L’economia circolare entra in cantina

L’economia circolare entra in cantina

Dalla valorizzazione degli scarti alla produzione di energia rinnovabile, fino all’agrivoltaico e alle pratiche agricole che assorbono carbonio: il gruppo Caviro investe in tecnologie e processi che riducono l’impatto ambientale e rafforzano la sostenibilità agricola

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In un’economia che corre verso la neutralità climatica e in cui le filiere produttive sono chiamate a ridurre sprechi e consumi, la sostenibilità non è più un elemento accessorio: è una leva competitiva. Per le imprese italiane, soprattutto nei settori agricoli e agroalimentari, l’economia circolare rappresenta la possibilità di trasformare i vincoli ambientali in valore, ridisegnando processi, prodotti e modelli di business. È in questa direzione che si muove la cooperativa vitivinicola Caviro che negli ultimi anni ha costruito un sistema integrato di recupero e rigenerazione dei sottoprodotti della filiera. “La sostenibilità è al centro del nostro modello di business”, spiega Giampaolo Bassetti, direttore generale del gruppo, che definisce questo approccio “Il cerchio della vite. Dove tutto torna”.

Il primo tassello riguarda la capacità di trasformare ciò che un tempo sarebbe stato uno scarto. “Processiamo oltre 110 mila tonnellate di sottoprodotti della vinificazione (fecce, vinacce e materie tartariche) per ottenere prodotti nobili come alcol di seconda generazione, acido tartarico, vinaccioli, enocianina e altri estratti”, racconta Bassetti. “Ritiriamo inoltre scarti agroalimentari e vegetali, in tutto più di 500 mila tonnellate, che rigeneriamo attraverso i processi di digestione anerobica per la produzione di biogas, compostaggio e valorizzazione energetica”. Il cerchio si chiude con la generazione di energia rinnovabile – che alimenta gli stabilimenti produttivi e permette un risparmio emissivo di circa 80 mila tonnellate di CO2 equivalente – e fertilizzanti naturali, che tornano in vigna apportando sostanza organica al terreno. “Inoltre, il nostro agrivoltaico avanzato su vigneto sperimentale di Forlì, il primo e più grande in Italia, rappresenta un esempio innovativo di unione di produzione energetica e attività agricola, preservando la qualità delle uve e studiando nuovi modelli di sostenibilità integrata”, osserva Bassetti. Parallelamente, c'è un forte impegno nella riduzione dell’impronta idrica attraverso tecnologie a basso consumo e il reimpiego delle acque di processo: nel 2024 sono stati recuperati oltre 500 milioni di litri di acqua, coprendo il 40% del fabbisogno idrico del gruppo ed evitando il prelievo da falda.

Lo scorso anno il gruppo ha dedicato il 45% degli investimenti complessivi ad ambiti Esg (ambientali, sociali e di governance). Tra i progetti più recenti, che ha visto un investimento complessivo di 20 milioni di euro, c’è il nuovo impianto per la produzione di acido tartarico naturale di Caviro Extra, società del gruppo Caviro. “Inaugurato a ottobre, ci ha consentito di portare a Faenza tutta la produzione di acido tartarico naturale di Caviro, precedentemente realizzata a Treviso”, racconta Bassetti. “Con una capacità produttiva di acido tartarico naturale di 5 mila tonnellate annue e una capacità di stoccaggio del prodotto finito di 1.200 tonnellate, il nuovo impianto rappresenta un esempio avanzato di valorizzazione dei sottoprodotti della filiera vitivinicola. L’acido tartarico, infatti”, prosegue, “è un ingrediente estremamente versatile ottenuto dagli scarti di vinificazione e destinato ai comparti alimentare, enologico, farmaceutico, cosmetico e industriale. La sua produzione nel sito di Faenza si integra in modo sinergico con le altre lavorazioni dei sottoprodotti, all’interno di un impianto completamente autosufficiente dal punto di vista energetico grazie alla generazione di energia rinnovabile proveniente dagli stessi scarti”.

Misurare questi progressi richiede certificazioni e standard riconosciuti. “Negli anni abbiamo ottenuto diverse certificazioni tra cui Equalitas (rilasciata da Valoritalia), Iso 14001, SA8000, Iso 45001 e le certificazioni per la produzione di biometano e etanolo sostenibile, tanto per citarne alcune tra quelle che hanno l’impatto maggiore sulla percezione del mercato e che rendono misurabile il nostro percorso”, racconta Bassetti. “Ogni certificazione”, aggiunge, “ha un ruolo specifico: Equalitas è fondamentale perché certifica la sostenibilità del nostro vino e rafforza il nostro impegno ambientale verso i consumatori e i partner della filiera. SA8000, per noi che come cooperativa rappresentiamo quasi 15 mila viticoltori, è importante per sottolineare la responsabilità sociale e la valorizzazione del lavoro. La Certificazione di sostenibilità Biometano e Bioetanolo/Ghg Protocol ci posiziona invece come leader nella transizione energetica e nell’economia circolare, mostrando in maniera tangibile come trasformiamo i sottoprodotti in valore, chiudendo il cerchio della filiera circolare”. Infine, il gruppo ha ottenuto recentemente il certificato di conformità italiano al Regolamento Ue 2019/1009 sui fertilizzanti (rilasciato da Valoritalia) che introduce l’obbligo della marcatura Ce come requisito indispensabile per l’immissione in commercio dei fertilizzanti nell’Unione Europea. “Questo risponde alla crescente domanda di prodotti sicuri, rispettosi dell’ambiente e della salute umana, animale e vegetale”, osserva Bassetti.

Le sfide future riguardano sia l’innovazione sia il radicamento agricolo. “Continuiamo a concentrare i nostri sforzi per contribuire al raggiungimento di 10 dei 17 Obiettivi dell'Agenda Onu 2030” sottolinea il direttore generale. Sul fronte dell’innovazione di prodotto, il gruppo sta esplorando nuove categorie del mondo beverage (low alcol, ready to drink) per rispondere alle nuove sensibilità dei consumatori, in Italia e all’estero. “Parallelamente, continuiamo a investite per rafforzare la sostenibilità dell’intera filiera agricola”, conclude. “È in fase di partenza un progetto pilota di carbon farming sviluppato insieme ai soci romagnoli su circa 110 ettari di vigneto, con l’obiettivo promuovere una gestione più sostenibile della vigna, generando al tempo stesso valore economico aggiuntivo per gli agricoltori attraverso la produzione di crediti di carbonio derivanti da pratiche virtuose”.

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