Risparmio, le polizze per impiegare il proprio gruzzoletto. Quali sono, come funzionano, quanto costano
di Luigi dell'OlioAll'incirca una famiglia italiana su sei ha sottoscritto una polizza vita. Le assicurazioni sono quindi tra gli strumenti di risparmio e investimento più gettonati nel nostro Paese, per quanto spesso poco conosciuti come funzionamento. Per questo è opportuno dedicare del tempo per prendere consapevolezza dei pro e contro di queste soluzioni, spesso proposte da agenti e consulenti.
Tra garanzia di restituzione del capitale e aggancio ai mercati finanziari
La polizza vita è un contratto che, a fronte del pagamento di un premio, garantisce al beneficiario una rendita o un capitale in caso di decesso dell'assicurato (polizza caso morte) o sua sopravvivenza a una certa data (polizza caso vita).
Si tratta di un universo molto ampio e diversificato pe…
All'incirca una famiglia italiana su sei ha sottoscritto una polizza vita. Le assicurazioni sono quindi tra gli strumenti di risparmio e investimento più gettonati nel nostro Paese, per quanto spesso poco conosciuti come funzionamento. Per questo è opportuno dedicare del tempo per prendere consapevolezza dei pro e contro di queste soluzioni, spesso proposte da agenti e consulenti.
Tra garanzia di restituzione del capitale e aggancio ai mercati finanziari
La polizza vita è un contratto che, a fronte del pagamento di un premio, garantisce al beneficiario una rendita o un capitale in caso di decesso dell'assicurato (polizza caso morte) o sua sopravvivenza a una certa data (polizza caso vita).
Si tratta di un universo molto ampio e diversificato per grado di protezione e prospettiva di rendimento. L'assicurazione vita di ramo I è quella più prudente. La gestione separata è investita in buona parte in obbligazioni, che offrono un flusso cedolare e questo dovrebbe consentire agli assicuratori di garantire la restituzione del capitale investito. Nel passato, quando i tassi dei titoli di Stato erano alti, le assicurazioni garantivano anche un rendimento annuo minimo, poi la stagione dei tassi zero aveva fatto andare in soffitta questi strumenti, che ora potrebbero ritornare di attualità.
Le polizze vita di ramo III sono invece caratterizzate da un maggiore contenuto finanziario, senza garanzia di restituzione del capitale versato. In questa categoria rientrano le index linked e unit linked, le prime legate all'andamento di un indice di Borsa o di un paniere di azioni, il secondo in linea con la performance di un fondo.
"Il recente, brusco rialzo dei tassi ha tuttavia messo in luce le problematiche sulle gestioni separate di ramo primo, poiché ha generato perdite latenti nei bilanci che rischiano di ricadere su tutti gli assicurati, indipendentemente dalla tipologia dei prodotti sottoscritti, a eccezione di quelli a contenuto previdenziale", evidenzia Giacomo Chignoli, consulente finanziario di Gamma Capital Markets. A questo proposito va chiarito un aspetto: per le polizze di ramo I, i titoli non vengono contabilizzati a costo di mercato, bensì a costo storico (quello d'acquisto). Tuttavia, chi è attento ai rendimenti, potrebbe voler uscire dalle gestioni separate, le quali, per fronteggiare ondate di riscatti, sarebbero costrette a vendere i titoli obbligazionari al prezzo di mercato ribassato, con potenziali minusvalenze che colpiranno i restanti investitori e i bilanci delle compagnie.
La vicenda Eurovita, la compagnia finita in crisi con la conseguenza di un blocco temporaneo dei riscatti, pone dunque un'altra necessità, quella di guardare al profilo di rischio della compagnia.
I vantaggi fiscali di investire in campo assicurativo
"Tra i vantaggi delle polizze vita in generale c'è la possibilità di accedere a un'ampia diversificazione degli investimenti pur a fronte di versamenti contenuti e la possibilità di variare la composizione del portafoglio nel corso del tempo attraverso switch, anche tra case d'investimento diverse, nell'ambito della stessa gestione di portafoglio proposta dalla compagnia", racconta Chignoli.
A differenza di fondi comuni ed Etf, "è possibile compensare eventuali minusvalenze (vendita in perdita rispetto al prezzo di acquisto, ndr) con le plusvalenze generate e di differire il pagamento delle imposte sul capital gain, così come l'imposta di bollo. Inoltre, le somme investite in bonis nelle polizze non sono pignorabili e non rientrano nell'asse ereditario, per cui non sono soggette a tassazione al momento della successione.
Occhio ai costi
Fin qui i vantaggi, ma non mancano le criticità. L'aspetto più critico è relativo ai costi, che possono comprendere una fee di ingresso da versare al momento di sottoscrizione e una di gestione trattenuta dalla compagnia. Senza dimenticare le penali in caso di riscatto anticipato, "che nel caso delle unit possono arrivare fino all'8%", sottolinea l'esperto. "Le polizze a gestione separate vedono costi di gestione annui intorno all'1%, mentre per le unit si arriva al 4% e oltre".
Detto dello scenario generale, come e quanto investire nelle polizze vita? Premesso che non esiste una risposta valida per tutte le situazioni, ma ogni valutazione deve partire dagli obiettivi e dal profilo di rischio del singolo investitore, Chignoli ha fatto l'ipotesi di un risparmiatore con 80 mila euro a disposizione, una certa tolleranza alla volatilità di mercato e senza particolari esigenze successorie. "In questo caso potrebbe suddividere il suo portafoglio in due parti, riservando la parte più prudente a strumenti con costi più contenuti come Etf, fondi o singole emissioni obbligazionarie, e quella più orientata alla crescita alle unit linked, in modo da ottimizzare la fiscalità e massimizzare il differimento delle imposte sul capital gain al momento del riscatto. Se invece ha disponibilità limitate e bassa propensione al rischio, gli investimenti assicurativi sono poco competitivi perché i costi rischiano di 'mangiare' buona parte dei rendimenti".