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Malta, il cavallo di Troia per le cripto in Europa

(reuters)

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La corsa delle piattaforme ad adeguarsi alle regole Ue fissate dalla MiCA sta generando diverse velocità di autorizzazione. I dubbi sui controlli
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ROMA – Bye Bye Irlanda, il nuovo Eldorado per i giganti delle criptovalute interessati all’Europa è diventato Malta. Già in quattro hanno chiesto qui la licenza per poter operare nell’Ue. È iniziato tutto nei primi mesi dell’anno, con la discesa in campo della Markets in Crypto-Assets (MiCA), il nuovissimo regolamento europeo, il primo in assoluto nell’Unione, che ha uniformato la disciplina degli asset digitali all’interno dei 27 Paesi membri. Se un tempo non erano richieste particolari autorizzazioni per offrire servizi di compravendita e trading sulle cripto, adesso tutto è cambiato. Le piattaforme che vogliono operare in Europa si devono adeguare agli standard imposti dalla MiCA, che mirano a proteggere i clienti e rendere tutto più sicuro.

Dopo il primo sì ricevuto concesso dall’authority tedesca garante del mercato alla celebre piattaforma Bitpanda, si è scatenata la corsa a ottenere il via libera. Tuttavia, ed è qui che si innesta la vicenda, si è generata una frattura sulla ve…

ROMA – Bye Bye Irlanda, il nuovo Eldorado per i giganti delle criptovalute interessati all’Europa è diventato Malta. Già in quattro hanno chiesto qui la licenza per poter operare nell’Ue. È iniziato tutto nei primi mesi dell’anno, con la discesa in campo della Markets in Crypto-Assets (MiCA), il nuovissimo regolamento europeo, il primo in assoluto nell’Unione, che ha uniformato la disciplina degli asset digitali all’interno dei 27 Paesi membri. Se un tempo non erano richieste particolari autorizzazioni per offrire servizi di compravendita e trading sulle cripto, adesso tutto è cambiato. Le piattaforme che vogliono operare in Europa si devono adeguare agli standard imposti dalla MiCA, che mirano a proteggere i clienti e rendere tutto più sicuro.

Dopo il primo sì ricevuto concesso dall’authority tedesca garante del mercato alla celebre piattaforma Bitpanda, si è scatenata la corsa a ottenere il via libera. Tuttavia, ed è qui che si innesta la vicenda, si è generata una frattura sulla velocità e soprattutto il rigore nei vari iter autorizzativi. In alcune riunioni a porte chiuse tra i membri dei Ventisette c’è chi avrebbe espresso non poche perplessità sulle modalità con le quali vengono concesse determinate licenze. Gli occhi sono tutti puntati verso Malta.

Un mercato che vale 3,3 trilioni di dollari

La posta in gioco è enorme, ovvero la supervisione di un settore che vale migliaia di miliardi di dollari. Secondo le stime di Reuters, il mercato globale delle criptovalute è attualmente valutato circa 3,3 trilioni di dollari. Ma il problema è che le dimensioni non sono sinonimo di certezze. Meno di tre anni fa il panorama cripto ha dovuto affrontare una intensa crisi come il crollo e la frode del principale exchange statunitense FTX, era il 2022. E al di là di questo, rimane il fatto che i bitcoin non si sono ancora scrollati di dosso i problemi legati all’intesa volatilità (con tutti rischi connessi), oltre che la macchia di essere un’autostrada senza controlli per il transito di traffici finanziari illeciti.

Le autorità del mercato chiedono controlli

Tornando allora a Malta, il ritmo delle richieste di autorizzazioni atterrate sull’arcipelago al centro del Mediterraneo ha destato molta attenzione. Prime tra tutte quelle delle altre autorità di regolamentazione nazionali. L’Ente che regola il mercato a Parigi, ad esempio, ha pubblicamente affermato che la mancanza di polso fermo da parte dell’Esma (l’Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati), potrebbe condurre verso una “corsa al ribasso nella regolamentazione”. L’Esma non è stata con le mani in mano e ha avviato una serie di controlli su cui dovrebbe riferire a breve.

La big Gemini prova a passare da Malta

A oggi, le licenze MiCA concesse dalla Malta financial services authority sono quattro, tra cui quelle rilasciate alle piattaforme OKX e Crypto.com. Non ci sono altri paesi che sono stati in grado di procedere così alla svelta, ecco allora il perché dell’interesse. Non solo da parte dell’Esma, ma pure delle stesse società di cripto. Tra queste ha bussato alla porta del più piccolo dei paesi Ue pure Gemini, piattaforma di trading di criptovalute fondata dai gemelli miliardari Tyler e Cameron Winklevoss (noti per aver fatto causa al fondatore di Facebook Mark Zuckerberg per furto di proprietà intellettuale). Il capo Europa di Gemini, Mark Jennings, ha scritto di suo pugno queste parole sul sito dell’azienda: “L’approccio proattivo di Malta nel promuovere l’innovazione tra le aziende fintech e di asset digitali rappresenta per noi un ambiente ideale”. A inizio maggio, Gemini ha tra l’altro ottenuto sempre dall’authority maltese la licenza MiFID II, con la quale ora può offrire prodotti derivati sia agli utenti retail che a quelli istituzionali nell’Unione europea.

Anche il Lussemburgo è sotto i riflettori

Oltre a Malta, sotto i riflettori è recentemente finito anche il Lussemburgo. È qui che ha rivolto le sue attenzioni Coinbase, la prima società statunitense focalizzata sulle criptovalute a essere entrata nell’indice S&P 500. La società non ha mai ufficialmente confermato, ma la richiesta per ottenere la licenza MiCA sarebbe realmente in corso e lo Stato del Nord Europa è conosciuto per il suo ambiente fiscale particolarmente vantaggioso; e c’è chi teme possa diventare anche questo un luogo di lassismo normativo. Il cuore del problema, evidentemente, è infatti l’uniformità dell’applicazione del regolamento. Se alcune nazioni agiscono con maggiore velocità (e forse leggerezza), c’è il rischio che le imprese cerchino scorciatoie nei Paesi più morbidi, ottenendo in cambio un “passaporto” per operare in tutta l’Unione.

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