Pensioni integrative, ecco le alternative: “Meglio partire a 30 anni, si accumulano 131mila euro”
di Raffaele RicciardiMILANO – Un lavoratore che inizia a versare a 30 anni a un fondo pensione aperto si garantisce per il momento del ritiro (67 anni) un capitale di oltre 130mila euro. Se si muove a 40 anni ne perde 15mila, a 60 vede più che dimezzare la sua prospettiva di gruzzoletto.
In pensione due terzi dello stipendio
Secondo la recente audizione dell’Upb in tema di manovra, il tasso di sostituzione lordo (ovvero la quota di reddito da lavoro che si mantiene una volta passati a ricevere la pensione) oscilla intorno al 66-68% per chi va in pensione tra il 2025 e il 2031. Significa che lasciare il lavoro comporta la perdita di un terzo dell’assegno mensile. Ancora una volta si conferma dunque la necessità di integrare, eppure il secondo pilastro continua a faticare per crescere. Moneyfarm, la società digitale di consulenza finanziaria, calcola che a diciotto anni dall’entrata in vigore del “semestre di silenzio-assenso”, che nel 2007 coinvolse più di 5 milioni di dipendenti del settore privato e por…
MILANO – Un lavoratore che inizia a versare a 30 anni a un fondo pensione aperto si garantisce per il momento del ritiro (67 anni) un capitale di oltre 130mila euro. Se si muove a 40 anni ne perde 15mila, a 60 vede più che dimezzare la sua prospettiva di gruzzoletto.
In pensione due terzi dello stipendio
Secondo la recente audizione dell’Upb in tema di manovra, il tasso di sostituzione lordo (ovvero la quota di reddito da lavoro che si mantiene una volta passati a ricevere la pensione) oscilla intorno al 66-68% per chi va in pensione tra il 2025 e il 2031. Significa che lasciare il lavoro comporta la perdita di un terzo dell’assegno mensile. Ancora una volta si conferma dunque la necessità di integrare, eppure il secondo pilastro continua a faticare per crescere. Moneyfarm, la società digitale di consulenza finanziaria, calcola che a diciotto anni dall’entrata in vigore del “semestre di silenzio-assenso”, che nel 2007 coinvolse più di 5 milioni di dipendenti del settore privato e portò ad un aumento di oltre il 63% nel numero degli iscritti ai fondi pensione negoziali, solamente il 38,8% dei lavoratori dipendenti e il 23,7% degli autonomi risulta iscritto a un fondo pensione; percentuali che si riducono ulteriormente, rispettivamente al 30,5% e al 13,3%, se si considera chi ha effettuato versamenti nell’arco di dodici mesi.
Il divario territoriale e di genere
Il Trentino-Alto Adige rappresenta un'eccezione con quasi due lavoratori su tre aderenti alla previdenza integrativa, ma lì d’altra parte il tema è entrato nelle scelte della politica fin da tempo e recentemente ha visto anche l’introduzione di un bonus pensione per i nuovi nati. Caso isolato, ancora: nessun’altra regione supera la soglia del 50% di lavoratori iscritti a un fondo pensione. In coda alla classifica si trovano Campania e Sicilia, con tassi di adesione rispettivamente del 28,5% e del 28,9%.
Altro fattore duro a morire – soprattutto perché legato a doppio filo alla precarietà e alle carriere lavorative – è il gap di genere. Secondo la ricognizione di Moneyfarm, infatti, il tasso più elevato di partecipazione alla previdenza complementare si registra tra gli uomini di età compresa tra i 55 e i 64 anni, quasi la metà dei quali (48%) ha sottoscritto un fondo pensione, contro il 42% delle coetanee donne. All’estremo opposto, la situazione più critica riguarda le giovani donne tra i 25 e i 34 anni: qui il tasso di adesione crolla al 25,5%, a fronte del 33,2% dei coetanei uomini. Le donne hanno pensioni di anzianità che sono il 15,4% più leggere dei maschi (1.884 euro lordi contro 2.227), nella vecchiaia il gap supera il 30% (936 euro a 1.340), ma anche sul piano dei contributi versati permane la forbice: si va dai 120 euro al mese delle lavoratrici 30-34enni con un Piano Individuale Pensionistico, fino ai 315 euro al mese per i lavoratori 60-64enni che versano nei fondi pensione aperti.
Ecco quanto capitale si matura
Tra chi accantona, ogni categoria ovviamente riesce a metter da parte cifre differenti. Si spazia da un minimo di 5.910 euro all’anno per i lavoratori uomini 30-34enni che hanno scelto un fondo negoziale di categoria, fino ai 32.260 dei 60-64enni con un fondo pensione aperto. Ecco dunque che si può provare a calcolare – proiettando la dinamica attuale – a quali traguardi possa portare quest’attività da formichina. In sostanza: quanto capitale si avrà a 67 anni, assumendo un rendimento degli investimenti pari al tasso d’inflazione? Uno scenario prudenziale – conclude l’analisi – che comunque conferma la nota regola: iniziare a versare il prima possibile fa la differenza. I trentenni iscritti a un fondo pensione aperto potrebbero infatti accumulare fino a 131.000 euro, mentre l’importo più basso si registrerebbe per le lavoratrici sessantenni con un Pip.
ETA’ (anni) |
FONDI PENSIONE NEGOZIALI |
FONDI PENSIONE APERTI | PIP |
|||
|---|---|---|---|---|---|---|
uomini |
donne |
uomini |
donne |
uomini |
donne |
|
30 |
94.990 |
97.500 |
131.100 |
103.580 |
105.120 |
82.040 |
40 |
81.760 |
84.720 |
115.490 |
91.980 |
91.470 |
71.290 |
50 |
68.300 |
69.830 |
93.010 |
74.380 |
73.090 |
56.820 |
60 |
45.800 |
46.840 |
62.730 |
49.690 |
48.260 |
39.120 |
Capitale ottenibile proiettando l'attuale dinamica di versamenti, per età, in ipotesi di rivalutazione pari all'inflazione. Fonte: Moneyfarm
Andrea Rocchetti, Global Head of Investment Advisory di Moneyfarm, ha commentato: “La sostenibilità del sistema pensionistico pubblico è sempre più sotto pressione: spendiamo già oltre il 15% del Pil in pensioni e, tra quindici anni, la quota potrebbe superare il 17%. La combinazione di bassa natalità, ingresso tardivo nel mondo del lavoro e maggiore longevità mette a rischio il patto tra generazioni su cui si regge il welfare italiano. In questo contesto, la previdenza complementare diventa uno strumento imprescindibile. Oggi solo un lavoratore su tre investe sul proprio futuro, ma il tempo è un alleato decisivo: agire subito, sfruttando i vantaggi fiscali e le possibili novità normative, è il miglior modo per garantirsi serenità e mantenere il proprio tenore di vita una volta raggiunta l’età della pensione”.