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Tendenza Alphabet: comprare un bond a 100 anni. Tutte le domande da porsi prima di scegliere

(reuters)

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L’emissione della casa madre di Google è stata un successo pieno, ma i precedenti indicano che spesso questi titoli arrivano sul mercato alla fine di lunghi cicli rialzisti
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Mentre il mondo si interroga su come l’intelligenza artificiale cambierà le nostre vite nei prossimi anni, Alphabet (la controllante di Google) ha deciso di guardare decisamente più lontano: al 2126. Il colosso di Mountain View ha fatto il pieno di sottoscrizioni con un’obbligazione a 100 anni, cosa che non si vedeva nel mercato corporate dal 1998 ad opera di Coca-Cola, che aveva replicato pochi mesi dopo l’iniziativa di Motorola, nell’autunno del 1997, nel pieno della bolla delle dot-com.

Sul mercato è stata piazzata un’obbligazione che renderà il 6,05% annuo: l’offerta era di un miliardo di sterline e la domanda è stata quasi dieci volte tanto (9,5 miliardi). Merito, oltre che della solidità percepita, anche del rendimento offerto, se…

Mentre il mondo si interroga su come l’intelligenza artificiale cambierà le nostre vite nei prossimi anni, Alphabet (la controllante di Google) ha deciso di guardare decisamente più lontano: al 2126. Il colosso di Mountain View ha fatto il pieno di sottoscrizioni con un’obbligazione a 100 anni, cosa che non si vedeva nel mercato corporate dal 1998 ad opera di Coca-Cola, che aveva replicato pochi mesi dopo l’iniziativa di Motorola, nell’autunno del 1997, nel pieno della bolla delle dot-com.

Sul mercato è stata piazzata un’obbligazione che renderà il 6,05% annuo: l’offerta era di un miliardo di sterline e la domanda è stata quasi dieci volte tanto (9,5 miliardi). Merito, oltre che della solidità percepita, anche del rendimento offerto, se si considera che un BTp a 50 anni oggi rende poco più del 4% e un Treasury (titolo governativo Usa) a 30 anni meno del 5%. Ma cosa significa per un piccolo risparmiatore sottoscrivere un debito che scadrà quando né noi, né probabilmente i nostri figli, saremo più qui per vederne il rimborso?

Rendita intergenerazionale, ma ad alto rischio

Comprare un bond a 100 anni di Google è come comprare un pezzo di storia futura. Si scommette sul fatto che tra un secolo Internet (o la sua evoluzione) esisterà ancora e la casa madre sarà ancora in grado di onorare i suoi debiti. Per un investitore cassettista può essere concepito come investimento intergenerazionale, un flusso di cassa che passerà dai genitori ai figli e ai nipoti, garantendo una cedola fissa per decenni. Di contro, va considerato che i bond a lunghissima scadenza sono estremamente sensibili ai tassi d'interesse. Se questi ultimi scendono, il prezzo del bond sale, e viceversa. Se si avesse bisogno di vendere il titolo tra qualche anno per affrontare una spesa, c’è il rischio di ritrovarsi con molto meno capitale di quanto investito inizialmente. Un interesse superiore al 6% appare ottimo oggi, ma cosa varrà tra 50 o 80 anni? Se l'inflazione dovesse impennarsi nei prossimi decenni, il potere d'acquisto di quella cedola fissa verrebbe eroso, rendendo l'investimento poco conveniente nel lungo termine.

La solidità dell’emittente e il precedente di Motorola

Cent'anni sono un'eternità nel mondo tech. Nel 1926 non esistevano i computer; nel 1997 Motorola – l’ultima società a emettere un century bond - era un gigante indistruttibile, oggi è l'ombra di sé stessa. Chi garantisce che tra qualche decennio Google non sarà stata superata da una tecnologia che oggi non possiamo nemmeno immaginare? “Un’obbligazione con scadenza spinta così in là nel tempo non è solo un esercizio di ingegneria finanziaria e contabilità; è anche il sintomo di un mercato disposto ad accettare quasi tutto pur di inseguire rendimento e sicurezza apparente”, segnala il consulente indipendente Giovanni Pedone. Il quale ricorda, in ogni caso, che le agenzie di rating attribuiscono ad Alphabet il giudizio AA+, quasi il livello massimo nelle scale di valutazione creditizia, certamente più elevato rispetto al debito italiano, francese, spagnolo e portoghese, per fare qualche esempio. “Comprare un titolo centenario significa scommettere sulla sostenibilità del modello di business di Alphabet, sulla sua capacità di adattamento a quelle che saranno le sfide del futuro”, aggiunge.

Le valutazioni da fare per una scelta consapevole

Proprio la complessità della valutazione fa sì che solitamente le obbligazioni a lunghissima scadenza vengano offerte in collocamento solo agli investitori istituzionali. “Non si tratta di uno strumento con caratteristiche adeguate ad un investitore privato, innanzitutto per la taglia minima di sottoscrizione (100 mila sterline, ndr) e in secondo luogo per la complessità che comporta gestire il rischio legato a una durata finanziaria di tale entità”, chiarisce Stefano Sanna, partner di Norisk, società di consulenza indipendente.

“L’accesso per il retail di solito può avvenire solo sul mercato secondario e in maniera indiretta, sottoscrivendo Sicav obbligazionarie, Etf obbligazionari corporate o certificati di investimento di tipologia credit linked note”, aggiunge Pedone. Per il consulente è in ogni caso opportuno approcciare con prudenza soluzioni di questo tipo, considerato che alle incognite sul futuro societario si aggiungono quelle legate all’evoluzione dell’economia e della normativa nel lunghissimo periodo. “Dunque, se si vuole sottoscrivere un’obbligazione a lunghissima scadenza, l’indicazione è di dedicarvi una piccola parte del proprio portafoglio”, chiarisce.

Un’alternativa per gli investitori privati

Per un investitore privato che abbia voglia di esporsi sulle lunghe scadenze, Sanna indica il Bund tedesco indicizzato all’inflazione europea con scadenza 2046, “che permette invece di conciliare copertura dal rischio inflazione, caratteristiche tipiche di un titolo di Stato a lunga durata ed esenzione da imposte di successione”, sottolinea.

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