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Petrolio sulle montagne russe: ecco gli strumenti per investire nell’oro nero

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Azioni del settore, derivati, fondi attivi e passivi: pro e contro delle diverse soluzioni a disposizione degli investitori
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Le tensioni in Medio Oriente hanno riportato all’attenzione generale la centralità del petrolio per l’economia globale e la sua influenza sui mercati finanziari, data l’influenza che il suo prezzo può avere sui conti delle società quotate e sulla crescita economica. Ma quali sono gli strumenti a disposizione anche dei risparmiatori per investire nell’oro nero?

Difesa dall’inflazione, ma occhio ai rischi

“Le materie prime non sono un investimento indicato per chi punta a rendimenti regolari o a incrementare il capitale, poiché non garantiscono una crescita regolare delle quotazioni. Tuttavia in periodi specifici alcuni di questi beni, possono rivelarsi un'opportunità di investimento per i risparmiatori”, chiarisce Manuel Pozzi, Direttore Investimenti di M&G Investments Italia. “Dato che il petrolio è alla base sia dei carburanti, sia di materiali utilizzati in svariati ambiti, come la plastica, il rialzo del prezzo di questo bene può comportare maggiore inflazione. Di conseguenza, …

Le tensioni in Medio Oriente hanno riportato all’attenzione generale la centralità del petrolio per l’economia globale e la sua influenza sui mercati finanziari, data l’influenza che il suo prezzo può avere sui conti delle società quotate e sulla crescita economica. Ma quali sono gli strumenti a disposizione anche dei risparmiatori per investire nell’oro nero?

Difesa dall’inflazione, ma occhio ai rischi

“Le materie prime non sono un investimento indicato per chi punta a rendimenti regolari o a incrementare il capitale, poiché non garantiscono una crescita regolare delle quotazioni. Tuttavia in periodi specifici alcuni di questi beni, possono rivelarsi un'opportunità di investimento per i risparmiatori”, chiarisce Manuel Pozzi, Direttore Investimenti di M&G Investments Italia. “Dato che il petrolio è alla base sia dei carburanti, sia di materiali utilizzati in svariati ambiti, come la plastica, il rialzo del prezzo di questo bene può comportare maggiore inflazione. Di conseguenza, investire in strumenti legati al petrolio può essere un modo per proteggere il portafoglio da rischi inflattivi. Inoltre, in periodi di forti tensioni geopolitiche che mettono a rischio gli approvvigionamenti sui mercati internazionali, il prezzo del greggio può salire molto e in fretta”.

La reazione del mercato al nuovo conflitto in Medio Oriente

Dal punto di vista geopolitico, gli Usa sono esportatori netti di petrolio e gas. Al contrario, l’Europa dipende ancora molto dall’importazione di gas e petrolio da parte di Africa, Medio Oriente e Russia, anche se sta diventando sempre più autonoma meno dipendente dai singoli Paesi esportatori. Dopo una fiammata iniziale, il conflitto che ha visto coinvolti Israele, Iran e Stati Uniti non ha provocato l’impennata dei prezzi che in tanti si sarebbero attesi. Un esito che M&G attribuisce al fatto che l’Iran esporta quasi esclusivamente verso la Cina e gli altri Paesi produttori non sembrano voler bloccare o ridurre gli approvvigionamenti.

Quattro strade a disposizione degli investitori

Gli strumenti che consentono di prendere posizione sul petrolio sono essenzialmente quattro. La prima strada è quella dei derivati, contratti che obbligano (futures) o danno il diritto (opzioni) di comprare/vendere petrolio ad un prezzo prestabilito ad una scadenza futura certa. “Il vantaggio è nell’esposizione diretta al sottostante, e nella possibilità di amplificare i guadagni (al ribasso o al rialzo) mediante la leva finanziaria”, racconta il consulente indipendente Giovanni Pedone. “Si tratta di strumenti molto complessi, richiedono un capitale elevato a disposizione (il taglio minimo in genere è di 100 mila euro, ndr), sono soggetti a costi di rinnovo contrattuale e di incappare in perdite elevate in periodo di lateralizzazione dei prezzi”.

Maggiormente alla portata degli investitori sono invece gli Etc/Etn, strumenti finanziari che replicano la performance di un generico sottostante, in questo caso il petrolio. Tra i vantaggi c’è l’accessibilità: è possibile comprare quote senza tagli minimi e, trattandosi di strumenti quotati, sono liquidabili più facilmente.

L’ultima strada percorribile è l’acquisto di azioni delle società petrolifere. “Il fatto che si tratti di titoli quotati ne favorisce la liquidità, ma il rischio di esporsi a una singola azienda è maggiore rispetto all’acquisto di un intero paniere”, aggiunge Pedone. Inoltre, il valore del singolo titolo non dipende solo dall’andamento della materia prima, ma anche da altri aspetti. “Ad esempio quanto petrolio estrae l’azienda, i margini di profitto per estrazione e raffinazione o le variabili che influiscono sui costi operativi dell’azienda. Quindi, prima di investire in uno di questi titoli è necessaria una conoscenza approfondita dell’azienda, delle sue valutazioni e prospettive. Essendo aziende i cui bilanci sono piuttosto ciclici, cioè la redditività può variare molto da un periodo a un altro, tendono a essere meno care della media del mercato”, aggiunge Pozzi. A meno di non avere competenze specifiche, la selezione dei singoli titoli da inserire in portafoglio è un’attività da professionisti, che si riservano di movimentare i portafogli tramite i fondi attivi. Questi ultimi presentano commissioni più elevate rispetto agli Etc/Etn a gestione passiva, in cambio della gestione professionale.

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