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Casa green? Un investimento che paga. Come cambia il prezzo del mattone in base alla classe energetica

Il costo d’acquisto è superiore, a fronte di consumi ridotti nel tempo e di maggiori risparmi in prospettiva. Ma pesa la carenza dell’offerta
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Comprare una casa ad alta efficienza energetica costa sensibilmente più della media, ma nel lungo periodo si tratta di una scelta conveniente per le finanze familiari. È la conclusione alla quale si arriva incrociando dati di mercato e analisi degli addetti ai lavori.

Costo maggiorato di un quarto

La Banca d’Italia ha da poco pubblicato uno studio, intitolato “The capitalization of energy labels into house prices”, dal quale emerge che, a parità di altre caratteristiche, il prezzo richiesto per la vendita delle case appartenenti alle migliori quattro classi in termini di prestazioni energetiche è in media maggiore di circa il 25% rispetto a quello delle abitazioni classificate nelle due peggiori categorie (F e G), ma arriva al 40% se si considera la sola G.

Lo studio, condotto analizzando gli annunci pubblicati sulla piattaforma Immobiliare.it, evidenzia che nel 2022 appena il 10% degli immobili in offerta sul portale online era classificato con classe da A1 ad A4, contro il 65% appart…

Comprare una casa ad alta efficienza energetica costa sensibilmente più della media, ma nel lungo periodo si tratta di una scelta conveniente per le finanze familiari. È la conclusione alla quale si arriva incrociando dati di mercato e analisi degli addetti ai lavori.

Costo maggiorato di un quarto

La Banca d’Italia ha da poco pubblicato uno studio, intitolato “The capitalization of energy labels into house prices”, dal quale emerge che, a parità di altre caratteristiche, il prezzo richiesto per la vendita delle case appartenenti alle migliori quattro classi in termini di prestazioni energetiche è in media maggiore di circa il 25% rispetto a quello delle abitazioni classificate nelle due peggiori categorie (F e G), ma arriva al 40% se si considera la sola G.

Lo studio, condotto analizzando gli annunci pubblicati sulla piattaforma Immobiliare.it, evidenzia che nel 2022 appena il 10% degli immobili in offerta sul portale online era classificato con classe da A1 ad A4, contro il 65% appartenenti alle classi F o G. Un risultato che si spiega con il fatto che la stragrande maggioranza del patrimonio immobiliare italiano risale a prima degli anni Ottanta, quando gli sviluppi tecnologici e la sensibilità ambientale non erano di certo paragonabili a quelli attuali.

Dalla ricerca sono emerse sensibili differenze a livello territoriale, attribuite dagli analisti principalmente a due ragioni: le condizioni climatiche, tutt’altro che omogenea nei vari territori (la differenza di prezzo cresce in quelli più freddi, nei quali maggiore è il ricorso al riscaldamento), e i diversi standard tecnici per misurare l’efficienza energetica.

Il ritorno sull’investimento

Detto dei costi, va anche ricordato che gli immobili più efficienti dal punto di vista energetico consentono un risparmio in bolletta. “Secondo nostre stime, la conversione degli edifici in ottica smart consentirebbe di ridurre tra il 20 e il 24% dei consumi energetici, tra il 4 e il 5% quelli idrici e tra il 19 e il 28% le emissioni del settore edilizio, con un risparmio di circa 12-14 miliardi di euro per le famiglie italiane”, spiega Lorenzo Tavazzi, partner di The European House – Ambrosetti.

A spingere verso la ristrutturazione degli immobili più efficienti è anche la normativa. La proposta di direttiva Case Green, che impone di portare tutti gli immobili residenziali quanto meno alla classe E entro il 2030, per passare a quella D entro il 2033, si è arenata soprattutto per la pressione italiana, alla luce dei costi enormi che comporterebbe il passaggio. Ma la direzione è segnalata. “Il pacchetto Fit for 55 (in virtù del quale Bruxelles punta a ridurre le emissioni all’interno dell’area per non meno del 55% entro il 2030 rispetto a quanto rilevato nel 1990, ndr) impone una significativa riduzione delle emissioni climalteranti nel settore degli edifici”, aggiunge Tavazzi.

Le rilevazioni di Tecnocasa confermano che esiste un sensibile differenziale di prezzo in base alla classe energetica, ma aggiungono anche un altro elemento: la maggiore facilità di vendita per le case green, un aspetto cruciale in questa fase di mercato caratterizzata da un allungamento delle tempistiche alla luce di tassi alti e crescita economica debole. “L’attenzione ai consumi è molto alta soprattutto nelle località turistiche e in merito alla domanda d’investimento da parte degli stranieri”, racconta Fabiana Megliola, responsabile ufficio studi del gruppo Tecnocasa. “Non è solo una questione di sensibilità energetica, ma anche di valutazione economica: a fronte di una spesa maggiorata per l’acquisto, c’è la consapevolezza di ottenere un beneficio economico nel tempo grazie ai consumi sensibilmente inferiori”. Il vero problema, conclude, è la carenza di offerta, a fronte di un rinnovamento del parco immobiliare molto più lento di altri Paesi europei.

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