Inflazione in calo: ecco cosa fare dei BTp in portafoglio
di Luigi dell'OlioCon l’inflazione che negli ultimi mesi ha registrato un brusco rallentamento, ha senso mantenere in portafoglio i titoli di Stato indicizzati? E cosa fare dei BTp acquistati nella prospettiva di un taglio dei tassi ufficiali, ora che l’avvio dell’allentamento monetario non appare così vicino come invece si riteneva qualche settimane fa? Se l’inizio dell’anno è il periodo per antonomasia della programmazione, questo vale a maggior ragione oggi, alla luce dei cambiamenti intervenuti sui mercati finanziari.
Il BTp Italia “punta” a un’inflazione sotto l’1%
Un caso tipico è quello di chi ha acquistato un BTp Italia, titolo governativo pensato per i piccoli risparmiatori, il cui andamento è legato alle aspettative di inflazione. “Una valutazione può essere fatta confrontandolo con il BTp nominale con la medesima scadenza, in modo da valutare l’aspettativa implicita di inflazione (che emerge confrontando i tassi reali di rendimento dei BTP Italia con i tassi di rendimento dei BTp nominali di…
Con l’inflazione che negli ultimi mesi ha registrato un brusco rallentamento, ha senso mantenere in portafoglio i titoli di Stato indicizzati? E cosa fare dei BTp acquistati nella prospettiva di un taglio dei tassi ufficiali, ora che l’avvio dell’allentamento monetario non appare così vicino come invece si riteneva qualche settimane fa? Se l’inizio dell’anno è il periodo per antonomasia della programmazione, questo vale a maggior ragione oggi, alla luce dei cambiamenti intervenuti sui mercati finanziari.
Il BTp Italia “punta” a un’inflazione sotto l’1%
Un caso tipico è quello di chi ha acquistato un BTp Italia, titolo governativo pensato per i piccoli risparmiatori, il cui andamento è legato alle aspettative di inflazione. “Una valutazione può essere fatta confrontandolo con il BTp nominale con la medesima scadenza, in modo da valutare l’aspettativa implicita di inflazione (che emerge confrontando i tassi reali di rendimento dei BTP Italia con i tassi di rendimento dei BTp nominali di pari scadenza, ndr)”, premette Antonio Cesarano, chief global strategist di Intermonte. “Quanto più è alta, tanto più il titolo legato all’inflazione può essere ritenuto relativamente caro”. Lo specchietto a seguire offre indicazioni in merito.
“L’aspettativa di inflazione implicita è sotto l’1% per tutti e tre i BTP Italia considerati – questo, in particolare, se si tiene in considerazione il premio di fedeltà per un sottoscrittore che abbia acquistato il titolo all’emissione per detenerlo fino a scadenza. Si tratta di un livello di inflazione pari ad oltre la metà dell’obiettivo di inflazione Bce del 2%, che su un orizzonte 2028/2030 può essere considerato relativamente contenuto”, spiega Cesarano. Che ricorda come pure attualmente l’inflazione di fondo sia ben più sostenuta e non mancano fattori che fanno temere una corsa ancora lunga del carovita tra tensioni geopolitiche e le conseguenze della transizione energetica.
Dunque, tirando le fila, ai valori attuali i BTp Italia considerati sono tutt’altro che cari.
L’esperto di Intermonte vede uno scenario positivo anche per i BTp Valore, titoli governativi caratterizzati da cedole crescenti, calcolate sulla base di tassi prefissati che aumentano nel corso della vita del titolo. “In questa direzione va non solo la presenza di una cedola crescente, ma anche la presenza del premio di fedeltà dello 0,5% in caso di detenzione fino a scadenza”.
BTp Futura molto penalizzati, ma lo scenario si va rischiarando
Un discreto successo in sede di collocamento lo hanno fin qui riscontrato anche i BTp Futura, anch’essi caratterizzati da cedole semestrali crescenti nel tempo, con un premio fedeltà legato alla crescita percentuale del Pil nel corso della durata del titolo. Lanciati per sostenere la spesa pubblica nello sforzo di rilanciare l’economica nazionale dopo la crisi Covid, si sono rivelati alquanto sfortunati per chi li ha sottoscritti in fase di emissione, con perdite anche del 30% (per chi li avesse venduti), a causa di cedole che all’epoca – era di tassi ai minimi – erano particolarmente contenute.
Tuttavia, lo scenario cambia se si guarda in prospettiva. “Ad esempio il BTp Futura al 2028 prevede ancora cedole dello 0,6% annuo pagate semestralmente dal 2024 al 2026 e dell’1% dal 2027 al 2028, ma tratta intorno a 88,5, quindi con un rendimento lordo alla scadenza di circa il 3,4%, mentre un BTP tradizionale con la medesima scadenza rende circa lo 0,2% in meno”, spiega David Coppini, investment manager di First Capital. “A questi prezzi, anche senza i premi fedeltà correlati al potenziale aumento del Pil italiano, il BTp Futura può essere considerato uno strumento dal rendimento interessante”.
Le valutazioni da fare prima di decidere
Ogni investimento porta con sé l’assunzione di un rischio e anche un emittente tutto sommato solido come lo Stato italiano non è immune da incognite. “I fattori di incertezza non mancano, da possibili rialzi dell’inflazione alle mosse delle banche centrali: ad esempio, fino a pochi giorni fa si ipotizzavano fino a sei riduzioni del costo del denaro da parte della Fed mentre ora le previsioni sono divenute assai meno ottimistiche”, analizza Roberto Dolza, consulente finanziario indipendente. Senza dimenticare che tre anni scadrà il periodo di grazia recentemente concesso all’Italia sul contenimento e rientro del debito pubblico. “Da quel momento le percentuali di rientro saranno decisamente pesanti da onorare, per cui è ragionevole porsi una domanda: quale sarà la solvibilità percepita dai mercati sullo Stato italiano e di conseguenza quali saranno rendimenti (e quindi prezzi) pretesi dai mercati?”, sottolinea Dolza.
Riflessioni che chiamano in causa l’importanza della diversificazione, che non riguarda solo le varie asset class, ma anche le aree geografiche, le scadenze e la tipologia di emittente. Il tutto nella consapevolezza che tenere i soldi fermi sul conto corrente significa accettare una perdita sicura per l’erosione causa dall’inflazione. Tirando le fila, per il consulente indipendente meglio essere prudenti verso le scadenze brevi e intermedie. “Se è vero che ‘del doman non v’è certezza’ è anche vero che fra circa tre anni, molte delle nuvole ancora presenti si saranno volatilizzate. O almeno si spera”, conclude.