MILANO - Non poteva capitare in un periodo peggiore, almeno a giudicare dalle ultime 48 ore, quest'ultimo collocamento - il settimo - del Btp Italia, il titolo a tasso fisso ma agganciato all'inflazione domestica. Le sottoscrizioni partiranno lunedì 20 e andranno avanti almeno fino alla sera del giorno successivo, mentre per il 22 potrebbe scattare la chiusura anticipata. Il momento, per l'emittente, è pessimo: con i rialzi dell'ultimo momento, il Tesoro rischia di essere costretto ad essere ben più generoso di quanto sarebbe stato solo una manciata di giorni fa.
Il Tesoro ha fissato all'1,15% la cedola minima reale, poi a fine collocamento si saprà quello definitivo (che non potrà mai essere più basso di quello che verrà annunciato). A quel rendimento poi andrà sommata l'inflazione - sempre che ci sia - altrimenti resta il rendimento reale del titolo. Per questo il tasso (reale nel caso del Btp Italia) in genere è leggermente più basso del rendimento nominale dei Btp di pari durata già in circolazione sul mercato: la differenza di rendimento esprime appunto le attese di inflazione, nel periodo considerato (ormai i Btp indicizzati sono a sei anni).
Il calendario
In altre parole, se uno si aspetta che nei prossimi anni l'inflazione media annua sia allo 0,4%, dovrebbe togliere quei punti base ai Btp analoghi in circolazione, per arrivare alla cedola che verrà annunciata domani sera. In realtà il tasso che verrà reso noto tra poco sarà una via di mezzo, tra attese di inflazione (che tra l'altro per ora non c'è, visto che siamo in deflazione, anche se il momento dovrebbe essere considerato eccezionalmente negativo) e i tassi di mercato. Ad esempio nell'ultima emissione di Btp Italia, che aveva una cedola facciale fissata all'1,65%, il Tesoro ridusse di circa 20 punti base il rendimento degli analoghi titoli in circolazione, sul mercato secondario, per fissare la cedola minima reale del Btp Italia. Nelle emissioni ancora precedenti, lo "sconto" rispetto ai tassi sul secondario era stato anche maggiore, ma all'epoca erano anche ben più corpose le aspettative di inflazione, anzi già l'inflazione in essere.
Solo pochi giorni fa, il Btp settembre 2020, quello più vicino come scadenza al prossimo Btp Italia, esprimeva un rendimento lordo pari all'1,308% e il Btp Italia aprile 2020 rendeva l'1,169%. Oggi - dati di primo pomeriggio - il Btp settembre 2020 era schizzato all'1,63%. Rendendo apparentemente superata l'attesa di un tasso nominale intorno all'1,10%, che fino a qualche giorno fa era una sorta di media di Trilussa tra chi considerava la prossima cedola ben prezzata all'1% e chi invece si aspettava l'1,2%. Una cosa è certa: anche in questi momenti di grande turbolenza sui mercati, il Btp Italia si sta dimostrando un buon sostegno contro la volatilità: tutti i titoli emessi sono sopra la parità, compreso l'ultimo arrivato (anche se il margine in questo caso è più limitato).
Il Tesoro ha fissato all'1,15% la cedola minima reale, poi a fine collocamento si saprà quello definitivo (che non potrà mai essere più basso di quello che verrà annunciato). A quel rendimento poi andrà sommata l'inflazione - sempre che ci sia - altrimenti resta il rendimento reale del titolo. Per questo il tasso (reale nel caso del Btp Italia) in genere è leggermente più basso del rendimento nominale dei Btp di pari durata già in circolazione sul mercato: la differenza di rendimento esprime appunto le attese di inflazione, nel periodo considerato (ormai i Btp indicizzati sono a sei anni).
Il calendario
In altre parole, se uno si aspetta che nei prossimi anni l'inflazione media annua sia allo 0,4%, dovrebbe togliere quei punti base ai Btp analoghi in circolazione, per arrivare alla cedola che verrà annunciata domani sera. In realtà il tasso che verrà reso noto tra poco sarà una via di mezzo, tra attese di inflazione (che tra l'altro per ora non c'è, visto che siamo in deflazione, anche se il momento dovrebbe essere considerato eccezionalmente negativo) e i tassi di mercato. Ad esempio nell'ultima emissione di Btp Italia, che aveva una cedola facciale fissata all'1,65%, il Tesoro ridusse di circa 20 punti base il rendimento degli analoghi titoli in circolazione, sul mercato secondario, per fissare la cedola minima reale del Btp Italia. Nelle emissioni ancora precedenti, lo "sconto" rispetto ai tassi sul secondario era stato anche maggiore, ma all'epoca erano anche ben più corpose le aspettative di inflazione, anzi già l'inflazione in essere.
Solo pochi giorni fa, il Btp settembre 2020, quello più vicino come scadenza al prossimo Btp Italia, esprimeva un rendimento lordo pari all'1,308% e il Btp Italia aprile 2020 rendeva l'1,169%. Oggi - dati di primo pomeriggio - il Btp settembre 2020 era schizzato all'1,63%. Rendendo apparentemente superata l'attesa di un tasso nominale intorno all'1,10%, che fino a qualche giorno fa era una sorta di media di Trilussa tra chi considerava la prossima cedola ben prezzata all'1% e chi invece si aspettava l'1,2%. Una cosa è certa: anche in questi momenti di grande turbolenza sui mercati, il Btp Italia si sta dimostrando un buon sostegno contro la volatilità: tutti i titoli emessi sono sopra la parità, compreso l'ultimo arrivato (anche se il margine in questo caso è più limitato).