Il governo scommette sul Pil all’1%. In arrivo il Dpfp, il documento che precede la manovra
di Valentina ConteROMA – Il governo Meloni scommette sul Pil vicino all’1% e sul deficit al 2,9% quest’anno. Per centrare l’uscita dalla procedura europea per deficit eccessivo nel 2027, dopo che il 3,1% certificato dall’Istat per il 2025 ha fatto sfumare l’anticipo di un anno. E per provare comunque ad attivare la clausola di salvaguardia nazionale sulle spese per energia e difesa.
Cosa c’è nel Dpfp
Questa settimana i numeri saranno messi nero su bianco nel Dpfp, il Documento programmatico di finanza pubblica che il governo dovrà trasmettere alle Camere entro il 2 ottobre. Dentro ci saranno le nuove previsioni su Pil, deficit e debito, il quadro per il prossimo triennio e, secondo la bozza di risoluzione della maggioranza, anche «l’articolazione delle misure» della…
ROMA – Il governo Meloni scommette sul Pil vicino all’1% e sul deficit al 2,9% quest’anno. Per centrare l’uscita dalla procedura europea per deficit eccessivo nel 2027, dopo che il 3,1% certificato dall’Istat per il 2025 ha fatto sfumare l’anticipo di un anno. E per provare comunque ad attivare la clausola di salvaguardia nazionale sulle spese per energia e difesa.
Cosa c’è nel Dpfp
Questa settimana i numeri saranno messi nero su bianco nel Dpfp, il Documento programmatico di finanza pubblica che il governo dovrà trasmettere alle Camere entro il 2 ottobre. Dentro ci saranno le nuove previsioni su Pil, deficit e debito, il quadro per il prossimo triennio e, secondo la bozza di risoluzione della maggioranza, anche «l’articolazione delle misure» della manovra con i relativi effetti finanziari.
Gli spazi restano esigui. Per uscire dalla procedura nel 2027 il deficit 2026 dovrà restare sotto il 3%. E qui si incrocia il dossier della clausola europea: Roma ha chiesto a Bruxelles flessibilità per circa 36 miliardi nel triennio 2026-2028, tra difesa ed energia. Ma usare nuovo deficit renderebbe più difficile rispettare il traguardo. La stessa risoluzione prevede, se necessario, una relazione al Parlamento per autorizzare lo scostamento.
Le incognite e l’aiutino
Pesano poi due incognite: la crisi energetica, che può imporre nuovi interventi, e il maggiore costo degli interessi sul debito.
Un aiuto arriva invece dal fiscal drag. La crescita nominale di salari e pensioni spinge in alto il gettito Irpef anche senza ritoccare le aliquote. Un tesoretto implicito che può aiutare sulle coperture, proprio mentre il governo punta a concentrare una parte delle risorse sul taglio dell’Irpef al ceto medio.