Bot e Btp, il Tesoro alla prova dei mercati. Ecco le aste di inizio anno e le prospettive per il 2024
di Alessandro CicognaniI titoli di Stato italiani stanno scaldando i motori per il primo test di inizio anno. Il Ministero dell’economia e delle finanze ha reso noto il calendario 2024 delle aste e con esso il programma dettagliato del primo trimestre 2024. Previsione: 48 miliardi di euro di nuove emissioni lorde di titoli a medio-lungo termine tra gennaio e marzo, in notevole aumento rispetto all’anno in scadenza. Ampliando lo sguardo, attualmente le stime redatte del Tesoro per l’intero anno parlano di emissioni a media e lunga scadenza in un intervallo tra i 340 e 360 miliardi di euro, perfettamente in linea con quelle del 2023 (emissioni complessive per quasi 360 miliardi, a cui bisogna aggiungere 156 miliardi di euro di Bot).
Le aste di gennaio
Il calendario tracciato nel corso del primo mese è il seguente: aste Bot fissate il 10 e il 26 gennaio, quelle per i Btp si terranno l’11 e il 30 gennaio, mentre il 25 gennaio sarà la volta dei Btp short (scadenza tra 18 e 30 mesi) e dei Btp indicizzati all’infl…
I titoli di Stato italiani stanno scaldando i motori per il primo test di inizio anno. Il Ministero dell’economia e delle finanze ha reso noto il calendario 2024 delle aste e con esso il programma dettagliato del primo trimestre 2024. Previsione: 48 miliardi di euro di nuove emissioni lorde di titoli a medio-lungo termine tra gennaio e marzo, in notevole aumento rispetto all’anno in scadenza. Ampliando lo sguardo, attualmente le stime redatte del Tesoro per l’intero anno parlano di emissioni a media e lunga scadenza in un intervallo tra i 340 e 360 miliardi di euro, perfettamente in linea con quelle del 2023 (emissioni complessive per quasi 360 miliardi, a cui bisogna aggiungere 156 miliardi di euro di Bot).
Le aste di gennaio
Il calendario tracciato nel corso del primo mese è il seguente: aste Bot fissate il 10 e il 26 gennaio, quelle per i Btp si terranno l’11 e il 30 gennaio, mentre il 25 gennaio sarà la volta dei Btp short (scadenza tra 18 e 30 mesi) e dei Btp indicizzati all’inflazione.
Come detto si tratterà di un test importante, soprattutto per capire l’umore del mercato, che dalla metà di ottobre del 2023 ha iniziato ad anticipare l’arrivo di una politica monetaria meno restrittiva da parte della Bce.
Come sono andate le ultime aste
Le avvisaglie che il vento in casa titoli di Stato avesse cambiato rotta si erano iniziate a vedere già con i risultati delle aste di fine anno. A cominciare dai 7,5 miliardi di euro di Bot a 6 mesi collocati il 28 novembre (la domanda aveva raggiunto i 9,47 miliardi, con rapporto di copertura dell’1,26%). Secondo il resoconto della Banca d’Italia, il rendimento medio ponderato si è attestato a 3,859%, 12 punti base in meno dell’analoga asta di ottobre. Di 7,5 miliardi è stato anche il collocamento dei Bot a 12 mesi tenutosi il 12 dicembre. La richiesta in questo caso è arrivata a 9,86 miliardi e il rendimento medio ponderato si è fermato a 3,528% (meno 33 punti base rispetto a novembre).
Venendo ora ai Btp, nelle aste del 13 dicembre sono stati assegnati 3 miliardi di euro di titoli a 3 anni con cedola al 3,85% e altri 3 miliardi di titoli a 7 anni con cedola al 4%. Nel primo caso i rendimenti lordi sono passati dal 3,75% di novembre al 3,24%, mentre nel secondo dal 4,21% al 3,63%. Per finire un’occhiata ai Btp a 10 anni, che nell’ultima asta dell’anno, tenutasi il 29 novembre, hanno messo a segno un collocamento per 3,5 miliardi di euro con cedola al 4,2%. Il rendimento lordo è sceso di quasi sessanta punti base in un mese: dal 4,76% al 4,17%.
Secondo gli analisti il mix di scarsa crescita e inflazione in frenata costituirà motivo per arrivare a un primo taglio dei tassi di interesse entro la metà del 2024, se non addirittura prima. Già in passato la Bce ha dovuto invertire rapidamente le sue mosse. Come ricordato nell’ultimo outlook di Lombard Odier: “nel 2008 gli aumenti dei tassi si sono trasformati in tagli entro quattro mesi, e di nuovo è avvenuto nel 2011”. Ecco allora che le emissioni di gennaio potrebbero vedere una propensione verso uno sconto, in risposta alle aspettative di un potenziale ribasso dei tassi.
Ma come funzionano i titoli di Stato?
Bot: gli investimenti a breve termine
I Buoni ordinari del tesoro (Bot) sono titoli di debito pubblico italiano a breve termine. La loro scadenza standard varia tra 3, 6 e 12 mesi e possono essere acquisti al momento dell’emissione dagli intermediari autorizzati, in questo caso tramite aste concorrenziali, oppure anche dai singoli risparmiatori nel mercato secondario Mot (Mercato telematico delle obbligazioni). Le aste vengono di prassi effettuate due volte al mese per le scadenze a sei e dodici mesi, mentre per tutte le altre tipologie le periodicità sono variabili.
Parlando di rendimenti, i Bot sono strumenti zero-coupon – non prevedono il pagamento di cedole periodiche –, ma la remunerazione avviene in un’unica soluzione ed è data dalla differenza tra il prezzo nominale a scadenza e il prezzo di emissione (o di acquisto). A questo bisogna poi dedurre i costi di commissione, per legge tra lo 0,03% e lo 0,15%, le eventuali spese di gestione e le tasse (aliquota agevolata al 12,5%). Il taglio di emissione minimo è pari a 1.000 euro o multipli di esso.
Medio e lungo termine, uno sguardo ai Btp
Chiuso il capitolo Bot, si apre ora quello dei Buoni del tesoro poliennali (Btp). Anch’essi sono titoli obbligazionari emessi dallo Stato italiano, ma con scadenze che vanno da 18 mesi a 3, 5, 7, 10, 15, 20, 30 e 50 anni. Il collocamento avviene in modo non dissimile dai Buoni ordinari del tesoro: tramite aste alle quali i risparmiatori non possono partecipare direttamente, ma solo per il tramite di intermediari autorizzati, o in alternativa sul mercato secondario.
Sostanziale è, invece, la differenza in termini di rendimento. Questo, infatti, non deriva esclusivamente dalla differenza tra il prezzo di sottoscrizione o di acquisto e il prezzo nominale a scadenza, ma bensì anche dal flusso delle cedole annuali, che vengono pagate semestralmente a tasso fisso. La tassazione è agevolata al 12,5% e il taglio minimo di 1.000 euro o multipli.
Titoli di debito, chiusura 2023 e prospettive 2024
Secondo Gabriel Debach, market analyst di eToro, nell’anno che sta per concludersi si è assistito a un vero e proprio cambio di prospettiva tanto verso i Btp quanto verso i Bot da parte degli investitori. "L’aumento dei rendimenti – conferma –, se da un lato ha rappresentato una sfida, dall’altro ha rafforzato il legame tra i cittadini italiani e il debito pubblico, con la clientela retail emergente come categoria significativa di acquirenti. Il 2023 si è quindi concluso con un cambio di prospettiva rispetto al passato recente, segnando una rinascita dell’interesse nei confronti del debito italiano”.
Le scelte economiche operate dalla Banca centrale sono state la causa scatenante di questo rinnovato interesse, con l’exploit maggiore fatto segnare dal segmento decennale: nel corso dell’anno le emissioni sono passate da 40 miliardi del 2022 a 59 miliardi. «Il Btp a 10 anni ha svolto un ruolo chiave – assicura Debach –, assorbendo gran parte della riduzione delle emissioni a breve termine, consolidando la sua posizione di punto di riferimento nella curva dei rendimenti nominali italiani e contribuendo all’allungamento della vita media del debito».
Parlando di prospettive, «le previsioni per l’inizio del nuovo anno sono promettenti – analizza l’analista di eToro –, con una scadenza stimata di circa 110 miliardi di euro nel primo trimestre del 2024, in aumento rispetto agli 84 miliardi del 2023». L’ambiente finanziario si preannuncia dinamico, offrendo opportunità sia per gli operatori del settore che per gli investitori. Certo dalla Bce non sono arrivate conferme ufficiali sulla direzione che sceglierà di intraprendere – la Fed di Jerome Powell è stata più netta – ma il periodo dei rialzi sembra proprio giunto al termine.