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Arrivano le pagelle sul debito pubblico. Cosa rischiano l’Italia e gli investitori dai giudizi sul rating

Al via la stagione delle valutazioni da parte delle agenzie di rating. Un’eventuale bocciatura rischierebbe di far crollare il prezzo dei titoli di Stato e di far crescere ulteriormente il debito pubblico, restringendo i margini di manovra del governo
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Si inizia oggi con la pagella di S&P Global, alla quale farà seguito il 27 quella di Dbrs. Il 10 novembre toccherà a Fitch e il 17 a Moody’s. Per il rating sovrano italiano si apre un periodo complicato, con le principali agenzie di rating internazionali che esprimeranno il proprio giudizio sulla sostenibilità del debito pubblico, proprio mentre il Governo sarà impegnato a condurre in porto la Manovra di Bilancio 2024, che secondo lo schema uscito dal Consiglio dei Ministri, per due-terzi sarà in deficit (15,7 miliardi di nuovo debito sui 24 miliardi totali).

Qual è l’oggetto del giudizio?

“Le agenzie di rating analizzano la capacità di un emittente obbligazionario (sovranazionale, governativo o privato) di pagare gli interessi quando maturano e rimborsare il valore dei titoli a scadenza. Dato che il risultato può variare nel tempo, le loro analisi si proiettano soprattutto sulle prospettive”, spiega Roberto Dolza, titolare dell’omonimo studio di consulenza finanziaria indipendent…

Si inizia oggi con la pagella di S&P Global, alla quale farà seguito il 27 quella di Dbrs. Il 10 novembre toccherà a Fitch e il 17 a Moody’s. Per il rating sovrano italiano si apre un periodo complicato, con le principali agenzie di rating internazionali che esprimeranno il proprio giudizio sulla sostenibilità del debito pubblico, proprio mentre il Governo sarà impegnato a condurre in porto la Manovra di Bilancio 2024, che secondo lo schema uscito dal Consiglio dei Ministri, per due-terzi sarà in deficit (15,7 miliardi di nuovo debito sui 24 miliardi totali).

Qual è l’oggetto del giudizio?

“Le agenzie di rating analizzano la capacità di un emittente obbligazionario (sovranazionale, governativo o privato) di pagare gli interessi quando maturano e rimborsare il valore dei titoli a scadenza. Dato che il risultato può variare nel tempo, le loro analisi si proiettano soprattutto sulle prospettive”, spiega Roberto Dolza, titolare dell’omonimo studio di consulenza finanziaria indipendente.

Cosa cambia per gli obbligazionisti?

Il giudizio delle agenzie, che è articolato e dettagliato, viene sintetizzato in un ‘voto’ finale sullo status quo, accompagnato da un outlook sulle prospettive. Se queste valutazioni risultano più basse di quelle espresse in passato, significa che aumenta il rischio emittente. “La conseguenza è che quest’ultimo tendenzialmente sarà costretto ad alzare gli interessi sulle emissioni future per trovare investitori interessati, mentre i titoli in circolazione in genere vedono calare il proprio valore per adeguarsi ai nuovi rendimenti richiesti dal mercato”, aggiunge Dolza.

E per i detentori di altri bond e per gli azionisti?

Il giudizio in questa occasione è sul debito pubblico, ma inevitabilmente l’affidabilità di un emittente è legata al mercato in cui opera. Pertanto, in caso di bocciatura, gli emittenti fortemente esposti sul mercato domestico potrebbero vedere peggiorare la percezione di affidabilità dei propri bond. La valutazione non ha impatti diretti sul comparto azionario, anche se in passato si è visto a più ripresa che nelle fasi di pessimismo diffuso, si assiste a ondate di vendita indiscriminate tra le varie asset class.

Qual è lo scenario alla vigilia di questo mese di giudizi?

Attualmente S&P Global, Dbrs e Fitch hanno un outlook stabile sul debito pubblico italiano. Esclusa la possibilità di un miglioramento delle valutazioni, dato che abbiamo continuato a fare deficit, a fronte di tassi ufficiali più elevati che in passato, le prime tre potrebbero abbassare le prospettive senza declassare il debito oppure esprimere un giudizio negativo anche su quest’ultimo (la seconda ipotesi oggi è poco probabile, in assenza di shock particolari).

A questo punto il vero ago della bilancia potrebbe essere Moody’s, il cui outlook sul debito pubblico italiano è già oggi negativo e potrebbe dunque procedere a un downgrade.

Perché si guarda con preoccupazione soprattutto al giudizio di Moody’s?

“L’agenzia di rating statunitense considera il debito pubblico italiano appena un livello sopra quello ‘spazzatura’. In caso di downgrade, i prezzi dei titoli di Stato italiani crollerebbero in quanto molti fondi ed Etf - per mandato – devono detenere in portafoglio solo titoli investment grade (quelli ritenuti più affidabili dal mercato, ndr) e pertanto la bocciatura li costringerebbe a vendite massicce, con un’ulteriore immediata e pesante discesa dei prezzi)”, spiega Dolza.

A quel punto i detentori di titoli di Stato medio/lunghi sarebbero di fronte a un’alternativa: vendere a loro volta in forte perdita oppure aspettare la scadenza del titolo, quando il rimborso avverrà al medesimo prezzo del collocamento. “In una situazione simile, i BoT, in quanto titoli a breve scadenza, potrebbero all’apposto trarne beneficio”, aggiunge l’esperto.

Ma le agenzie di rating sono affidabili e, soprattutto, obiettive?

“Il valore delle valutazioni delle agenzie di rating non è certamente assoluto, né esente da pesanti errori, ma le quattro citate sono le più autorevoli”, sottolinea Dolza. Quanto all’indipendenza di giudizio, viene da alcuni messa in discussione in merito alle valutazioni sul debito aziendale, nella misura in cui sono gli stessi emittenti a pagare per essere giudicati. Le valutazioni sui debiti statali, invece, non vengono rilasciate su richiesta degli Stati, ma frutto di analisi ad opera delle medesime agenzie.

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