Uno produce un reddito periodico, l’altro concentra gli interessi alla fine. Da lunedì 19 ottobre il Tesoro colloca presso i risparmiatori due Btp Valore: una versione con cedole trimestrali crescenti e il nuovo Valore Insieme, che riconosce tutta la remunerazione alla scadenza. Entrambi dureranno cinque anni, fino al 27 ottobre 2031, e saranno acquistabili a partire da mille euro, al prezzo di emissione di 100. Il collocamento proseguirà fino alle 13.00 di venerdì 23 ottobre, salvo chiusura anticipata. Per la prima volta l’offerta al dettaglio è doppia e simultanea.
Il Btp Valore tradizionale pagherà gli interessi ogni tre mesi, con uno schema “2+2+1”: un tasso per il primo biennio, uno superiore per il terzo e il quarto anno e un ulteriore inc…
Uno produce un reddito periodico, l’altro concentra gli interessi alla fine. Da lunedì 19 ottobre il Tesoro colloca presso i risparmiatori due Btp Valore: una versione con cedole trimestrali crescenti e il nuovo Valore Insieme, che riconosce tutta la remunerazione alla scadenza. Entrambi dureranno cinque anni, fino al 27 ottobre 2031, e saranno acquistabili a partire da mille euro, al prezzo di emissione di 100. Il collocamento proseguirà fino alle 13.00 di venerdì 23 ottobre, salvo chiusura anticipata. Per la prima volta l’offerta al dettaglio è doppia e simultanea.
Il Btp Valore tradizionale pagherà gli interessi ogni tre mesi, con uno schema “2+2+1”: un tasso per il primo biennio, uno superiore per il terzo e il quarto anno e un ulteriore incremento nel quinto. La variante Insieme rimanda, invece, ogni pagamento a scadenza. Per queste emissioni non è previsto un premio fedeltà. Per il Btp Valore tradizionale sono stati fissati tassi minimi del 3,7% nel primo biennio, del 4,1% nel secondo e del 4,7% nel quinto anno; per il Btp Valore Insieme, invece, la maxicedola finale sarà del 22,25% almeno, corrisposto a scadenza con il rimborso del capitale investito. I tassi definitivi potranno essere confermati o aumentati alla chiusura dell’offerta.
La differenza sostanziale
La distinzione decisiva riguarda quindi il momento dell’incasso. «La scelta non dipende dalla cedola, ma dal fabbisogno di liquidità e dall’orizzonte dell’investitore» osserva Giacomo Chignoli, consulente finanziario e patrimoniale. La versione trimestrale può rispondere alle esigenze di chi vuole integrare la pensione, affiancare allo stipendio un’entrata regolare o coprire spese ricorrenti. Gli interessi arrivano quattro volte l’anno, senza dover vendere una parte dell’investimento. Il percorso crescente è prestabilito: le cedole non si adeguano alle successive decisioni della Banca centrale europea.
La formula Insieme è adatta a chi prepara una spesa futura e ha già la liquidità per le uscite correnti. Gli studi di un figlio, un acquisto programmato o un’integrazione del patrimonio disponibile alla scadenza sono obiettivi compatibili con questa struttura. «Può essere più adatto a chi ha un obiettivo preciso a cinque anni e non ha bisogno di liquidità nel frattempo» spiega Chignoli. Anche la semplicità conta: non serve gestire piccoli importi ogni tre mesi.
Le ultime aste di titoli di stato
Il confronto fra le percentuali richiede attenzione. I due strumenti sono costruiti per offrire rendimenti finanziari a scadenza equivalenti, ma la cedola unica dell’Insieme sarà numericamente più alta della somma degli interessi trimestrali. Il motivo è il valore del tempo: una somma incassata prima può essere subito riutilizzata o reinvestita. Il pagamento finale deve compensare questa attesa. La percentuale complessiva riconosciuta dopo cinque anni non va quindi confusa con un rendimento annuo, né confrontata direttamente con il tasso dell’ultima cedola del titolo tradizionale.
Il costo del debito
Christian Zorico, responsabile strategie fixed-income di Frame Asset Management, sottolinea che il calendario dei pagamenti modifica anche la gestione dell’investimento. Chi sceglie l’Insieme evita di dover ricollocare gli interessi in un contesto che potrebbe diventare meno favorevole. Se i rendimenti di mercato scendessero, le cedole trimestrali potrebbero essere reinvestite soltanto a condizioni inferiori. La versione ad accumulo consente invece di fissare fin dall’inizio la remunerazione dell’intero percorso, eliminando le decisioni sui flussi intermedi. Vale anche il ragionamento opposto. Se i rendimenti salissero, chi riceve gli interessi ogni trimestre potrebbe impiegarli a tassi più elevati. Questa opportunità riguarda le cedole disponibili, mentre il capitale iniziale resta investito alle condizioni dell’emissione. Zorico annota anche che l’incasso unico evita di lasciare spiccioli sul conto o di spenderli nel quotidiano. L’equivalenza dei rendimenti all’emissione non assicura dunque che, dopo cinque anni, il patrimonio finale sia identico: per il Btp tradizionale conta anche l’uso degli interessi ricevuti.
Cosa succede per chi vende prima
Un’altra differenza emerge se si vende prima della scadenza. Entrambi i titoli saranno negoziabili sul mercato, ma il ricavato dipenderà dalle quotazioni del momento. «In caso di vendita anticipata, il prezzo può scendere sotto la pari» avverte Chignoli. La possibilità di rivendere non sostituisce quindi una riserva per le emergenze. Zorico richiama anche la diversa sensibilità ai tassi: concentrando tutti i pagamenti alla fine, la variante Insieme presenta, a parità delle altre condizioni, oscillazioni di prezzo più marcate rispetto al titolo con cedole trimestrali. Se i rendimenti salgono i prezzi scendono, e viceversa. Chi potrebbe aver bisogno del capitale fra uno o due anni deve perciò valutare anche scadenze più vicine.
Sul piano fiscale, entrambi beneficiano dell’aliquota del 12,5% prevista per i titoli di Stato e sensibilmente inferiore dal 26% che si applica ad esempio ai guadagni su azioni e obbligazioni societarie. Non è da escludere la convenienza ad acquistare entrambe le versioni, in modo da combinare reddito periodico e accumulo. Ma la doppia sottoscrizione non diversifica il rischio dell’emittente, che resta lo Stato italiano. Come sempre, la scelta deve partire dagli obiettivi familiari, dalla liquidità disponibile e dal peso dei titoli pubblici già in portafoglio: il calendario delle cedole viene dopo.