I più amati dagli italiani? I titoli di Stato, pur con qualche distinguo rispetto al passato. Non solo dalle famiglie, ma anche dai fondi comuni e dalle banche, sebbene con dinamiche diverse.
Partiamo dalle banche: al settembre scorso (secondo i dati censiti dalla Consob) l'esposizione al debito sovrano domestico (Bot e Btp, in sostanza) degli istituti di credito nostrani era pari al 10% del totale dell'attivo, mentre quasi tre anni prima, a fine 2010, lo stesso valore era al 7%. Secondi classificati i Bund, in percentuale più o meno analoga rispetto a tre anni prima.
La stessa preferenza in termini di adesioni, si legge ancora nella Relazione Consob per il 2013, si registra se si passa alle famiglie: poco più del 12% infatti nel 2013 deteneva Bot, Btp e prodotti simili. Non è il massimo degli ultimi tempi, anzi è meno dell'anno prima e del 2007 (per entrambi gli anni era il 13%) ma si conferma comunque come un investimento molto presente nelle scelte di investimento. Non solo, a parte conti correnti e Buoni postali, i titoli di Stato rappresentano anche una scelta "pesante" nei portafogli delle famiglie italiane: relativamente a quelle che hanno dichiarato di averne in portafoglio, secodo le stime su dati di Gfk Eurisko la quota di attività finanziarie in titoli di Stato è pari al 13,7% (media ponderata), praticamente la stessa quota detenuta in obbligazioni (italiane ed estere), ferme al 13,8%, ma meno rispetto al 2012, quando i titoli di Stato rappresentavano il 17,1% dei portafogli.
Forte "dimagrimento" anche per la quota in azioni italiane, passate da più del 10% dei portafogli delle famiglie nel 2007, a poco meno del 5%. In compenso però nel 2013 è cresciuto il numero delle famiglie che ha comprato azioni italiane (il 3,5%) mentre nel 2012 erano ferme al 3% (ma erano oltre il 6% nel 2007).
Arriva invece al top di periodo, dal 2007 ad oggi, la scelta di investire in derivati: quasi l'1% delle famiglie italiane ne ha comprati; un po' di più rispetto a chi invece ha scelto un programma misto polizze-fondi oppure a chi ha una gestione patrimoniale o ancora azioni estere. Ma se nel 2013 tutte e tre le classi di prodotto sono satate scelte da meno dell'1% delle famiglie italiane, rispetto al 2007 il trend è in discesa (si è quasi dimezzato) per gestioni, polizze e azioni estere, per i derivati la tendenza è opposta.
E tanti titoli di Stato (appena sotto il 40%) anche nei portafogli dei fondi comuni aperti di diritto italiano. In generale sono stati i prodotti del risparmio gestito a segnare un boom significativo, con un incremento della raccolta e del patrimonio rilevati. In particolare sono andati bene i fondi esteri (+30% il patrimonio) mentre a livello di raccolta hanno tirato la volata i fondi comuni italiani (+27 miliardi di euro); gli esteri si sono attestati a 20 miliardi.
Partiamo dalle banche: al settembre scorso (secondo i dati censiti dalla Consob) l'esposizione al debito sovrano domestico (Bot e Btp, in sostanza) degli istituti di credito nostrani era pari al 10% del totale dell'attivo, mentre quasi tre anni prima, a fine 2010, lo stesso valore era al 7%. Secondi classificati i Bund, in percentuale più o meno analoga rispetto a tre anni prima.
La stessa preferenza in termini di adesioni, si legge ancora nella Relazione Consob per il 2013, si registra se si passa alle famiglie: poco più del 12% infatti nel 2013 deteneva Bot, Btp e prodotti simili. Non è il massimo degli ultimi tempi, anzi è meno dell'anno prima e del 2007 (per entrambi gli anni era il 13%) ma si conferma comunque come un investimento molto presente nelle scelte di investimento. Non solo, a parte conti correnti e Buoni postali, i titoli di Stato rappresentano anche una scelta "pesante" nei portafogli delle famiglie italiane: relativamente a quelle che hanno dichiarato di averne in portafoglio, secodo le stime su dati di Gfk Eurisko la quota di attività finanziarie in titoli di Stato è pari al 13,7% (media ponderata), praticamente la stessa quota detenuta in obbligazioni (italiane ed estere), ferme al 13,8%, ma meno rispetto al 2012, quando i titoli di Stato rappresentavano il 17,1% dei portafogli.
Forte "dimagrimento" anche per la quota in azioni italiane, passate da più del 10% dei portafogli delle famiglie nel 2007, a poco meno del 5%. In compenso però nel 2013 è cresciuto il numero delle famiglie che ha comprato azioni italiane (il 3,5%) mentre nel 2012 erano ferme al 3% (ma erano oltre il 6% nel 2007).
Arriva invece al top di periodo, dal 2007 ad oggi, la scelta di investire in derivati: quasi l'1% delle famiglie italiane ne ha comprati; un po' di più rispetto a chi invece ha scelto un programma misto polizze-fondi oppure a chi ha una gestione patrimoniale o ancora azioni estere. Ma se nel 2013 tutte e tre le classi di prodotto sono satate scelte da meno dell'1% delle famiglie italiane, rispetto al 2007 il trend è in discesa (si è quasi dimezzato) per gestioni, polizze e azioni estere, per i derivati la tendenza è opposta.
E tanti titoli di Stato (appena sotto il 40%) anche nei portafogli dei fondi comuni aperti di diritto italiano. In generale sono stati i prodotti del risparmio gestito a segnare un boom significativo, con un incremento della raccolta e del patrimonio rilevati. In particolare sono andati bene i fondi esteri (+30% il patrimonio) mentre a livello di raccolta hanno tirato la volata i fondi comuni italiani (+27 miliardi di euro); gli esteri si sono attestati a 20 miliardi.