“La principale difficoltà del momento è capire quanto i mercati hanno già scontato l’impatto dei dazi”. Dietro la garanzia dell’anonimato, un gestore spiega così le preoccupazioni diffuse tra chi è chiamato a rivedere i portafogli d’investimento alla luce dello shock generato dalle decisioni di Donald Trump in materia di dazi, che si sta riverberando sui listini borsistici con grandissimi contraccolpi che non si vedevano dall’esplosione del Covid. “Dato lo scenario, la priorità è concentrarsi sui fondamentali, senza lasciarsi condizionare dalle emozioni del momento”, aggiunge l’esperto.
La carta della diversificazione
La difficoltà di pianificazione è legata in primo luogo all’imprevedibilità della situazione. Dal momento del suo insediamento, Trump ha…
“La principale difficoltà del momento è capire quanto i mercati hanno già scontato l’impatto dei dazi”. Dietro la garanzia dell’anonimato, un gestore spiega così le preoccupazioni diffuse tra chi è chiamato a rivedere i portafogli d’investimento alla luce dello shock generato dalle decisioni di Donald Trump in materia di dazi, che si sta riverberando sui listini borsistici con grandissimi contraccolpi che non si vedevano dall’esplosione del Covid. “Dato lo scenario, la priorità è concentrarsi sui fondamentali, senza lasciarsi condizionare dalle emozioni del momento”, aggiunge l’esperto.
La carta della diversificazione
La difficoltà di pianificazione è legata in primo luogo all’imprevedibilità della situazione. Dal momento del suo insediamento, Trump ha spesso preso in contropiede i mercati, salvo poi ritrattare o decidere il rinvio per le misure più impattanti. “In contesti di volatilità come quello attuale, la parola d’ordine è diversificazione”, è l’analisi di Marco Monastero, head of advisory business di Jupiter Am. “A livello di asset class, può essere opportuno dedicare una quota del portafoglio ai metalli preziosi come oro e argento che, oltre a essere dei beni rifugio efficaci in caso di tensioni geopolitiche, sono dei ‘moderatori’ delle minacce inflattive che, per vie dei dazi, in questi giorni si stanno prepotentemente riaffacciando nelle economie globali”.
Quanto alle strategie d’investimento, Monastero punta su strade da addetti ai lavori più che da risparmiatori fai da te. “In questa fase privilegiamo soluzioni equity long/short market neutral (che puntano su acquisti e vendite allo scoperto, alla ricerca di performance a prescindere dalla direzione dei mercati, ndr) e global macro (tramite arbitraggi, ndr)”. Dello stesso avviso è Lombard Odier, che punta sui titoli del Tesoro Usa legati all'inflazione (i Tips), nonché sul franco svizzero e sull’oro.
Verso politiche monetarie più accomodanti: un’opportunità per i bond a breve
Un aspetto da monitorare riguarda il comportamento delle banche centrali. Nelle ultime ore il dollaro si è deprezzato rispetto alle altre grandi valute nella prospettiva di una Fed più accomodante di fronte al rischio di recessione negli Usa. Intanto anche la Bce potrebbe rivedere il proprio approccio: se fino a qualche giorno fa tre analisti su quattro si attendevano una conferma dei tassi nella riunione del 17 aprile, oggi il 45% stima un altro taglio al costo del denaro nell’ordine dello 0,25%, a quota 2,25%. Addirittura per John Taylor, di AllianceBernstein, nel medio termine la Bce potrebbe scendere al di sotto del tasso neutrale del 2%. “Questo andrebbe a vantaggio delle scadenze più brevi della curva dei rendimenti. In questo contesto, quindi, un investitore potrebbe optare per obbligazioni europee a tasso fisso, sia corporate che governative, a scadenze brevi”, spiega.
Quanto all’azionario, per Gabriel Debach, market analyst di eToro, è il momento della prudenza verso i settori ciclici e maggiormente esposti a ripercussioni commerciali. “Un'eventuale risposta da parte dell'Unione europea rischierebbe di inasprire ulteriormente le tensioni”, sottolinea. Meglio, spiega, considerare l’oro, sebbene proprio in questi giorni abbia toccato un nuovo record storico, e i titoli di Stato Usa, “soprattutto le scadenze tra cinque e dieci anni”. Oppure puntare sulle obbligazioni indicizzate all’inflazione, dato che la guerra dei dazi farà inevitabilmente alzare i prezzi dei beni di consumo.
I titoli più resilienti
Fabio Caldato, portfolio manager di AcomeA, fa un passo ulteriore, indicando i titoli che meglio potrebbero adattarsi al contesto. In testa ci sono Sanofi e Roche: “Le aziende farmaceutiche hanno ristrutturato il business nel corso dell’ultimo decennio e si confermano solide e con una robusta pipeline di prodotti. I dazi per ora sono un danno marginale e le due aziende possono essere un ottimo parcheggio in attesa di maggiore visibilità”. Quindi cita Nestlè: “Il gigante svizzero ha recuperato dai minimi e il mercato sta scommettendo nella azione del nuovo amministratore delegato. Si vedranno i frutti del suo lavoro nel corso del 2026, ma non escludiamo una rivisitazione dei vari segmenti di business con una razionale attività di cessioni”. Quindi segnala Raiway, “sottovalutato sulle varie metriche finanziarie e con un business stabile”.