Live

A&F Live 2025, Stiglitz: “Trump come Napoleone. Europa ultimo presidio di democrazia”

A&F Live 2025, Stiglitz: “Trump come Napoleone. Europa ultimo presidio di democrazia”
Il nuovo appuntamento all’Università Bocconi: al centro degli incontri il nuovo ruolo dell’Europa tra Stati Uniti e Cina
1 minuti di lettura

MILANO – È l’Europa la protagonista del nuovo A&F Live in programma oggi a Milano. Costretta dal brusco cambio di rotta della politica estera Usa, la Ue è chiamata a ridisegnarsi un nuovo ruolo nella geopolitica mondiale. Una giornata densa di appuntamenti con i grandi protagonisti dell’economia e della finanza, intervistati dalle firme di Repubblica. “E’ importante che l’Europa si faccia sentire contro Trump. L’Europa è ultimo presidio rimanente della democrazia al mondo. Se l’Europa resterà unità, potrà diventare il paladino dei diritti umani”, ha detto il premio Noble Joseph Stiglitz.

IL PROGRAMMA DELLA GIORNATA

Annunziata: “Trump può essere opportunità per l’Europa”

“Gli europei sono un po’ autocompiaciuti e si rilassano volentieri di fronte alle difficoltà”, dice Lucia Annunziata spiegando come in questa maniere il continente rischi di essere confinata all’irrilevanza. Rispetto a Trump, secondo l’europarlamentare e giornalista “non ha torto chi dice che può rappresentare anche una grande opportunità” per l’Europa

Giannini: “Trump erede più perfetto di Berlusconi”

Trump – dice Massimo Giannini - “è l’erede più perfetto di Silvio Berlusconi” per la loro concezione del potere. Il pensiero dei due si somiglia: “Nel momento in cui legittimamente vieni eletto, dunque il popolo ti sceglie, da quel momento tu ti consideri un potere superiore a tutti gli altri. Quindi manifesti insofferenza verso tutti gli altri poteri di controllo”

Bossi (Cherry Bank): “Dazi? Imprenditori o molti preoccupati o per nulla”

“Sui dazi, gli imprenditori sono divisi in due: una parte, spesso di società molte piccole, non si preoccupa molto, forse non si informa nemmeno molto. Altri, invece, temono parecchio le ricadute delle tariffe. Insomma, su entrambi gli estremi”. Lo afferma Giovanni Bossi, amministratore delegato di Cherry Bank.

Ottaviano (Bocconi): “I dati Usa rischiano di non essere più affidabili”

“Si è sempre detto che i dati provenienti dalla Cina non potessero essere considerati affidabili, adesso anche negli Stati Uniti stiamo andando in quella direzione. E se per i mercati è un problema per noi ricercatori lo è ancora di più, perché il dato è la base della scienza”. Lo afferma Gianmarco Ottaviano, professore di Economia, Cattedra Boroli in Studi Europei di Bocconi.

De Mattia: “Elettrico sicuramente avrà un ruolo, ma serve sostegno all’industria”

“L’elettrico sicuramente avrà un ruolo”, dice Nicola De Mattia, ceo di Targa Telematics rispetto alle prospettive dell’industria dell’auto, ma è presto per dire “se sarà l’unica tecnologia ma – aggiunge “siamo già molto avanti”. Rispetto alla disponibilità di auto nel mercato, De Mattia ha aggiunto: “Pensate che solo la Cina ha una sovracapacità di 20 milioni di veicoli. La sola sovracapacità cinese avrebbe capacità di coprire intera europa”. Quanto serve all’Europa per rilanciare l’industria dell’auto?” “L’ordine di grandezza è delle decine e nel lungo periodo di centinaia di miliardi per quanto riguarda il fabbisogno di investimenti. IN questo momento siamo al 13% di penetrazione, se vogliamo fare crescere l’elettrico occorre sostenere l’industria, non solo con gl incentivi”

Duse (Alix): “Su automotive serve piano che interessi intero ecosistema”

“Sull’automotive abbiamo alcuni esempi nel mondo. In Cina ci sono stati massicci investimenti pubblici. Un altro esempio è il rapporto Draghi”. Un piano credibile per l’auto “dev’essere organico” e riguardare l’intero ecosistema, come ad esempio l’energia e le infrastrutture.” Non c’è solo auto ma l’intero ecosistema”

Confalone (Novartis): “Europa lavori su 3 S per la competitività: Scuola, Sicurezza e Salute”

“Il settore farmaceutico occupa in Europa quasi un milione di persone:l’11% delle esportazioni in Europa è farmacutica. Produciamo 53 miliardi e 49 vanno all’estero”, dice Valentino Confalone, country president di Novartis. “Guardando alla storia della Ue, ci sono tre pilastri su cui immaginare l’Europa per essere competitiivi: La scuola, la scurezza e la salute”

Labriola: “Tim con Poste può vendere nuovi servizi alla base clienti”. La concorrenza di Musk? “Importante che regole siano uguali”

“Una partnership con le Poste può accelerare il processo che ci porta ad offrire alla base clienti una gamma più ampia di servizi”. E’ il senso dell’operazione che Labriola vede nella presenza della società delle lettere nell’azionariato della ex monopolista delle Tlc. “In tempi non sospetti ho detto che, in una logica di consolidamento, i due partner ideali per Tim erano Iliad e Poste”, ricostruisce Labriola in collegamento con A&F Liv. “Con Iliad, l’operazione aveva il senso industriale di avere una sola rete mobile”. Stuzzicato poi sul ruolo di Starlink e Musk nel mondo delle Tlc, Labriola riporta la logica della competizione “all’importanza di avere le stesse regole per tutti. Nel momento in cui noi – come operatori Tlc – forniamo servizi in Italia abbiamo l’obbligo di avere un call center 24 ore su 24, che risponda con operatori umani. Qualcuno ha mai visto i call center di Starlink in Italia? Se io potessi rispondere con la stessa automazione, risparmierei centinaia di milioni di euro”.

Labriola (Tim): “Senza investimenti delle Tlc soffrirà l’intera economia europea”

Quali rimedi per affrontare questi problemi strutturali delle Tlc? “Stanno anche nel report Draghi, in primo luogo il consolidamento”, risponde Labriola. “Ma , servono prima campioni nazionali e poi europei. Il consolidamento può portare incremento dei prezzi? Il primo step è piuttosto fare sinergie sui costi – considera – Ha senso avere cinque reti reti mobili e due sul fisso, in Italia?” si domanda Labriola. “No, perché i ricavi non sono sufficienti per ripagare questi investimenti. Costruiremmo mai cinque Ponti sullo Stretto? Il consolidamento comporta proprio di mettere insieme le reti e quindi avere strutture di costo inferiori”. C’è poi un tema di prezzo. “In Italia, sino al mese scorso, eravamo il secondo mercato più economico al mondo. Siamo diventati i primi perché Israele ha fatto un upgrade. Il nostro Arpu (ricavo medio per utente) è 10 euro: se come operatore avessi 30 euro, come accade in Germania, farei 2-3 miliardi di flusso di cassa in più. Vuol dire aumentare di cinque-sei volte la capitalizzazione e ricevere più investimenti”, spiega Labriola. Il parallelismo è con il settore energetico: “Trent’anni fa, dice Labriola, eravamo due settori simili per gli investimenti richiesti. Solo che il settore dell’energia ha un ritorno garantito, sa che i prezzi verranno definiti per remunerar il capitale. Trent’anni dopo, di quei due fratelli uno deve chiedere il Reddito di cittadinanza e l’altro va bene. Questo vuol dire che le politiche industriali andrebbero riviste: se non abbiamo un ritorno sull’investimento, a nostra volta come operatori non possiamo investire su 5G e fibra: così non ci sarà digitalizzazione dell’Europa. E il problema non sarà di Tim e degli altri operatori, ma dell’economia europea intera”.

Labriola (Tim): “Problema delle Tlc è competizione tra operatori. Così in Europa non ci si ripaga neanche il costo del capitale”

Due numeri bastano a Pietro Labriola, amministratore delegato della Tim, per spiegare perché le telecomunicazioni sono un “malato terminale”, come recentemente ha detto: “Il nostro Irr (il tasso di rendmento interno) è inferiore al Wacc (il costo del capitale). E questo non succede da un anno, ma sono anni che il settore continua così”, argomenta intervistato da Aldo Fontanarosa di Repubblica. “Non è un problema globale, ma è un tipicamente europeo. Usa, Brasile, Corea, India non hanno questo problema. Perché?” si domanda l’ad. “Per un eccesso di competizione legato al numero degli operatori. In Cina o in India sono tre, qui ne abbiamo cento. E’ la matematica a spiegare il problema”. Questo problema di redditività “ci rende un ambito dal quale oggi i grandi fondi investitori ‘long’ americani sono fuori. A queste condizioni io non mi riesco a finanziare sul mercato”. Labriola usa quindi una cruda metafora: “Se mettiamo una bottiglia di acqua in una stanza chiusa, una sola persona dentro quella stanza per qualche giorno magari sopravvive. Ma se ci metto dieci persone, queste non avranno comportamenti razionali per sopravvivere. Lo stesso accade ai cinque operatori che oggi si confrontano in Italia: tutti provano a sopravvivere, sperando che l’indomani cambi qualcosa, magari le regole. Nessuno toglie il piede dall’acceleratore e così siamo il Paese con i prezzi più bassi al mondo”.

Conti (E.ON): “Price cap? Non sono d’accordo. Unico beneficio è limitare dinamiche speculative”

“Il price cap non mi trova d’accordo. Unico beneficio è limitare dinamiche speculative”, dice l’ad di E.ON Italia Luca Conti. “L’unica cosa da fare è investire nel mercato per cambiare il mix”.

Granella: “Tetto al prezzo? Non è un soluzione. In Italia sarà sempre soggetta a volatità finché ci sarà dipendenza dal gas”

Sulle ipotesi di price cap e disaccoppiamento il ceo del gruppo Dolomiti Energia si dice scettico: “Bisogna decidere se vogliamo un’economia di mercato un’economia socialista. E’ chiaro che c’è volatilità dei prezzi: mettere un prezzo massimo rischia di creare un ancoraggio. Penso che occorrerebbe investire nel mercato, lasciare il mercato esprimersi, abituandosi al concetto che l’Italia rimarrà con un fattore di volatilità importante, finché ci sarà questa dipendenza dal gas. Saremo soggetti a quello che succede fuori.

Monti (Edison): “Su nucleare bisogna fare delle scelte. Serve un mix energetico più equilibrato”

Sulle rinnovabili, dice l’ad di Edison Nicola Monti, “noi possiamo arrivare a un 70-80%, abbiamo bisogno di un carico di base di energia programmabile”, e “sul nucleare bisogna fare delle scelte”

Dal Fabbro (Iren): “Programmazione non sia solo sulle emissioni, serve una politica industriale adeguata”

“Dobbiamo diventare più resilenti dal punto di vista della sicurezza energetica, cioè essere più indipendenti attraverso le rinnovabili”, dice il presidente Iren Luca Dal Fabbro. “Dobbiamo tornare a fare politica industriale”. La prossima programmazione – aggiunge – deve essere ì in termini di emissioni, ma serve anche una politica industriale adeguata “in ottica di energie rinnovabili”.

Mazzoncini (A2A): “Aziende pronte a investire se si chiarisce il quadro regolatorio”


“Dopo lo shock del 2022 ci aspettavamo una spinta maggiore in tema di autonomia energetica”, dice l’amministratore delegato di A2A Renato Mazzoncini. “L’accelerazione dello scorso anno è dovuto soprattutto al Superbonus, cioè applicazioni piccole ma costosissime”. L’aziende – ha sottolineato Mazzoncini – “sono pronte a investire se si chiarisce il quadro regolatorio, possiamo ancora farcela a centrare gli obiettivi al 2030”

Iacono (Engie): “Non siamo in linea con gli obiettivi al 2030. Serve aumentare il ricorso alle rinnovabili”

“Non siamo in linea in linea con gli obiettivi al 2030 dello sviluppo delle rinnovabili. È evidente che nel frattempo sono intervenuti tanti fattori. Non abbiamo una produzione di gas naturale, non abbiamo il nucleare, unica possibilità per migliorare il mix energetico è aumentare il ricorso alle rinnovabili”, dice Monica Iacono, presidente e amministratore delegato ENGIE Italia

Alessandro Benetton (Edizione): “Benetton è una società che avrà futuro ma serve ripartenza radicale”

In chiusura del suo intervento, il presidente di Edizione Alessandro Benetton si sofferma sul marchio Benetton, definitito “numericamente poco importante ma per le radici fondamentale”. “Voglio pensare che sia una società che avrà un futuro, ma serve una ripartenza radicale”. L’azienda, ha aggiunto, “è qualcosa che è stato molto importante nel processo di diversificazione”. Secondo Benetton l’”autoreferenzialità” è stata “un prezzo molto alto che è stato pagato”, e anche la “mancanza di giusto equilibrio tra management e proprietà ha fatto pagare un prezzo molto alto”. In ogni caso, ha concluso Benetton,” quando la radice è buona ci può essere una nuova pianta che nasce”.

Burlando (Bancomat): “Il segreto dell’IA per le banche è la personalizzazione”

“Come bancomat gestiamo 10 milioni di transazioni al giorno”, spiega l’ad Burlando. “Chiaramente per noi avere un sistema di data analytics è fondamentale, per garantire anche la sicurezza delle nostre transazioni. Per il mondo bancario, la personalizzazione è una delle ‘abilità’ chiave per una implementazione di successo dell’IA generativa”. Secondo Burlando, l’IA “sarà per certi versi anche ‘emotiva’, nel senso della cura del rapporto con il cliente. I nuovi sistemi offrono una potenzialità di avere una relazione diversa con il cliente, legata ai suoi bisogni come esser umani. Grazie all’IA possiamo automatizzare l’interazione ma anche rispondere ai bisogni in modo più gradevole. Abbiamo in sperimentazione un help desk di primo livello di questo tipo”.

Ferrari (Capgemini): “Per sfruttare a pieno l’IA servono processi di digitalizzazione a 360 gradi”

“Con l’IA generativa stiamo vivendo un cambiamento a una velocità tale che ci impone di prendere coscienza del fatto che si può anche sbagliare. Dobbiamo però avere una infrastruttura tecnologica e applicativa in grado di diffondere i benefici che ne derivano: significa investimenti che consentano di portare le nostre aziende sul cloud, ma anche ristrutturare i processi aziendali per capire dove ci serve veramente l’IA. Non può essere la soluzione per tutto”. Così Monia Ferrari, amministratore delegato di Capgemini Italia, sul palco di A&F Live con Fabrizio Burlando, amministratore delegato e direttore generale Bancomat nel corso del panel “Nuove tecnologie e IA al servizio del sistema bancario”. Per Ferrari il pre-requisito è che “le aziende non si concentrino sulla tecnologia fine a sé stessa, ma compiano un percorso di digitalizzazione a 360 gradi. Nello specifico del settore bancario, tanto si sta facendo – ad esempio – portando il core delle aziende sul cloud. Ma ancora tanto è da fare”. Quanto alla collaborazione tra IA e persone in azienda, per Ferrari “dire che tutta questa tecnologia non cambierà il mondo del lavoro non è pensabile. Il prossimo futuro è l’IA robotica, gli ‘umanoidi’ sono prossimi ad arrivare in modo importante: da qui al 2030 il suo costo sarà paragonabile a quello di una piccola auto. Entrerà nelle nostre aziende in modo importante, dobbiamo mettere tutto quello che di buono ha l’umano a controllo della macchina”.

Melandri: “L’Europa faccia più politiche fiscali e industriali”

“L’Europa rischia di mettere un freno sull’applicazione dei modelli di compliance, facendo danni a quelle imprese che sono già partite e si troverebbero svantaggiate. Le pmi devono essere aiutate, sostenute. Servono più politiche fiscali, industriali, e meno compliance. Credo si stia aprendo una fase in cui vanno sostenuti i costi amministrativi, pesanti soprattutto per le pmi”. Lo afferma Giovanna Melandri, economista, ex ministro della Cultura, presidente di Human Foundation e fondatrice di Gsg Impact.

Santagostino (Cap): “L’Italia indietro nel riutilizzo di acqua depurata”

“L’Italia riutilizza solo il 5% dell’acqua depurata, mentre Paesi come Israele arrivano fino al 95%. Addirittura, alcuni stati degli Usa la utilizzano anche per uso potabile. Forse per questo non siamo ancora pronti, ma margine per crescere c’è. Nell’agricoltura, ad esempio, arriviamo quasi a metà del riutilizzo dell’acqua e si potrebbe fare ancora molto. È un tema di economia circolare ma anche di risparmio”. Lo afferma Yuri Santagostino, presidente del Gruppo Cap.

Santagostino (Cap): “Sì alla semplificazione dei processi, ma con certezze per le aziende”

“Bisogna andare verso la digitalizzazione e semplificazione dei processi autorizzativi. Nel frattempo, le aziende devono avere dei tempi certi per muoversi e bisogna dialogare con la collettività perché si senta partecipe”. Lo afferma Yuri Santagostino, presidente di Gruppo Cap.

Melandri: “Sull’economia circolare molto è stato fatto, e tanto altro c’è da fare”

“Imprese italiane sono leader nell’economia circolare, e sono consapevoli dei margini di crescita e potenzialità del settore. Siamo virtuosi nell’utilizzo delle materie prime e seconde, anche se c’è ancora molto da fare. Tra le cose che bisogna costruire, l’Europa è un mercato unico dell’economia circolare”. Lo afferma Giovanna Melandri, economista, ex ministro della Cultura, presidente di Human Foundation e fondatrice di Gsg Impact.

Gagliardi (Kpmg): “Negli ultimi 10 anni disaccoppiamento tra interesse politico ed economico. Le imprese devono unire le forze”

“Noi abbiamo avuto nel giro di 10 anni disaccoppiamento tra interesse politico ed economico. E’ da 10 anni che si innestano tensioni che si sono tradotte in conflitti caldi, una fase culminata con l’arrivo di Trump”, dice Francesco Gagliardi, partner Kpmg. Occorre “rimodellare le rotte comerciali e le catene di fornitura. Creare giuste sinergie con Paesi che hanno affinità culturali con noi”. Le imprese, aggiunge “devono unire le forze”

Corradini D’Arenzio (Simest): “Tema dei dazi è verissimo, ma è importante trovare rotte nuove”


“Il tema dei dazi è verissimo, ma è importante trovare rotte nuove. Ci sono paesi che stanno crescendo e in cui la voglia di Italia è fortissima”, dice Regina Corradini d’Arienzo di Simest. “Noi siamo molto diversi dagli altri stati europei. Siamo la quarta potenza al momento per export e la seconda per diversificazione. Il tema dell’incertezza e degli shock è tema importante. Noi dobbiamo unire le forze per ridurre incertezza. Non basta dire alle imprese: internazionalizzatevi. Non è facile soprattutto se sei piccolo”

Mastalia (Unicredit): “Per affrontare e vincere grandi sfide ci servono grandi banche”

“Per affrontare e vincere le grandi sfide ci servono banche grandi”, spiega Massimiliano Mastalia di Unicredit a proposito del consolidamento nel sistema bancario e il rischio che possa allontanarsi così dal mondo delle piccole imprese. Rispetto invece ai rischi che si affacciano per le aziende, Mastalia spiega che “c’è già forte capacità di reagire da parte delle imprese. Gli imprenditori sono chiamati ad affrontare diverse sfide, che possono rivelarsi anche opportunità. Penso ad esempio all’impatto dell’AI”.

Dragoni (Leonardo): “C’è un prima e dopo Chat Gpt”

“Noi di Leonardo abbiamo percepito l’intelligenza artificiale come un salto. C’è un prima e dopo Chat Gpt, che ha dimostrato a tutti che avere un assistente digitale in casa permette di stare al passo con la tecnologia che oggi va alla velocità della luce”. Lo afferma Daniele Dragoni, head of Hpc & deep digital innovation hub di Leonardo.

Tornielli (Fincantieri): “per attività strategiche bene sviluppare la tecnologia in casa”

Quando si parla di intelligenza artificiale per usi strategici, “un elemento fondamentale deve essere la sicurezza del dato, quindi l’infrastruttura non può uscire dai confini nazionali, a volte anche aziendali. E lo stesso vale per gli algoritmi: quando c’è un’attività strategia è bene sviluppare la tecnologia in casa, magari attraverso partnership. Per quello che è meno strategico, non ha senso reinventare la ruota, si può guardare al mercato”. Lo afferma Michele Tornielli, Responsabile Digital Lab / Vice President Digital Lab di Fincantieri.

Durante (Sisal): “solo con Ai si può stare al passo con richieste rapide del consumatore”

Integrare l’intelligenza artificiale richiede nei processi aziendali richiede una cultura dell’innovazione. “Solo le aziende che hanno una strategia sull’AI saranno in grado di fornire le informazioni in tempo reale che oggi il consumatore richiede”, afferma Francesco Durante, ceo di Sisal.

Masoero (Siemens): “Anche le pmi usano l’Industrial AI”

“L’industrial Ai può essere utilizzata non solo dalle grandi imprese, ma anche dalle pmi, che già iniziano a utilizzarle per l’elaborazione di dati. E in questo l’Italia è un esempio vincente”. Lo afferma Floriano Masoero, presidente e amministratore delegato di Siemens.

Lio (Accenture It): “Ai ci impone di ripensare all’organizzazione del lavoro”

Secondo una recente ricerca di Accenture, il 40% delle ore lavorate oggi verrà impattato dall’intelligenza artificiale, non sostituito. “L’AI lavorerà con gli uomini, e questo richiede di ripensare l’organizzazione del lavoro per estrarre maggior valore dal processo. Questa è la sfida”. Lo ha detto Teodoro Lio, amministratore delegato di Accenture Italia.

Schiffrin: “Ai tempi dell’Ai è essenziale applicare il diritto sulla proprietà intellettuale”

Google e Meta hanno preso il giornalismo di qualità e ne hanno fatto uso a loro vantaggio. Oggi Open Ai sta facendo la stessa cosa. Credo che l’applicazione del diritto sulla proprietà intellettuale sia essenziale. L’intelligenza artificiale è stata utilizzata in molti modi utili, ma credo che il mondo verso cui stiamo andando ora, deregolarizzato e a vantaggio di pochi, rischia di essere molto pericoloso”. Lo afferma Anya Schiffrin, director of the Technology, Media, and Communications specialization di Columbia Sipa.

Schiffrin: “Sulla tecnologia l’Ue è un’alternativa agli Usa”

“JD Vance è stato molto chiaro: non vuole vedere regole sull’intelligenza artificiale, e quando lo ha detto a Parigi non si rivolgeva solo all’Europa, ma anche al Canada. Le grandi aziende dicevano che le norme frenano l’innovazione, ma sappiamo che non è vero. Anzi, può aiutare: abbiamo bisogno di regole chiare per innovare. C’è un’enorme opportunità su cui l’Unione europea dovrebbe investire perché potrebbe essere un’alternativa interessante agli Usa. Molti professori e ingegneri americani vorrebbero venire in Europa”. Lo afferma Anya Schiffrin, director of the Technology, Media, and Communications specialization di Columbia Sipa.

Gori (Prysmian) : “Crescita organica e possibili ulteriori acquisizioni”

“La prossima settimana ci sarà un importante evento, sarà da raccontare”, ha detto il presidente di Prysmian Francesco Gori spiegando che la traiettoria è quella di una “crescita organica” con “possibili ulteriori acquisizioni”

Vita (Amplifon) : “Presenti in 26 Paesi come se fossimo una realtà locale”

“Giochiamo in 26 Paesi come se fossimo una realtà locale”, ha detto l’ad di Amplifon ricordando anche il caso dell’espansione in Cina. Una mossa “fatta nel 2018 con qualche preoccupazione. Abbiamo deciso alla fine di entrarci perché non potevamo starne fuori”.

Massaro (Sace): “Cento miliardi di opportunità soprattutto grazie all’export”

“Come Sace identifichiamo 100 miliardi di opportunità soprattutto grazie all’export” negli utlimi 15 anni ha generato un terzo del nostro Pil”, ha detto Silvia Massaro di Sace. “Abbiamo identificato 14 Paesi gate, dove pensiamo che crescita dell’export posso essere del 4%, sopra il 3% di media all’estero”, ha detto citando i casi di Colombia, Messico, Vietnam, Turchia, Serbia tra gli altri.

Freni: “Opa sono fenomeni di mercato. Governo osserva da spettatore interessato”

Freni: “Le opa sono fenomeni di mercato, il governo le guarda. Il governo non è giocatore né arbitro, siamo spettatori interessati”

Freni: “Serve creare un ecosistema che generi rendimento”

“Dobbiamo essere capace di creare un ecosistema che generi rendimento, gli investimenti non arrivano dove ci sono i sorrisi ma dove ci sono i rendimenti”, ha detto Freni

Freni “Certamente c’è un problema di accesso al credito per le pmi. Sistema troppo bancocentrico, sta arrivando il tempo dell’equity”


“Certamente c’è un problema di accesso al credito per le pmi” , ha detto il sottosegretario all’Economia Federico Freni che individua due ragioni strutturali. “Le nostre pmi hanno sofferte per ragioni non a loro imputabili, allergia a regole di corporate governance e accesso al credito richiede il rispetto di determinati prametri”. Dall’altro le nostre pmi hanno vissuto in un sistema troppo banco centrico. Il debito era una unica soluzione. Il tempi del debito “sta finendo e sta arrivando a tempo di equity. Vuoi perché i parametri sono più vantaggiosi e perché il debito nel 2025 consente uno sviluppo omogeneo delle pmi”

Ambrosoli: “Il credito è ancora oggi un punto di riferimento e un elemento essenziale per lo sviluppo delle imprese”

“C’è un tema di governance, allo stato attuale la soluzione resta quello del credito bancario”, ha detto Umberto Ambrosoli, presidente di Banca Aletti e Fondazione Banco Bpm. “Il credito è ancora oggi un punto di riferimento, un elemento essenziale per il loro sviluppo”. Serve -ha aggiunto - “un sistema bancario adeguato al loro sviluppo”

Terzariol (Generali): “Molto bene la nuova legge sulle polizze per catastrofi naturali”

Dal 31 marzo entrerà in vigore la legge 213 del 30 dicembre scorso, che punta ad aumentare le coperture assicurative delle pmi contro le catastrofi naturali. “Vediamo la legge in maniera positiva, siamo sempre stati un suo sostenitore”, afferma Giulio Terzariol, ceo Insurance di Generali. “Il divario di coperture in italia è particolarmente pronunciato, oltre l’80%. C’era assolutamente bisogno di una legge, soprattutto che si rivolgesse alle pmi. La vediamo con molto favore e crediamo che possa creare una cultura assicurativa nel tempo. Anche l’anno passato, il governo ha fatto molto per promuovere l’assicurazione climatica, penso che si stia muovendo molto bene in questo ambito. Come Generali siamo assolutamente allineati, siamo stati i primi a introdurre una polizza catastrofale stand alone”.

Terzariol (Generali): “Nel 2023 il divario di coperture è addirittura aumentato”

“Qualche anno fa si potevano avere diverse opinioni sul cambiamento climatico e sul suo possibile impatto. Oggi invece i dati parlano chiaro: le perdite economiche nel 2024 ammontano a quasi 400 miliardi di dollari, senza contare gli incendi in California di inizio 2025. Fondamentale sarà lo sviluppo del mercato, basti pensare che nel 2023 il divario di coperture è addirittura aumentato e non diminuito come invece vorremmo. Come assicurazione, ma anche per il sistema, è importante ridurlo, lavorando insieme”. Lo afferma Giulio Terzariol, ceo insurance di Generali.

Zanuzzi (Terna): “La rete contribuirà a rendere mercati più efficienti”

Gli obiettivi di medio e lungo periodo impongono una crescita dell’energia dalle rinnovabili a ritmi serrati. “La rete, oltre a collegare impianti, dovrà trasportare l’energia prodotta. Il nostro piano di investimenti da 23 miliardi di euro è funzionale a sostenere la rete nella transizione dalle fonti fossili, assicurando una gestione in sicurezza. E credo anche che riusciremo a realizzare le condizioni per avere maggior efficienza sui mercati, contribuendo così a stabilizzare i prezzi dell’energia”. Lo afferma Pier Francesco Zanuzzi, direttore rete di trasmissione nazionale di Terna.

Melchiotti (Cesi): “Abbiamo investito molto sulle reti, ma oggi quadro è cambiato”

In tema di reti, “l’Italia e l’Europa in generale non sono messe male rispetto al resto del mondo. Si è investito molto in tecnologia e innovazione e il sistema regolamentare ha contribuito alla crescita. Ma il quadro intorno a noi è cambiato, ciò che un tempo veniva considerato estremo oggi non lo è”. Lo afferma Nicola Melchiotti, chief executive officer and managing director di Cesi.

Armani (Enel Grid): “Reti fondamentali per l’Italia”

“Rendere le reti in grado di reggere in modo efficace ed efficiente più fonti rinnovabili è una priorità del nostro Paese. Negli ultimi anni abbiamo fatto uno sforzo crescente”. Lo afferma Gianni Vittorio Armani, direttore di Enel grids and innovability.

Derchi (Snam): “Stoccaggi, rigassificazione e trasporto per contrastare il calo del gas russo”

Per Massimo Derchi, chief operations officer di Snam, sono state utilizzate sostanzialmente tre leve “per gestire il calo delle importazioni di gas dalla Russia. La prima è rappresentata dagli stoccaggi, che in Italia sono in una situazione di maggior tranquillità rispetto al resto d’Europa, abbiamo circa un sesto degli stoccaggi europei. La seconda grande leva è stata la rigassificazione: un anno dopo la crisi abbiamo avviamo la nave di Piombino e a breve sarà pronta quella di Ravenna. Insieme, garantiscono 10 miliardi di metri cubi di gas, poco meno del 20% di quello che si consuma in Italia all’anno. Ultima e terza leva utilizzata per gestire la crisi del gas è stato il trasporto. Venuto meno l’import russo, ci siamo rivolti maggiormente verso sud, verso il Nord Africa. Nel complesso, il sistema ha retto e continua a reggere”.

Gas da Africa, Descalzi: “Non possiamo pensare che fornitura durerà per sempre”

Quanto durerà la fornitura di idrocarburi dall’Africa? “Loro sono i padroni di casa”, ha detto Descalzi. “Non possiamo pensare che sarà per sempre”, ha aggiunto, ricordando che è un continente che sta crescendo molto i termini demografici, e quindi crescerà anche la loro domanda di energia.

Descalzi: “L’Africa è il nostro secondo Paese”

“L’Africa è tradizionalmente stato il nostro secondo Paese. Ha rappresentato il 50/60% dei nostri investimenti. Il nostro posizionamento forte è in Nord Africa: Libia, Algeria, Egitto. Ma siamo presnrti in 14 Paesi .L’Africa dal punto di vista energetico è diventata importante dopo la crisi energetica.

Descalzi: “Africa è diventata alternativa a Russia in termini energetici”

“L’Africa è diventata un grossa alternativa in termini energetica alla Russia” non solo in termini di idrocarburi, ma anche rispetto alle rinnovabili, ha detto l’amministratore delegato di Claudio Descazi, intervistato da Maurizio Molinari

Stiglitz: “Trump rispetta solo il potere”

“Trump rispetta solo il potere. Rispetta così tanto la Russia non perché la sua economia è forte, ma perché Putin è un duro e l’Europa è un debole. Per questo è pronto a calpestarla”, ha detto Stiglitz.

Stiglitz: “La distruzione della democrazia americana è appena cominciata”

“La distruzione della democrazia americana è appena cominciata”, dice Stiglitz

Stiglitz: “L’Europa deve farsi sentire contro Trump: è l’ultimo presidio di democrazia al mondo”

“E’ importante che l’Europa si faccia sentire contro Trump. Europa è ultimo bastione rimanente della democrazia al mondo. Se l’Europa resterà unità, potrà diventare il paladino dei diritti umani”, dice Stiglitz.

Stiglitz: “C’è un nuovo ordine mondiale”

“C’è un nuovo ordine mondiale”, dice Stiglitz. Guardandolo dalla prospettiva dell’emisfero occidentale. Il Canada -dice -”è spaventato, non pensano che ci sarà un’invasione, che potrebbe esserci, occupando piccoli territori, per erodere la sovranità. E nemmeno la Groenlandia. Molti si aspettano che ci ritireremo dalla Nato, ma Trump ha chiarito che non vuole occuparsi della sicurezza dell’Europa. Panama ha motivo di preoccuparsi, è già successo con il governo Reagan. Nella sua prospettiva l’emisfero occidentale dev’essere governato dagli Stati Uniti”.

Stiglitz: “Trump sta distruggendo l’università”

Trump, dice Stiglitz, “sta distruggendo le nostre università”

Stiglitz: “Trump come Napoleone, immagina il mondo diviso in tre”

“Trump è come Napoleone”, ha detto Stiglitz aggiungendo che “si immagina il mondo diviso in tre”: Stati Uniti, Cina, e Russia. Con l’Europa stretta tra questi tre blocchi che secondo lui è “debole e divisa”.

Stiglitz: “Trump va preso sul serio”

“Trump va preso sul serio, perché purtroppo fa quello che dice. Bisogna capire le sue ossessioni e le sue idee sbagliate”.Ha detto il premio nobel Joseph Stiglitz, intervistato da Maurizio Molinari

I relatori della giornata

I commenti dei lettori