Economia circolare, l’Italia può fare di più

Economia circolare, l’Italia può fare di più
Nel 2024 sono stati risparmiati 16,4 miliardi, cosa che rende il Paese uno dei più virtuosi in Ue. Ma il potenziale stimato è molto maggiore e tocca quota 119 miliardi entro il 2030
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La buona notizia è che l’Italia si distingue nel panorama europeo come uno dei Paesi più virtuosi nell’economia circolare, grazie alla quale nel 2024 sono stati risparmiati 16,4 miliardi di euro. È quanto emerge da un recente studio della Cdp, da cui però viene fuori anche una notizia meno incoraggiante: la cifra di 16,4 miliardi risulta esigua rispetto al potenziale di risparmio stimato, pari a 119 miliardi entro il 2030 secondo un’analisi dell’Osservatorio Energy&Strategy. Come si legge nello studio della Cdp, la dipendenza dell’Italia dalle importazioni e la limitata disponibilità di risorse naturali hanno contribuito a spingere il Paese a sviluppare modelli produttivi più efficienti e sostenibili, trasformando così una criticità strutturale in un punto di forza.

Sono diversi gli indicatori che suggeriscono come l’Italia tenda a essere più virtuosa della media europea in quanto a economia circolare. Per esempio, nel riciclo dei rifiuti totali (urbani e speciali), il nostro Paese non ha eguali. C’è poi il tasso di utilizzo di materiali circolari, pari al 20,8% nel 2023, quasi il doppio della media dell’Ue (11,8%) e superiore alle principali economie europee. Complessivamente, il 42% delle imprese italiane ha già adottato almeno una misura di economia circolare e un ulteriore 22% intende farlo in futuro. La concentrazione maggiore di queste aziende è in Lombardia, Piemonte e Veneto.

La pratica predominante è il riciclo, con un tasso medio di adozione del 60 per cento. Come detto, nel 2024, l’adozione di pratiche circolari ha generato un risparmio, rispetto ai costi di produzione delle imprese manifatturiere italiane, superiore a 16,4 miliardi. «Tuttavia - evidenzia la Cdp - questa cifra rappresenta solo il 15% del potenziale di risparmio stimato, che potrebbe raggiungere 119 miliardi entro il 2030».

Tasso di utilizzo di materiali circolari

Secondo Yuri Santagostino, presidente del gruppo pubblico Cap, che gestisce il servizio idrico integrato della Città metropolitana di Milano, «l’Italia ha un enorme potenziale nell’ambito dell’economia circolare, ma ci sono ancora molte sfide da superare per cogliere le opportunità che la transizione offre. Un primo ostacolo sono i lunghi tempi di attesa per ottenere le autorizzazioni ambientali: secondo stime, l’autorizzazione di un progetto fotovoltaico richiede mediamente 13 mesi, mentre per un progetto eolico si arriva anche a 25. A ciò si aggiungono gli episodi Nimby (Not in my backyard) che contribuiscono a ostacolare l’approvazione di nuovi progetti e hanno un costo per le imprese: per esempio, secondo uno studio condotto dall’Energy Institute at Haas, in Gran Bretagna le opposizioni locali all’eolico hanno causato un aumento dei costi di implementazione tra il 10 e il 29%, spingendo lo sviluppo di progetti più costosi, quali ad esempio l’energia eolica offshore».

Per fare economia circolare, aggiunge Santagostino, «servono alleanze e sinergie, che spesso però le aziende pubbliche non riescono a portare avanti poiché vincolate dal Testo Unico delle Società Partecipate (Tusp), che impedisce di muoversi con la stessa agilità delle aziende private. A questo si aggiunge la necessità di snellire le procedure, attraverso una maggiore digitalizzazione, l’introduzione di norme chiare e la semplificazione delle pratiche. Fondamentale è poi il dialogo con i territori: il gruppo Cap ha da sempre coinvolto i cittadini, promuovendo iniziative concrete di beneficio comune».

Eppure, l’economia circolare presenta vantaggi tangibili. Come emerge dall’analisi della Cdp, «le imprese, soprattutto quelle di grandi dimensioni, rilevano benefici concreti in termini di riduzione dei rifiuti generati nei processi produttivi, minore utilizzo di materie prime, spesso sostituite con materiali riciclati, e miglioramento della qualità del prodotto. Sul fronte economico, questi stessi benefici si traducono in un rafforzamento del marchio, una valorizzazione degli scarti, una riduzione dei costi di produzione e una conseguente crescita economica». In termini di merito creditizio, Cerved riscontra per esempio un profilo economico-finanziario migliore per le imprese che adottano strategie di economia circolare. In particolare, tali aziende tendono a godere di una maggiore generazione di cassa da destinare all’investimento, a fare meno ricorso al debito e in generale presentano una minore probabilità di default.

Come spiega Santagostino, per Cap, «uno dei progetti di maggiore impatto è la produzione di biometano dai fanghi di depurazione a Bresso, un esempio concreto di trasformazione di un “rifiuto” in risorsa. Dal 2019 trattiamo i fanghi di depurazione delle acque in una fonte di energia pulita che contribuisce a ridurre le emissioni di CO2 e a migliorare la nostra indipendenza energetica. Un altro esempio significativo riguarda il riuso delle acque depurate a scopi irrigui e industriali, che consente sia di ridurre il consumo di risorse potabili sia di generare un risparmio economico per chi ne usufruisce».

Negli ultimi anni, aggiunge il presidente, il gruppo Cap «ha inoltre ottenuto importanti riconoscimenti: per esempio, siamo stati la prima utility nel settore idrico in Europa ad aver ottenuto la certificazione XP X30-901 di Afnor per il sistema di gestione dei progetti di economia circolare sostenuti sul territorio della Città metropolitana di Milano. Un traguardo che riflette l’impegno nell’adottare pratiche sostenibili e ottimizzare le risorse, che ci consente anche di accedere a incentivi e fondi per investire ulteriormente in tecnologie innovative».

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