accesso alla pensione anticipata, con 42 anni e 10 mesi di contributi (41 e 10 per le donne), che al momento sono ferme a tre mesi. L’opzione vagliata sarebbe di arrivare addirittura a 6-7 mesi di finestra che intercorre tra la maturazione dei requisiti e la decorrenza della prestazione ovvero l’effettivo.

Sulle finestre si è già lavorato lo scorso anno e la logica è chiara: limitare i flussi in uscia e salvaguardare la cassa dell’Inps. Ma ci si era concentrati sulle finestre per Quota 103, in forma mobile: da 3 a 7 mesi per il privato e da 6 a 9 per il pubblico. La stessa Quota 103 che, per altro, complice il ricalcolo contributivo e penalizzante dell’assegno ha registrato un flop di interesse dai potenziali interessati.

Tra gli interventi al vaglio per far quadrare i conti, come raccontato in questi giorni da Repubblica, ci sono anche le indicizzazioni delle pensioni già utilizzate in passato; mentre si ragiona di un obbligo di conferire una parte del Tfr nei fondi pensione, da parte dei giovani.

L'aumento delle finestre porterebbe all'uscita dal lavoro dopo 43 anni e 4 mesi - o addirittura a 43 anni e 5 mesi nel caso entrasse l’opzione di allungamento della decorrenza a sette mesi - per gli uomini e dopo 42 anni e 4 mesi per le donne. Si ripristinerebbe così l'equilibrio con il canale di Quota 103 (62 anni di età e 41 contributi) diventato non solo più difficilmente raggiungibile con l'allungamento delle finestre ma anche meno conveniente con l'imposizione del metodo di ricalcolo contributivo che per molti significa una riduzione a regime dell'assegno pensionistico.

Sembra invece remota, ma non esclusa del tutto, che si possa introdurre anche per le pensioni anticipate con 42 anni e 10 mesi, indipendentemente dall'età, la possibile introduzione del metodo di calcolo contributivo da applicare su tutti i contributi versati. Questo intervento comporterebbe un risparmio significativo ma sarebbe difficilmente accettabile dall'attuale maggioranza oltre che dai sindacati.

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