Il futuro delle certificazioni

Il futuro delle certificazioni

Giuseppina Amodio di Valoritalia racconta in quale direzione sta andando il settore per soddisfare le esigenze di consumatori ed aziende

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Le certificazioni sono in continua evoluzione. Esso segue infatti le esigenze dei consumatori e delle aziende. Abbiamo fatto il punto con Giuseppina Amodio, direttrice operativa di Valoritalia, per capire dove sta andando il settore.

Quale strategia sta seguendo Valoritalia nell’introduzione sul mercato italiano di nuove certificazioni?

“La strategia di Valoritalia è orientata a supportare le imprese nei principali processi di transizione ecologica, sostenibilità etica ed economica e qualificazione dei sistemi produttivi, attraverso lo sviluppo di schemi di certificazione coerenti con i principi Esg, con l'Agenda 2030 e le linee di intervento del Pnrr. L’obiettivo è accompagnare il sistema produttivo italiano in un percorso strutturato di crescita e miglioramento continuo, intercettando i trend di mercato attraverso analisi dedicate e ricerche annuali commissionate a Nomisma, così da offrire strumenti credibili, riconosciuti e capaci di generare valore nel medio-lungo periodo”.

In base a quali criteri vengono scelti i nuovi ambiti di certificazione?

“I nuovi ambiti vengono individuati sulla base della loro rilevanza strategica per le imprese, della domanda espressa dal mercato e della coerenza con l’evoluzione normativa e delle politiche europee. In una prima fase l’attenzione è stata concentrata sul comparto agroalimentare, ma oggi Valoritalia sta estendendo il proprio raggio d’azione a tutti i settori in cui la sostenibilità rappresenta un fattore competitivo, con l’obiettivo di offrire percorsi di certificazione trasversali e applicabili a imprese di diversa dimensione e settore”.

Quali fra le nuove certificazioni rispondono a richieste già raccolte fra le aziende?

“Tra le certificazioni che rispondono a richieste concrete del mercato rientrano EquiPlanet, che certifica la coerenza di un'organizzazione con gli obiettivi Agenda 2030 e gli Esg, le certificazioni di turismo sostenibile (ISO21401 e GSTC), le verifiche e validazioni di dichiarazioni di carbon footprint e neutrality ( ISO 14064-1, ISO 14067 e ISO 14068-1), la certificazione dei fertilizzanti e la certificazione SQNBA per il benessere animale. Questi strumenti rispondono all’esigenza delle imprese di dimostrare in modo oggettivo il proprio impegno in ambito ambientale, sociale e di governance, rafforzando al tempo stesso il posizionamento competitivo lungo le filiere e sui mercati”.

Quali sono le prospettive di sviluppo dei nuovi schemi di certificazione e il loro impatto sul mercato?

“Le prospettive di sviluppo sono molto significative, in particolare per schemi come EquiPlanet, che da strumento inizialmente pensato per il settore agroalimentare si è evoluto in un modello applicabile a tutti i comparti produttivi. L’inclusione di requisiti come la carbon footprint e il bilancio di sostenibilità risponde a richieste sempre più frequenti da parte degli istituti di credito, in ottica di rating e ranking bancario, e rappresenta un fattore chiave per l’accesso e il consolidamento nei mercati internazionali. In questo senso, le certificazioni diventano un vero catalizzatore di competitività”.

Come si colloca lo sviluppo delle certificazioni in Italia rispetto alle altre grandi economie europee?

“Il mercato delle certificazioni è oggi fortemente integrato a livello internazionale e le certificazioni italiane sono ampiamente riconosciute nei principali mercati europei ed extraeuropei, come Nord America, Canada e Giappone. Valoritalia opera intercettando i bisogni specifici del mercato italiano e trasformandoli in schemi di certificazione in grado di rappresentare un valore aggiunto concreto per le imprese, contribuendo al rafforzamento della reputazione e della competitività del sistema produttivo italiano sui mercati globali”.

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