Oro, bond, azioni: investimenti e strategie per difendere i risparmi dai dazi di Trump
di Luigi dell'OlioMILANO – Nelle due sedute borsistiche che hanno seguito gli annunci di Trump sul commercio, le principali piazze europee hanno bruciato 1.241 miliardi di capitalizzazione. «La difficoltà del momento è capire quanto abbiano già scontato l’impatto dei dazi», ragiona un gestore riassumendo la preoccupazione diffusa tra chi è chiamato a rivedere i portafogli d’investimento alla luce dello shock partito dalla Casa Bianca. «La priorità è concentrarsi sui fondamentali, senza lasciarsi condizionare dalle emozioni del momento».
Oro e argento per mitigare il rischio inflazione
Al problema si aggiunge l’imprevedibilità del presidente americano. «In contesti di volatilità come quello attuale, la parola d’ordine è diversificazione», …
MILANO – Nelle due sedute borsistiche che hanno seguito gli annunci di Trump sul commercio, le principali piazze europee hanno bruciato 1.241 miliardi di capitalizzazione. «La difficoltà del momento è capire quanto abbiano già scontato l’impatto dei dazi», ragiona un gestore riassumendo la preoccupazione diffusa tra chi è chiamato a rivedere i portafogli d’investimento alla luce dello shock partito dalla Casa Bianca. «La priorità è concentrarsi sui fondamentali, senza lasciarsi condizionare dalle emozioni del momento».
Oro e argento per mitigare il rischio inflazione
Al problema si aggiunge l’imprevedibilità del presidente americano. «In contesti di volatilità come quello attuale, la parola d’ordine è diversificazione», è l’analisi di Marco Monastero, head of advisory business di Jupiter Am. Venerdì è crollato tutto, anche i beni rifugio per eccellenza. Ma alzando lo sguardo «a livello di asset class, può essere opportuno dedicare una quota del portafoglio ai metalli preziosi come oro e argento che, oltre a essere efficaci in caso di tensioni geopolitiche, sono dei “moderatori” delle minacce inflattive che, per via dei dazi, in questi giorni si stanno prepotentemente riaffacciando».
Titoli Usa legati all’inflazione e franco svizzero
Maneggiare un portafoglio in momenti come questo non è certo materia da “fai-da-te”. Come strategia d’investimento, Monastero punta su strade da addetti ai lavori e quindi indica «soluzioni equity long/short market neutral (che puntano su acquisti e vendite allo scoperto, alla ricerca di performance a prescindere dalla direzione dei mercati, ndr)» e di ricorrere ad arbitraggi. Dello stesso avviso è Lombard Odier, che punta sui titoli del Tesoro americani legati all’inflazione (i Tips), nonché sul franco svizzero e sull’oro.
L’azionario
Quanto all’azionario, per Gabriel Debach, market analyst di eToro, è il momento della prudenza verso i settori ciclici e maggiormente esposti a ripercussioni commerciali. Meglio, spiega, considerare l’oro e i titoli di Stato Usa, «soprattutto le scadenze tra cinque e dieci anni». Oppure puntare sulle obbligazioni indicizzate all’inflazione, dato che la guerra dei dazi farà inevitabilmente alzare i prezzi dei beni di consumo. «Il consumatore statunitense è il secondo maggiore acquirente di lusso a livello globale dopo i cinesi, coprendo circa il 23-24% del mercato a livello globale», ha scritto in un focus Flavio Cereda, Investment Manager Luxury Brands di Gam. Con i dazi alle porte, la stima di spesa globale per il lusso viene tagliata dal +4 al +3% per quest’anno. Gli impatti sui titoli del settore? «Molto è già recepito nei prezzi, quindi si spera che presto avremo meno volatilità, ma chiaramente un certo grado di derating è destinato a durare».
Tra gli altri comparti nel mirino degli addetti ai lavori, c’è quello bancario. Il “sell-off” sui titoli del settore «segnala il riemergere di preoccupazioni sistemiche, riflettendo timori sul credito e sulla stabilità finanziaria nell’ipotesi di uno scenario economico più avverso», ha annotato Giacomo Calef, country head Italia per NS Partners. Ricordando: «È fondamentale evitare reazioni impulsive: vendere in preda al panico può cristallizzare perdite che spesso, col senno di poi, risultano temporanee». Di contro «molte aziende di qualità conservano bilanci solidi e vantaggi competitivi che permetteranno loro di superare anche questa fase difficile». Riferimento, in particolare, a «realtà esposte a trend strutturali di lungo periodo» che «possono rappresentare una guida anche in contesti avversi».
Occhi sulle banche centrali
Tra gli aspetti senz’altro da monitorare ci sono i prossimi comportamenti delle banche centrali. Nelle ultime sedute il dollaro si è prima deprezzato rispetto alle altre grandi valute, nella prospettiva di una Fed più accomodante, poi ha ripreso quota. Anche la Banca centrale europea potrebbe rivedere il proprio approccio: se fino a qualche giorno fa tre analisti su quattro si attendevano una conferma dei tassi nella riunione del 17 aprile, oggi il 45% stima un altro taglio al costo del denaro nell’ordine dello 0,25%, a quota 2,25%. Addirittura per John Taylor, di AllianceBernstein, nel medio termine la Bce potrebbe scendere al di sotto del tasso neutrale del 2 per cento. «Questo andrebbe a vantaggio delle scadenze più brevi della curva dei rendimenti. In questo contesto, quindi, un investitore potrebbe optare per obbligazioni europee a tasso fisso, sia corporate che governative, a scadenze brevi», spiega.
Le geografie che vincono e perdono
Dal punto di vista geografico, Andrea Delitala e Marco Piersimoni di Pictet Asset Management annotano che «le economie asiatiche più piccole e dipendenti dal commercio saranno probabilmente colpite più duramente». Se pienamente attuati, «i dazi potrebbero ridurre gli utili aziendali statunitensi di un 15% stimato e comprimere i multipli prezzo/utili di un ulteriore 10 per cento. Nei mercati azionari, Cina, Regno Unito e India potrebbero mostrare una forza relativa, mentre Giappone ed Europa continentale appaiono vulnerabili».