Cala l’appeal per i bond legati all’inflazione, ma non mancano le opportunità
di Luigi dell'Olio“Panta rei”, tutto scorre, è uno degli aforismi più noti della filosofia greca. Tutto scorre ormai rapidamente potrebbe essere la versione aggiornata ai tempi nostri. Succede, infatti, che i bond indicizzati all’inflazione, che di tanta fama hanno goduto fino a pochi trimestri fa, di colpo sono caduti in disgrazia sia a livello di valore, che di cedole staccate. Cosa, dunque, è opportuno fare se si hanno titoli di questa categoria in portafoglio?
Tra aspettative e carovita reale
Nel caso dei titoli di stato italiani esistono due tipi di BTp indicizzati all’inflazione, ricorda Manuel Pozzi, direttore investimenti di M&G Investments. “Quelli legati all’inflazione della zona euro e gli altri legati all’andamento del carovita nel nostro Paese, come il famoso BTp Italia”. Un’asta dei titoli del primo tipo è in programma proprio questa mattina.
Il prezzo delle obbligazioni inflation linked varia sia in base all’andamento dei tassi di mercato, che delle aspettative sull’inflazione. Quin…
“Panta rei”, tutto scorre, è uno degli aforismi più noti della filosofia greca. Tutto scorre ormai rapidamente potrebbe essere la versione aggiornata ai tempi nostri. Succede, infatti, che i bond indicizzati all’inflazione, che di tanta fama hanno goduto fino a pochi trimestri fa, di colpo sono caduti in disgrazia sia a livello di valore, che di cedole staccate. Cosa, dunque, è opportuno fare se si hanno titoli di questa categoria in portafoglio?
Tra aspettative e carovita reale
Nel caso dei titoli di stato italiani esistono due tipi di BTp indicizzati all’inflazione, ricorda Manuel Pozzi, direttore investimenti di M&G Investments. “Quelli legati all’inflazione della zona euro e gli altri legati all’andamento del carovita nel nostro Paese, come il famoso BTp Italia”. Un’asta dei titoli del primo tipo è in programma proprio questa mattina.
Il prezzo delle obbligazioni inflation linked varia sia in base all’andamento dei tassi di mercato, che delle aspettative sull’inflazione. Quindi se i tassi di mercato salgono, il prezzo dell’obbligazione scende e viceversa. “Per quanto riguarda le aspettative di inflazione futura, va considerata una caratteristica specifica di questi titoli: se le aspettative salgono sale, anche il prezzo di questi titoli, indipendentemente da come si comporta l’indice dei prezzi al consumo”, racconta Pozzi.
Il quale cita un esempio a proposito: il BTp Italia con scadenza al 2028 offre oggi una cedola del 2% a un prezzo compreso tra i 99 e 100 centesimi, contro un normale BTp tradizionale a scadenza simile che ha un rendimento del 3,3%. In pratica è come se il mercato stesse prezzando un’inflazione futura vicina all’1,1% medio annuo. “Qualora l’inflazione italiana nei prossimi quattro anni si attestasse su livelli medi superiori, allora investire nel BTp Italia risulterebbe più conveniente rispetto ai BTp tradizionali, e viceversa”, sottolinea l’esperto di M&G.
Rendimenti in caduta libera
“Da inizio anno le obbligazioni indicizzate all'inflazione stanno soffrendo (pur con delle eccezioni), a causa dell’aumento dei tassi di rendimento reale che si è verificato soprattutto sui Paesi core, probabilmente guidato da aspettative di politica monetaria meno accomodante delle attese, legate alla evidente difficoltà delle banche centrali nell’ultimo miglio nella lotta all'inflazione in un contesto di crescita in rallentamento, ma piuttosto stabile”, spiega Daniele Bivona, portfolio manager di AcomeA Sgr. Inoltre, le aspettative di inflazione sulle curve swap sembrano ormai molto contenute nonostante le recenti tensioni geopolitiche in Medio-oriente portando, quindi, il mercato a prezzare la fine del cosiddetto reflation trade (quando gli operatori si muovono verso le materie prime, che tra tutte le classi d’investimento dovrebbero essere le più sicure in caso di colpi di coda dell’inflazione, ndr) riducendo così il valore di questa asset class, soprattutto sul mercato europeo”, aggiunge.
Dunque, con il calo delle aspettative di inflazione, i prezzi di questi bond si sono mossi nella medesima direzione, con il BTp Italia in scadenza tra un anno che presenta un rendimento semestrale intorno allo 0,70% e quello al 2028 poco sotto l’1%. Inoltre i titoli scambiano sotto la pari (100, il prezzo di emissione): il che significa che in caso di acquisto con l’obiettivo di tenere il titolo fino alla scadenza, si otterrà un rendimento aggiuntivo rispetto al dividendo (dato che il rimborso è sempre a 100). Mentre chi ha acquistato l’emissione durante il collocamento e oggi ha bisogno di vendere, deve mettere in conto una minusvalenza.
Scommessa controcorrente
“Ad aprile il Mef ha collocato un BTp collegato all’inflazione con scadenza 2029 che presenta una cedola reale dell’1,5%, mentre un BTp tradizionale con scadenza quinquennale rende oggi il 3,35”, spiega Massimo Maria Gionso, partner di Nextam. “Se poi si guarda al BTp Valore collocato a maggio, il rendimento arriva al 3,78% annuo con scadenza al 2029”.
Di conseguenza, l’interesse verso questi strumenti oggi può trovare spiegazione solo nella scommessa di una ripresa dell’inflazione, in controtendenza rispetto alle aspettative prevalenti sul mercato. Anche se non va mai dimenticata l’importanza della diversificazione, che dovrebbe essere l’asse portante di ogni pianificazione finanziaria.
Per chi volesse investire in questi titoli, è bene considerare che sono solitamente emessi con scadenze più lunghe rispetto ai semplici titoli di Stato. “Di conseguenza i fondi obbligazionari indicizzati all'inflazione tendono ad avere una duration molto più lunga, in media, rispetto alle loro controparti obbligazionarie nominali, rendendoli molto più sensibili alle variazioni dei tassi di interesse, finendo a volte per annullare qualsiasi beneficio derivante dall'indicizzazione all'inflazione, se i tassi di interesse dovessero continuare a salire”, sottolinea Gionso. “Per gli investitori che desiderano comunque esporsi a questa classe di attività, è meglio limitarla a una porzione minore di un portafoglio più ampio, scegliere un'offerta a basso costo come un fondo indicizzato o un Etf e poi mantenerla a lungo termine, cioè almeno per un intero ciclo di mercato”, aggiunge.