Rendimenti, tassazione e sicurezza. Sono le voci da considerare quando si tratta di scegliere se lasciare il proprio Tfr in azienda o investirlo in un fondo pensione.
Tra tasso fisso e performance di mercato
Cominciamo con una piccola premessa, che può risultare superflua per chi mastica la materia. Il trattamento di fine rapporto rappresenta il 7,41% della propria retribuzione lorda annua. Una parte viene trattenuta per sostenere il fondo di garanzia dell’Inps (uno 0,5%), quindi il valore finale del Tfr di cui si può disporre è il 6,91% del proprio stipendio lordo. Il Tfr in azienda si rivaluta con un tasso fisso dell’1,5% più il 75% dell’inflazione. “Se prendiamo ad esempio un tasso di inflazione del 2% (che è l’obiettivo delle banche centrali, ndr), la rivalutazione è nell’ordine del 3% annuo”, racconta Marco Cini, esperto di previdenza di SoldiExpert, società di consulenza indipendente.
Se invece viene destinato a u…
Rendimenti, tassazione e sicurezza. Sono le voci da considerare quando si tratta di scegliere se lasciare il proprio Tfr in azienda o investirlo in un fondo pensione.
Tra tasso fisso e performance di mercato
Cominciamo con una piccola premessa, che può risultare superflua per chi mastica la materia. Il trattamento di fine rapporto rappresenta il 7,41% della propria retribuzione lorda annua. Una parte viene trattenuta per sostenere il fondo di garanzia dell’Inps (uno 0,5%), quindi il valore finale del Tfr di cui si può disporre è il 6,91% del proprio stipendio lordo. Il Tfr in azienda si rivaluta con un tasso fisso dell’1,5% più il 75% dell’inflazione. “Se prendiamo ad esempio un tasso di inflazione del 2% (che è l’obiettivo delle banche centrali, ndr), la rivalutazione è nell’ordine del 3% annuo”, racconta Marco Cini, esperto di previdenza di SoldiExpert, società di consulenza indipendente.
Se invece viene destinato a un fondo pensione, i contributi che versiamo vengono investiti sui mercati finanziari e il risultato dipenderà dal profilo di rischio e dal comparto di investimento prescelto.
Anche in questo caso un esempio può aiutare la comprensione. “Prendendo in considerazione uno dei migliori fondi pensione sul mercato, negli ultimi 20 anni la linea azionaria a reso il 5,29% annuo, la linea bilanciata il 3,72% annuo e la linea prudente/obbligazionaria il 1,96%”, spiega Cini. Sul sito della Covip è possibile visionare tutti i rendimenti dei fondi pensione in questi anni. É importante considerare che i rendimenti dei fondi pensione vengono trattenuti annualmente e sono pari al 20%, tranne la parte in titoli di stato, tassata al 12,5%.
Quindi a parte qualche anno, in cui l’inflazione è stata molto alta e i mercati sono stati negativi, nel lungo periodo i rendimenti dei fondi pensione sono in generale maggiori, aggiunge l’esperto. Soprattutto per chi è giovane e sceglie una linea d’investimento azionaria o bilanciata.
Tassazione e livello di rischio
Nel caso del Tfr in azienda, il montante finale comprensivo delle rivalutazioni verrà tassato a un’aliquota pari alla media Irpef del lavoratore degli ultimi cinque anni, con un minimo minima del 23%. Mentre invece nel fondo pensione la tassazione dipende dal numero di anni di detenzione del fondo, partendo dal 15% a scendere fino al 9%, in base a quanti anni si resta investiti. La tassazione finale sarà calcolata solo sul Tfr versato perché i rendimenti vengono già tassati annualmente. Dunque, rispetto al Tfr lasciato in azienda, quello investito può arrivare a una tassazione inferiore anche di oltre due-terzi. Il risparmio è maggiore quanto più alto è lo stipendio percepito.
Quanto al livello di rischio, spesso si ritiene che cresca affidandosi ai mercati finanziari. In realtà, spiega Cini, “soprattutto per le aziende con meno di 50 dipendenti, vuol dire che il datore di lavoro deve gestire in autonomia tutti i trattamenti di fine rapporto dei dipendenti che crescono nel corso del tempo. L’esperienza insegna che spesso queste somme vengono utilizzate per finanziare l’azienda. Qualora quest’ultima fallisse, potrebbe essere difficoltoso recuperare subito i contributi del proprio Tfr”.
Tutto questo senza dimenticare che, se si accede a un fondo pensione di categoria, si può contare anche sul contributo aggiuntivo da parte del datore di lavori.
Nota critica: purtroppo in italia molte banche e consulenti consigliano il proprio fondo pensione rispetto all’investimento del Tfr in un fondo negoziale perché dicono che ottengono dei risultati migliori. A parte che questo non è vero, perché alcuni fondi negoziali hanno ottenuto ottimi rendimenti in questi anni, ma soprattutto non permettono al lavoratore di beneficiare del versamento del datore di lavoro.
Detta così, sembrerebbero non esservi dubbi su cosa scegliere. Tuttavia, se nel momento del riscatto il montante finale raggiunto dal Tfr nel fondo pensione raggiungerà una soglia determinata, che dipende dagli anni di pensionamento, dal sesso e dalla pensione minima, si avrà la possibilità di riscattare al massimo il 50% dei contributi sotto forma di capitale (quindi subito) e il restante 50% lo riceveremo con una rendita periodica. “A oggi questa soglia è pari a 85.500 euro circa per un uomo che va in pensione a 67 anni e 105 mila per una donna”, stima Cini.