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Superbonus, con il decreto Aiuti l'ultimo treno per far ripartire le cessioni dei crediti. Le novità allo studio del governo

Finora le modifiche non hanno sortito gli effetti sperati: la piattaforma delle Entrate è bloccata e le banche che hanno esaurito la capienza fiscale non riescono a cedere i loro pacchetti. Il possibile punto di caduta: aumentare la platea degli acquirenti a una larga fetta di Partite Iva
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Entro giovedì 30 si saprà la verità sul Superbonus. Si vota infatti in commissione alla Camera il decreto Aiuti corredato da una serie di emendamenti destinati a riscrivere ancora una volta le norme sulla cessione del credito. Per sbloccare il mercato e scongiurare la crisi delle imprese rimaste senza liquidità è probabile una nuova apertura alla possibilità di cedere i crediti, ma solo dopo aver passato il filtro attento delle banche. 

Esperto Superbonus, tutte le domande e risposte

Le regole per le cessioni

Il decreto Aiuti, che dovrà essere definitivamente convertito entro il 16 luglio, ha riaperto alle cessioni senza limiti da parte delle banche prevedendo il seguente meccanismo:

  • prima cessione sempre libera, ossia verso qualunque soggetto, sia da parte dei committenti sia da parte dei fornitori che hanno applicato lo sconto in fattura;
  • seconda cessione da parte di chi ha acquisto il credito da un committente o da un for…

Entro giovedì 30 si saprà la verità sul Superbonus. Si vota infatti in commissione alla Camera il decreto Aiuti corredato da una serie di emendamenti destinati a riscrivere ancora una volta le norme sulla cessione del credito. Per sbloccare il mercato e scongiurare la crisi delle imprese rimaste senza liquidità è probabile una nuova apertura alla possibilità di cedere i crediti, ma solo dopo aver passato il filtro attento delle banche. 

Esperto Superbonus, tutte le domande e risposte

Le regole per le cessioni

Il decreto Aiuti, che dovrà essere definitivamente convertito entro il 16 luglio, ha riaperto alle cessioni senza limiti da parte delle banche prevedendo il seguente meccanismo:

  • prima cessione sempre libera, ossia verso qualunque soggetto, sia da parte dei committenti sia da parte dei fornitori che hanno applicato lo sconto in fattura;
  • seconda cessione da parte di chi ha acquisto il credito da un committente o da un fornitore solo all’interno del sistema degli operatori qualificati, vale a dire banche e intermediari finanziari iscritti all’albo, società appartenenti a un gruppo bancario, imprese di assicurazione autorizzate ad operare in Italia, con possibilità di una ulteriore cessione sempre nei confronti degli operatori qualificati;
  • possibilità per le banche e le società appartenenti ad un gruppo bancario di cedere in qualunque momento i crediti ai propri correntisti che hanno la qualifica di clienti professionali privati, ossia imprese di grandi dimensioni con bilanci di 20 milioni di euro, fatturato netto 40 milioni di euro,  /o fondi propri per due milioni di euro.  

Questi ultimi sono obbligati però ad utilizzare il credito solo in compensazione.

Piattaforma non aggiornata e banche bloccate

La possibilità offerta alle banche dal decreto Aiuti, però, al momento è bloccata in quanto l’Agenzia delle entrate non ha aggiornato le funzionalità della Piattaforma di cessione per crediti per comunicare queste operazioni. Con il provvedimento del 10 giugno scorso, infatti, ha annunciato ufficialmente che questa nuova funzione sarebbe stata attiva solo a partire dal 15 luglio. Di qui il blocco di fatto per tutti gli istituti che hanno raggiunto la capienza fiscale per poter compensare le imposte con i crediti acquistati dai propri clienti, al momento nell’impossibilità di cederli ad altri. 

Le proposte della maggioranza

Di fronte a questo stallo la stessa maggioranza ha chiesto al governo di intervenire per ampliare la platea dei soggetti ai quali le banche potranno cedere i crediti, e avere così la possibilità di sbloccare i crediti tuttora in sospeso, circa cinque miliardi secondo i dati comunicati dalle Entrate, e acquistarne di nuovi. L’Associazione bancaria da parte sua ha immediatamente raccolto l’invito delle Entrate a garantire massima attenzione nella verifica dei requisiti dei soggetti che chiedono la cessione del credito per evitare ulteriori frodi, impegnandosi così ad assicurare una sorta di controllo rafforzato alla fonte.

Grazie a questo il governo parrebbe disposto ad accogliere alcuni degli emendamenti. In particolare si chiede di consentire le cessioni dei crediti nei confronti dei correntisti degli stessi istituti che appartengono alla categoria delle piccole e medie imprese, a partire dai soggetti in possesso di partita Iva che nell'anno precedente a quello di acquisizione del credito abbiano depositato un bilancio uguale o superiore a 50.000 euro. Un numero di imprese potenzialmente interessate decisamente molto elevato, considerando che i crediti possono essere utilizzati non solo per compensare le imposte sui redditi ma anche l'Iva e per versare i contributi obbligatori per i dipendenti.