Risparmio e investimenti, con i Bot ai minimi da due anni è finita la stagione d’oro del reddito fisso?
di Luigi dell'OlioCon la Bce che giovedì dovrebbe tagliare ancora i tassi ufficiali e lo spread con i Bund che resta sotto controllo, il Tesoro ha potuto ridurre sensibilmente i rendimenti delle ultime emissioni. Fino all’episodio del 10 ottobre, quando i Bot a un anno sono stati collocati al 2,859%, il livello più basso degli ultimi due anni. Per fare un raffronto, la scorsa primavera l’analoga emissione rendeva oltre il 3,5% e un anno fa quasi il 4%.
Se invece si prende in considerazione il Btp decennale, oggi si colloca poco sopra il 3,5%, contro il 4% di maggio e il 4,8% di settembre 2023. Questa evoluzione fa sorgere agli investitori due domande: la prima è se conviene ancora investire sul reddito fisso in ottica di rendimento (fermo restando che ogni portafoglio diversificato non può prescindere da una quota robusta di reddito fisso); la seconda è se, alla luce della rivalutazione registrata dai titoli obbligazionari in portafoglio, è il caso di passare all’incasso o, piuttosto, è meglio restare …
Con la Bce che giovedì dovrebbe tagliare ancora i tassi ufficiali e lo spread con i Bund che resta sotto controllo, il Tesoro ha potuto ridurre sensibilmente i rendimenti delle ultime emissioni. Fino all’episodio del 10 ottobre, quando i Bot a un anno sono stati collocati al 2,859%, il livello più basso degli ultimi due anni. Per fare un raffronto, la scorsa primavera l’analoga emissione rendeva oltre il 3,5% e un anno fa quasi il 4%.
Se invece si prende in considerazione il Btp decennale, oggi si colloca poco sopra il 3,5%, contro il 4% di maggio e il 4,8% di settembre 2023. Questa evoluzione fa sorgere agli investitori due domande: la prima è se conviene ancora investire sul reddito fisso in ottica di rendimento (fermo restando che ogni portafoglio diversificato non può prescindere da una quota robusta di reddito fisso); la seconda è se, alla luce della rivalutazione registrata dai titoli obbligazionari in portafoglio, è il caso di passare all’incasso o, piuttosto, è meglio restare investiti. Lo abbiamo chiesto a due addetti ai lavori.
Arrivare a scadenza ed evitare il rischio valuta
“Con i tassi in discesa, i titoli obbligazionari sono destinati ad apprezzarsi ulteriormente”, è la convinzione di Giorgio Vintani, analista e consulente finanziario indipendente. “Per quanto riguarda i titoli che si sono apprezzati negli ultimi mesi, è meglio tenerli e portarli a scadenza. Fare arbitraggio sui rendimenti è una cosa difficile anche per i professionisti, non consigliata ai piccoli risparmiatori”, aggiunge.
Guardando, invece, a eventuali investimenti, per Vintani non è il caso di assumersi anche il rischio cambio. Meglio, dunque, limitare l’orizzonte ai titoli denominati in euro, “preferendo i governativi italiani, che rendono più della media, e quelli tedeschi in ottica di solidità”. Quanto alle scadenze, il consulente indica la preferenza per la fascia cinque-sei anni, con una piccola quota oltre i dieci anni per puntare a rendimenti più elevati.
Borse ai massimi ed elezioni in vista tra le variabili da considerare
Il Dow Jones e l’S&P 500 nelle ultime settimane hanno rinnovato a più riprese i rispettivi record storici, con la fase Toro che ha contagiato anche l’Europa. Ha conosciuto nuove vette anche l’oro, mentre le quotazioni delle commodity agricole hanno beneficiato dei fenomeni atmosferici estremi sempre più frequenti. In sostanza, nella valutazione delle alternative di investimento, non sembrano esservi grandi spazi di rivalutazione.
“A fronte di un’aspettativa di ulteriore calo dei rendimenti obbligazionari, mentre l’economica continua a crescita, è il caso piuttosto di rafforzare l’esposizione al reddito fisso”, commenta Scott DiMaggio, head of fixed income di AllianceBernstein. Il quale, oltre a puntare su Bund tedeschi e Bonos spagnoli, prende in considerazione anche i Gilt britannici a lunghissimo termine, in particolare quelli a 30 anni che rendono intorno al 4,8%. Mentre, tra le emissioni societarie, l’indicazione di DiMaggio è di puntare sui titoli del settore finanziario, dei ciclici di consumo e le comunicazioni. Per gli investitori con una certa propensione al rischio, l’esperto di AllianceBernstein indica le opportunità tra i bond corporate dei mercati emergenti, che attualmente rendono in media il 6,8% nel segmento investment grade (cioè limitatamente agli emittenti considerati più solidi dal mercato), due punti in più rispetto al rendimento delle emissioni statunitensi (per avere un confronto in valuta diversa dall’euro) con le medesime caratteristiche.