A quasi dieci anni dalla sua introduzione in Italia, il pegno rotativo continua ad acquisire importanza come strumento finanziario. Esso consente alle imprese di utilizzare un patrimonio di beni mobili, come materie prime o prodotti finiti, per ottenere finanziamenti. Ovviamente lasciando i beni messi, come per esempio le bottiglie di vino o le forme di formaggio, a garanzia nella disponibilità dell’impresa. La principale caratteristica del pegno rotativo è proprio la sua flessibilità: i beni possono essere impiegati, venduti o sostituiti nel corso dell’operazione finanziaria senza necessità di modifiche formali alla garanzia, a condizione che il valore complessivo rimanga conforme a quanto concordato con l’istituto finanziatore.
Gli attori coinvolti in questo meccanismo sono molteplici. Al centro c’è l’impresa che intende accedere al credito, che deve identificare i beni oggetto del pegno e mantenerne una corretta gestione contabile. L’istituto di credito svolge il ruolo di erogatore del finanziamento, valutando il valore dei beni e monitorandone la consistenza nel tempo. Inoltre, possono intervenire soggetti terzi specializzati nella custodia e nel controllo dei beni, soprattutto quando si tratta di merci di valore significativo o destinate a mercati complessi. In taluni casi, per garantire la trasparenza e la corretta gestione, entrano in gioco le società di certificazione che attestano la qualità, la quantità o lo stato dei beni, aumentando la sicurezza percepita dal finanziatore.
I benefici per le aziende derivano principalmente dalla possibilità di migliorare la liquidità e ottimizzare il capitale circolante. Grazie al pegno rotativo, le imprese possono ottenere credito senza dover cedere proprietà o immobilizzare definitivamente beni, rendendo più efficiente la gestione delle scorte e permettendo un flusso di finanziamento continuo. Questo strumento è particolarmente utile per le aziende che operano in settori con stagionalità della produzione o fluttuazioni significative nella domanda, perché consente di modulare l’uso del credito in base alle esigenze operative. Inoltre, la flessibilità del pegno rotativo riduce i costi legati alla garanzia tradizionale costituita dall’ipoteca rendendo il credito più accessibile anche a imprese di dimensioni medie e piccole, purché con disponibilità di beni mobili oggetto di lavorazione.
Le certificazioni giocano spesso un ruolo cruciale nella solidità dello strumento. Attestare la qualità, la quantità o lo stato dei beni oggetto del pegno aumenta la fiducia degli istituti di credito e può incidere positivamente sul costo del finanziamento. Nel ragionamento vanno incluse anche le certificazioni di sostenibilità, a cui le banche assegnano una crescente importanza. Certificazioni di terze parti o controlli periodici sul patrimonio oggetto del pegno consentono inoltre di ridurre il rischio di insolvenza e garantire la tracciabilità dei beni, elementi fondamentali per la gestione di operazioni finanziarie ricorrenti.
Sul fronte degli enti certificatori il ruolo da pioniere è spettato a Valoritalia che già nel 2020 ha sottoscritto il primo accordo che ha visto la partecipazione di Federdoc e di Crédit Agricole. Negli anni successivi sono poi arrivate le intese con Unicredit, Monte dei Paschi di Siena, Iccrea Banca, Credem e altri istituti di credito.
“Il pegno rotativo è uno strumento determinante per il comparto vitivinicolo e agroalimentare in generale, perché nasce dalla collaborazione tra soggetti diversi e riesce a generare un beneficio concreto per tutta la filiera - spiega Giuseppe Liberatore, direttore generale di Valoritalia - In questo modello, Valoritalia ha un ruolo cardine: verifica la presenza fisica del vino in cantina, ne controlla la coerenza con i registri telematici dell’azienda, ne analizza le caratteristiche chimico-fisiche e ne accerta la conformità al disciplinare di produzione. Attraverso report dedicati, queste informazioni vengono poi condivise con le banche, creando un sistema di fiducia che consente alle imprese di valorizzare lo stoccaggio e gestire la liquidità in modo più flessibile. La possibilità di sostituire i beni nel tempo rende infine lo strumento dinamico e adattabile, accompagnando la crescita delle produzioni Dop e Igp”.