✕

Contratti poco trasparenti e trading online, le proteste dei risparmiatori. Risarcimenti in calo

Ascolta l'audio

Il rapporto annuale dell’Arbitro per le controversie finanziarie della Consob segnala che nel 2024 sono stati restituiti ai risparmiatori 9,4 milioni di euro, mai così pochi dal 2017. Scendono i tempi per arrivare a una decisione ma quasi nessuno si fa più assistere da un’associazione
2 minuti di lettura

Correttezza e trasparenza delle informazioni: in estrema sintesi sono quasi sempre questi i motivi per cui si sceglie di ricorrere all’Arbitro per le controversie finanziarie (Acf), l’organismo della Consob che si occupa di risolvere le controversie tra piccoli investitori e intermediari.

Dal rapporto annuale presentato oggi emergono nuove tendenze e fattori di continuità. Resta stabile il numero dei ricorsi ricevuti nel 2024: 961, solo due in meno rispetto all’anno precedente quando per la prima volta si scese sotto i mille. Quelli accolti, però, sono la metà (49,7%).

Giù i risarcimenti

Scende invece il valore complessivo dei risarcimenti riconosciuti a favore dei risparmiatori: 9,4 milioni di euro, mai così pochi dal 2017, primo anno di attività dell’Acf. L’anno scorso furono 13,3 milioni e quasi 40 nel 2021, quando però si stava smaltendo la “coda lunga” della serie di crac bancari che lasciarono nei guai migliaia di famiglie in giro per l’Italia. Nel complesso, in questi otto ann…

Correttezza e trasparenza delle informazioni: in estrema sintesi sono quasi sempre questi i motivi per cui si sceglie di ricorrere all’Arbitro per le controversie finanziarie (Acf), l’organismo della Consob che si occupa di risolvere le controversie tra piccoli investitori e intermediari.

Dal rapporto annuale presentato oggi emergono nuove tendenze e fattori di continuità. Resta stabile il numero dei ricorsi ricevuti nel 2024: 961, solo due in meno rispetto all’anno precedente quando per la prima volta si scese sotto i mille. Quelli accolti, però, sono la metà (49,7%).

Giù i risarcimenti

Scende invece il valore complessivo dei risarcimenti riconosciuti a favore dei risparmiatori: 9,4 milioni di euro, mai così pochi dal 2017, primo anno di attività dell’Acf. L’anno scorso furono 13,3 milioni e quasi 40 nel 2021, quando però si stava smaltendo la “coda lunga” della serie di crac bancari che lasciarono nei guai migliaia di famiglie in giro per l’Italia. Nel complesso, in questi otto anni sono stati restituiti ai cittadini 165 milioni di euro, con una media pro capite di 34mila euro. Una notizia è che diminuisce la durata media dei procedimenti: 241 giorni, contro i 319 del 2023.

Il ruolo (mancato) delle associazioni di consumatori

L’Acf stila anche un profilo del cittadino medio che fa ricorso. Residente al nord (il 43% dei clienti insoddisfatti vengono da quest’area geografica contro il 29,7% di sud e isole e il 24,6% del centro), uomo (sono due su tre) tra i 55 e i 64 anni. Più nello specifico le quattro regioni dalle quali partono più ricorsi sono:

  • Lombardia 18,2%
  • Lazio 10,6%
  • Toscana 9,4%
  • Puglia 8,5%.

Premesso che ci si può rivolgere all’Acf anche da soli, sono la maggioranza coloro che si fanno rappresentare da un procuratore, che è molto spesso un avvocato (è così in sei casi su dieci), quasi il 40% si fa rappresentare da qualcuno che, però, non è un legale e solo l’1,2% da un’associazione di consumatori. Pochissimo, anche rispetto a soli due anni fa quando il dato era del 17%. Il fatto mette in allerta la stessa Acf che, scrive nel rapporto, considera necessario “l’avvio di iniziative volte a sollecitare una maggiore sensibilizzazione delle associazioni in merito alle opportunità di tutela offerte dall’Acf”.

Ci si fa rappresentare da altri soprattutto per la “rilevanza economica degli interessi coinvolti” (in effetti il controvalore medio dei ricorsi è di 71mila euro) e “per la complessità delle tematiche rappresentate nei ricorsi”. Del resto la media dei ricorsi accolti è più alta quando a presentarli non è direttamente l’investitore coinvolto: 55% di accoglimenti quando c’è una procura contro il 32,8% di chi è solo.

Per cosa si ricorre

Quasi un ricorso su due (il 48%) ha come oggetto la consulenza in materia di investimenti, seguiti a larga distanza dall’esecuzione di ordini per conto dei clienti e il collocamento, entrambe le casistiche intorno al 17%. I ricorsi per attività di consulenza, spiega il rapporto, sono così tanti anche perché, “tendenzialmente, i ricorrenti riconducono qualunque contatto con l’intermediario alla prestazione del servizio di consulenza, sebbene questo servizio non risulti, poi, sempre effettivamente contrattualizzato”. Rimane un dato di fatto, che rientri nella consulenza o in altre fattispecie, che moltissime lamentele riguardano la trasparenza e la correttezza dell’intermediario, soprattutto in fase pre-contrattuale, e per “criticità legate al set informativo messo a disposizione della clientela”. Chi investe, insomma, continua a non avere l’impressione di essere informato nel modo corretto e che i prodotti finanziari non gli vengano presentati con trasparenza.

Un altro dato in linea con i tempi che viviamo è quello delle controversie per attività legate al trading online, in aumento rispetto agli anni precedenti. In questo segmento i problemi più comuni sono “la presentazione della scheda prodotto degli strumenti finanziari e la modalità di profilatura del cliente”.

Leggi i commenti