Chi vede il bicchiere mezzo pieno dice che non riescono a decollare; chi lo vede mezzo vuoto parla di flop permanente. Di sicuro non vanno bene e l'ultima fotografia scattata dalla Covip sulle forme di previdenza complementare è impietosa: un milione e quattrocentomila persone hanno sospeso i contributi nel 2013 - soprattutto causa crisi economica - i nuovi iscritti tra i giovani sono troppo pochi e i rendimenti offerti da queste forme di risparmio differito continuano a non essere brillanti.
Certo, il 2013 dal punto di vista della gestione finanziaria è stato meno deludente di altri periodi, ma la spiegazione è abbastanza semplice: nel 2013 praticamente tutti i mercati sono andati bene, con la parziale eccezione del settore immobiliare. Difficile sbagliare, insomma. E in effetti non lo hanno fatto, nel complesso, nemmeno i fondi pensione (interessati per altro dall'aumento della tassazione dall'11 all'11,5% nell'ambito del decreto Irpef). Però le linee azionarie dei fondi pensione negoziali - ad esempio - hanno reso lo scorso anno il 12,8%; il 16% i fondi aperti (sempre comparto azionario) e il 19,3% le unit linked azionarie dei Pip. Non poco, ma forse non abbastanza se si pensa che l'indice Msci mondiale nel 2013 ha guadagnato il 24%; il doppio insomma di quanto hanno portato a casa ad esempio i fondi negoziali.
Certo, queste forme di investimento di lunghissimo termine devono guardare ai risultati di altrettanto lungo periodo. E la gestione deve essere necessariamente difensiva, per proteggere le pensioni future; il che significa che quando i mercati salgono i guadagni sono meno ampi di una gestione finanziaria pura. Però anche guardando le cose da questo punto di vista c'è poco da stare allegri: nel 2008 (anno in effetti orribile per le Borse) le perdite dei prodotti specializzati nell'azionario ad esempio hanno toccato punte del 36,5% per le unit linked (meno per le altre tipologie).
E il raffronto con il Tfr? Forse è proprio questo l'aspetto da tenere più a mente: quanto si guadagna nel medio periodo, a fronte di un rendimento privo di rischio legato al Tfr? Ebbene, è la Covip a dircelo: il risultato cumulato a partire dal 2000 segna un più 48,7% per i fondi negoziali rispetto al più 46,1% del Tfr. Forse troppo poco il vantaggio, a fronte del rischio di mercato che comunque ci si assume con la previdenza complementare. Che dovrebbe rappresentare lo strumento principe per integrare le pensioni future.
Certo, il 2013 dal punto di vista della gestione finanziaria è stato meno deludente di altri periodi, ma la spiegazione è abbastanza semplice: nel 2013 praticamente tutti i mercati sono andati bene, con la parziale eccezione del settore immobiliare. Difficile sbagliare, insomma. E in effetti non lo hanno fatto, nel complesso, nemmeno i fondi pensione (interessati per altro dall'aumento della tassazione dall'11 all'11,5% nell'ambito del decreto Irpef). Però le linee azionarie dei fondi pensione negoziali - ad esempio - hanno reso lo scorso anno il 12,8%; il 16% i fondi aperti (sempre comparto azionario) e il 19,3% le unit linked azionarie dei Pip. Non poco, ma forse non abbastanza se si pensa che l'indice Msci mondiale nel 2013 ha guadagnato il 24%; il doppio insomma di quanto hanno portato a casa ad esempio i fondi negoziali.
Certo, queste forme di investimento di lunghissimo termine devono guardare ai risultati di altrettanto lungo periodo. E la gestione deve essere necessariamente difensiva, per proteggere le pensioni future; il che significa che quando i mercati salgono i guadagni sono meno ampi di una gestione finanziaria pura. Però anche guardando le cose da questo punto di vista c'è poco da stare allegri: nel 2008 (anno in effetti orribile per le Borse) le perdite dei prodotti specializzati nell'azionario ad esempio hanno toccato punte del 36,5% per le unit linked (meno per le altre tipologie).
E il raffronto con il Tfr? Forse è proprio questo l'aspetto da tenere più a mente: quanto si guadagna nel medio periodo, a fronte di un rendimento privo di rischio legato al Tfr? Ebbene, è la Covip a dircelo: il risultato cumulato a partire dal 2000 segna un più 48,7% per i fondi negoziali rispetto al più 46,1% del Tfr. Forse troppo poco il vantaggio, a fronte del rischio di mercato che comunque ci si assume con la previdenza complementare. Che dovrebbe rappresentare lo strumento principe per integrare le pensioni future.