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Italiano residente all’estero, ma con il conto corrente in patria. Le soluzioni per gestire il denaro “da fuori”

Rischi e opportunità. Per aprire un conto non residente gli istituti devono fare maggiori verifiche. Così però è più semplice far fronte alle esigenze in Italia, come pagare le tasse con F24
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Per alcuni è principalmente una questione di cuore, la volontà di mantenere un rapporto con la propria terra d’origine. Per altri una scelta di diversificazione dei rischi. Sta di fatto che in redazione sono giunti diversi quesiti relativi a situazioni simili, di italiani che hanno trasferito la residenza all’estero, ma vorrebbero avere un conto corrente in Italia. Abbiamo così scoperto che si tratta di una via percorribile, ma con le banche che procedono in ordine sparso quanto a vincoli e burocrazia.

Incombenze e costi

“Il trattamento fiscale dei rapporti intestati a tali soggetti è determinato dalla residenza fiscale autodichiarata con il questionario unico Fatca Crs”, racconta Francesco Megna, consulente finanziario. “I requisiti richiesti per l'apertura di questi conti sono più meticolosi rispetto a quelli per residenti poiché gli istituti di creduti devono anche verificare la sorgente dei fondi, oltre che la situazione fiscale del titolare”.

L'apertura di un conto non residente …

Per alcuni è principalmente una questione di cuore, la volontà di mantenere un rapporto con la propria terra d’origine. Per altri una scelta di diversificazione dei rischi. Sta di fatto che in redazione sono giunti diversi quesiti relativi a situazioni simili, di italiani che hanno trasferito la residenza all’estero, ma vorrebbero avere un conto corrente in Italia. Abbiamo così scoperto che si tratta di una via percorribile, ma con le banche che procedono in ordine sparso quanto a vincoli e burocrazia.

Incombenze e costi

“Il trattamento fiscale dei rapporti intestati a tali soggetti è determinato dalla residenza fiscale autodichiarata con il questionario unico Fatca Crs”, racconta Francesco Megna, consulente finanziario. “I requisiti richiesti per l'apertura di questi conti sono più meticolosi rispetto a quelli per residenti poiché gli istituti di creduti devono anche verificare la sorgente dei fondi, oltre che la situazione fiscale del titolare”.

L'apertura di un conto non residente consente la gestione dei propri risparmi e affari secondo le regole e di far fronte ad esigenze finanziarie in Italia come il pagamento di imposte e tasse tramite il modello F24. “Chi vive all'estero ed è iscritto all'Anagrafe italiani residenti all'estero deve aggiornare la propria posizione informando la propria banca: per essere in regola con la normativa antiriciclaggio, deve estinguere il vecchio conto corrente e trasferire le disponibilità su un conto per residenti all'estero”, aggiunge Megna. Il quale, in merito ai costi, precisa: “Un conto ordinario con accredito dello stipendio tendenzialmente non supera i 30/50 euro di tenuta conto annuo, mentre i bonifici Italia ed estero, se disposti online e in euro, hanno un costo che varia da 1,30 euro a 1,50 euro di media”.

Operazioni viste con sospetto

“In teoria nulla vieta di tenere un conto corrente italiano anche se da tempo si vive e si risiede all’estero, ma questa scelta è guardata con un certo sospetto dall’Amministrazione finanziaria, per il timore che possa celare azioni fraudolente”, spiega Donato Todisco, esperto nell’ambito dei prodotti bancari di Altroconsumo. “Dunque, chi agisce in maniera lecita non deve temere nulla, ma potrebbe essere chiamato a giustificare questa scelta anche a più riprese nel corso degli anni”. In ogni caso, racconta Todisco, fare questa scelta può comportare più problemi che opportunità. “In primo luogo c’è il rischio di essere soggetti a una doppia imposizione fiscale, in Italia e nel Paese in cui si risiede, a meno che non vi siano accordi specifici tra gli Stati”.

Un concetto evidenziato anche da Fabio Ciani, partner dello studio legale tributario Cianipartners. “Lo scambio automatico delle informazioni finanziarie tra i Paesi risponde all’obiettivo di contrastare l’evasione cross-border. Il risultato è che il residente all’estero deve sottostare a controlli rafforzati e non può sfuggire - nel Paese di residenza - agli obblighi dichiarativi dei redditi ovunque realizzati”. Anche se, precisa, relativamente all’Italia “i flussi finanziari ovvero gli interessi maturati sui depositi bancari ‘accesi’ da non residenti, sono coperti dall’esclusione da ogni prelievo fiscale in uscita con l’effetto che, nessuna tassazione graverà sui gli interessi incassati dal non residente al lordo di ogni ritenuta invece prevista 26% per i residenti”.

Todisco sottolinea anche il rischio di dimenticare la posizione nel nostro Paese. “Se si è scelto di vivere stabilmente all’estero, i depositi detenuti in Italia rischiano di finire tra i conti dormienti (quelli non movimentati da dieci anni, ndr), con i soldi che verrebbero persi dopo altri dieci anni”. Un’eventualità, sottolinea l’esperto di Altroconsumo, abbastanza frequente nel caso di decesso di un italiano all’eserto che non ha comunicato agli eredi l’esistenza del conto. Da qui la sua indicazione a “preferire conti nel Paese di residenza, a meno che non si abbiano esigenze specifiche”.

Via libera all’apertura, ma condizionato

Nel caso di BancoBpm, un non residente in Italia può aprire un conto corrente, ma a patto di recarsi in una filiale del gruppo (lo prevede la normativa antiriciclaggio), che è presente in tutta la Penisola, ma non all’estero. Quindi, nel caso analizzato in questo articolo, sarà possibile farlo solo nel caso di una visita in patria da parte dell’emigrato. Quanto alle procedure, dall’istituto spiegano: “Occorre dichiarare di non essere residente in Italia per essere inserito correttamente in anagrafe in base al suo status". Non sono previsti costi aggiuntivi rispetto ai costi del conto corrente prescelto.

Quanto a Directa, è previsto un doppio regime in base alla residenza. Se si tratta di un Paese europeo, l’apertura è soggetta alle medesime regole previste per chi è in Italiana, mentre chi è in un Paese extracomunitario viene sottoposto a una verifica rafforzata sulle finalità di apertura del rapporto, in linea con le normative antiriciclaggio. “Determinato il rischio di esposizione a potenziali fenomeni di riciclaggio, si stabilisce se vi sono le condizioni per procedere con l'apertura”, spiegano da Directa.

Limiti per chi ha già un conto e si trasferisce all’estero

Fineco distingue tra chi è domiciliato all'estero, ma risiede anagraficamente e fiscalmente in Italia, è chi è residente fuori dai confini nazionali. “Nel primo caso è possibile sottoscrivere il contratto dall'estero, utilizzando la classica modalità online. Per i secondi, invece, il contratto dovrà essere firmato in Italia con il supporto di un consulente finanziario”, spiegano dalla banca.

Il conto corrente dedicato ai non residenti prevede le stesse condizioni economiche, ma richiede per la stipula una serie di verifiche ai fini regolamentari e fiscali che comprendono una serie di autocertificazioni.

Questa procedura dovrà essere utilizzata anche nel caso di un cliente che trasferisce all'estero la propria residenza: sarà necessario estinguere il conto precedente e aprire contestualmente un nuovo conto per non residenti in Italia.

Il conto per non residenti ha alcune limitazioni, tra cui la possibilità di richiedere una carta di debito ma non di credito, oltre all'assenza nell'offerta di prestiti personali, mutui e carnet di assegni.

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