Superbonus, niente proroga per le villette. Stallo sui crediti: cessione impossibile a banche e Poste
di Antonella Donati , di Antonella DonatiNiente proroga per il Superbonus per le villette con i lavori in corso, e ancora nessuna indicazione sul reddito familiare per avviare i nuovi lavori. Stallo anche sul fronte della cessione dei crediti per privati e imprese, con l’unica novità di alcune regioni che acquistano i crediti ceduti dalle banche. Si presenta così il quadro del Superbonus alla vigilia dalla prima approvazione della direttiva europea che punta a rendere obbligatori per i singoli stati di interventi di riqualificazione energetica. Ecco lo stato dell’arte.
Le villette con i lavori in corso
Per le villette alcuni emendamenti presentati al decreto Milleproroghe avevano proposto di ampliare i tempi per la realizzazione dei lavori. Attualmente il termine è fissato al 31 marzo 2023 per tutti coloro che avevano lavori in corso e hanno centrato l’obbiettivo del 30% dell’intervento realizzato al 30 settembre 2022. Gli emendamenti, però, sono stati boc…
Niente proroga per il Superbonus per le villette con i lavori in corso, e ancora nessuna indicazione sul reddito familiare per avviare i nuovi lavori. Stallo anche sul fronte della cessione dei crediti per privati e imprese, con l’unica novità di alcune regioni che acquistano i crediti ceduti dalle banche. Si presenta così il quadro del Superbonus alla vigilia dalla prima approvazione della direttiva europea che punta a rendere obbligatori per i singoli stati di interventi di riqualificazione energetica. Ecco lo stato dell’arte.
Le villette con i lavori in corso
Per le villette alcuni emendamenti presentati al decreto Milleproroghe avevano proposto di ampliare i tempi per la realizzazione dei lavori. Attualmente il termine è fissato al 31 marzo 2023 per tutti coloro che avevano lavori in corso e hanno centrato l’obbiettivo del 30% dell’intervento realizzato al 30 settembre 2022. Gli emendamenti, però, sono stati bocciati, e quindi è obbligatorio concludere i lavori entro la data prevista, altrimenti il Superbonus è escluso.
Solo prima casa da ora in poi
Dal 1° gennaio di quest’anno, infatti, le villette e gli immobili funzionalmente autonomi potranno essere ammessi al Superbonus al 90% a patto che si tratti di prima casa e che il proprietario abbia un reddito di riferimento non superiore a 15.000 euro, calcolato sommando i redditi di tutti i familiari e dividendoli per i quozienti previsti dal decreto Aiuti-quater. Il decreto è in vigore dal 18 novembre scorso, ma fino ad ora non c’è stato nessun intervento, né da parte del governo né da parte dell’Agenzia delle Entrate, che chiarisse come fare concretamente i calcoli, e quali redditi vanno effettivamente considerati. Anche volendo fare interventi di Superbonus, quindi, in in questo caso è tutto fermo.
Le regole per i condomini
Continuano invece a beneficiare del Superbonus al 110% i condomini che hanno presentato la Cilas entro il 25 novembre o il 31 dicembre 2022 in caso di delibere di appalto dei lavori approvate entro i 18 novembre e gli immobili “assimilati” ai condomini (fabbricati con fino a quattro appartamenti di un unico proprietario o in comproprietà) in caso di Cilas presentata entro il 25 novembre 2022. Stessa agevolazione anche per gli immobili oggetto di demolizione e ricostruzione per i qual entro il 31 dicembre 2022 è stata presentata l’istanza per acquisire il titolo abilitativo. Per chi non ha presentato la Cilas in passato è possibile usufruire del Superbonus al 90% per il condominio e i singoli appartamenti senza alcun vincolo di reddito né né relativamente al fatto che si tratti di prima casa.
Cessione dei crediti sempre bloccata
Ora come ora, invece, è ancora bloccata la possibilità di effettuare la cessione dei crediti nei confronti di banche e Poste spa. Dopo le sentenze della Cassazione dell’ottobre scorso che hanno ribadito una volta per tutte che non è possibile cedere i crediti se non sono stati conclusi i lavori, nessun istituto ha più aperto a nuove operazioni, e dal 7 novembre 2022 va avanti solo, e molto a rilento, l’esame delle pratiche già presentate. Resta comunque confermato il termine del 16 marzo per comunicare alle Entrate l’eventuale cessione, per cui lo stallo sta creando non pochi problemi a contribuenti e imprese in attesa di risposte.
Si stimano infatti in 15.000 miliardi i crediti bloccati e 90.000 i cantieri fermi. Ci sono diversi tavoli aperti per cercare una soluzione che permetta agli istituti di compensare i crediti acquistati e avere margini per nuove operazioni, per le quali è necessario comunque anche in questo caso un intervento delle Entrate. Pesano però sul tavolo anche i quattro miliardi di crediti irregolari sequestrati, proprio alla luce delle sentenze della Cassazione. Unico spiraglio le vendite da parte delle banche a soggetti diversi dai consumatori, tra i quali alcune regioni, di pacchetti di crediti che hanno passato il vaglio di tutti i controlli.