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Poste, ripartenza con nuovi limiti per la cessione dei crediti. Nomisma: rallenta l'interesse delle famiglie

La piattaforma della società guidata da Matteo Del Fante non prevede più il servizio per i fornitori che applicano lo sconto in fattura. E, dopo le frodi, servono più documenti
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Cambiano le regole per la cessione del credito da bonus casa a Poste. Da lunedì 7 marzo il sistema è stato adeguato alle nuove disposizioni antifrode e sono state introdotte diverse restrizioni. In particolare è possibile effettuare solo la prima cessione da parte dei privati, ossia dei committenti dei lavori, mentre non è più previsto il servizio per i fornitori che hanno applicato lo sconto in fattura. Aumenta anche la mole di documenti richiesti in linea con quanto già previsto da tempo da parte degli istituti di  credito. Sul sito tutte le novità. Nomisma, intanto, con una recente ricerca sul Superbonus certifica una serie di criticità.

Solo pratiche già verificate

Con le nuove regole Poste valuterà l’acquisto dei crediti solo  dopo l’invio della comunicazione di cessione alle Entrate. Si deve trattare, quindi, di pratiche già verificate e per questo è richiesto anche che il…

Cambiano le regole per la cessione del credito da bonus casa a Poste. Da lunedì 7 marzo il sistema è stato adeguato alle nuove disposizioni antifrode e sono state introdotte diverse restrizioni. In particolare è possibile effettuare solo la prima cessione da parte dei privati, ossia dei committenti dei lavori, mentre non è più previsto il servizio per i fornitori che hanno applicato lo sconto in fattura. Aumenta anche la mole di documenti richiesti in linea con quanto già previsto da tempo da parte degli istituti di  credito. Sul sito tutte le novità. Nomisma, intanto, con una recente ricerca sul Superbonus certifica una serie di criticità.

Solo pratiche già verificate

Con le nuove regole Poste valuterà l’acquisto dei crediti solo  dopo l’invio della comunicazione di cessione alle Entrate. Si deve trattare, quindi, di pratiche già verificate e per questo è richiesto anche che il soggetto che ha apposto un visto certifichi che la copia del modello da esibire per la pratica è conforme a quello da lui trasmesso all’Agenzia. Richiesti inoltre copia di un documento attestante il diritto di proprietà o di godimento sull’immobile sul quale sono stati effettuati i lavori (visura catastale storica per la proprietà, contratto di locazione o comodato d’uso per il godimento), cedolino o dichiarazione dei redditi dell’ultimo anno per attestare la capacità reddituale o patrimoniale. Previsto in ogni caso un importo massimo ottenibile di 150.000 euro, complessivo di eventuali cessioni già effettuate 

Più controlli sui clienti

Oltre alla documentazione sono anche annunciati ulteriori controlli quali la presenza di segnalazioni in CAI (Centrale Allarme Interbancaria) relative all’emissione di assegni senza autorizzazione e/o senza fondi o utilizzo improprio di carte di credito e  lo status “attivo” del conto corrente. In ogni caso non è ammessa la cessione del credito da parte dei fonditori che hanno applicato lo sconto in fattura. Le nuove regole valgon o per le spese del 2022. 

Nomisma registra primi segnali di rallentamento

L’interesse al Superbonus, comunque, sembra dare segnali di rallentamento. Da un lato diminuiscono le famiglie interessate alla misura, che passano dai 9,4 milioni registrati a novembre scorso  ai 7,5 milioni di marzo, a causa della sfiducia sulle possibilità di mercato e sulle modalità di proroga. Dall’altro lato, in questo inizio d’anno, si evidenzia un calo nel ritmo di crescita degli interventi, legato alle incertezze e all’impatto delle recenti normative sulla cessione del credito. E’ quanto  afferma Marco Marcatili, Responsabile Sviluppo Nomisma, in occasione della nuova release del 110% Monitor, l’osservatorio  che monitora l’andamento degli interventi di riqualificazione energetica e sismica soggetti al Superbonus.

La frenata dei cantieri 

Sulla frenata dei cantieri risulta rilevante  l’effetto delle nuove disposizioni antifrode: oltre il 23% delle famiglie ha difatti risentito di questa scelta normativa.  Le limitazioni nella catena della cessione hanno quindi significato un ulteriore ostacolo per la platea di famiglie interessate, rappresentando l’interruzione o il blocco dell’iniziativa per oltre 2 milioni di loro e creando problematiche e intoppi, nella fase di attivazione dell’iniziativa, per 4 milioni. A questi numeri si aggiunge inoltre una fascia «inconsapevole», pari al 18% dei rispondenti, che potrebbe ampliare la platea di famiglie che hanno riscontrato problematiche. 

Più richieste dalle famiglie con  redditi più elevati

Cala dunque la platea di domanda potenziale, in particolare delle famiglie più indecise, le “attendiste” non ancora attive, che passa da 4,9 milioni a 2,5, mentre si consolida e cresce  la richiesta da parte delle famiglie già attive sul campo, con un salto, da 1,8 a 2,7 milioni. In questo ambito, sttolinea la ricerca, emerge nuovamente il fenomeno di ampliamento delle disparità familiari come effetto della misura: le famiglie operative si dimostrano le più equipaggiate, come testimoniato dal reddito elevato (oltre i 3.000 euro al mese per il 16% delle famiglie operative) e dal possesso della seconda casa (21% delle famiglie). Si conferma così il rischio, già da tempo previsto, di regalare valore immobiliare a chi già lo possiede e di fornire opportunità solo a chi non ha preoccupazioni di carattere sociale ed economico.