Meno titoli di Stato, più fondi e polizze: così è cambiato il risparmio degli italiani
Vittoria Puledda, di VITTORIA PULEDDALa fotografia di Via Nazionale: nel 2014 gli investitori istituzionali hanno raddoppiato la raccolta presso la clientela, le banche hanno smesso di far concorrenza con i propri bond e distribuiscono a piene mani questi prodotti, che garantiscono commissioni, mentre i Btp scendono di tre punti percentuali nei portafogli delle famiglie
Boom del risparmio gestito, discesa della quota di titoli di Stato, riduzione degli investimenti in attività reali (a vantaggio di quelli in strumenti finanziari) e lieve ripresa - per la prima volta dal 2010 - della spesa per consumi: è questa la fotografia delle attività delle famiglie italiane, scattata dalla Relazione annuale della Banca d'Italia per il 2014.
Una fotografia che conferma due fenomeni: la discesa dei tassi di interesse sui titoli di Stato, che ha spinto i risparmiatori a cercare strade più remunerative per i loro investimenti, e la minore pressione delle banche nel reperire risorse presso la clientela, grazie al forte flusso di liquidità a condizioni molto vantaggiose fornito dalla Banca centrale europea.
Gli investitori istituzionali, sottolinea Bankitalia, l'anno scorso hanno fatto incetta di ricchezza: nel 2014 tra Sgr, fondi pensioni, assicurazioni e altri soggetti - solo italiani - hanno raccolto fondi per 111 …
Una fotografia che conferma due fenomeni: la discesa dei tassi di interesse sui titoli di Stato, che ha spinto i risparmiatori a cercare strade più remunerative per i loro investimenti, e la minore pressione delle banche nel reperire risorse presso la clientela, grazie al forte flusso di liquidità a condizioni molto vantaggiose fornito dalla Banca centrale europea.
Gli investitori istituzionali, sottolinea Bankitalia, l'anno scorso hanno fatto incetta di ricchezza: nel 2014 tra Sgr, fondi pensioni, assicurazioni e altri soggetti - solo italiani - hanno raccolto fondi per 111 …
Boom del risparmio gestito, discesa della quota di titoli di Stato, riduzione degli investimenti in attività reali (a vantaggio di quelli in strumenti finanziari) e lieve ripresa - per la prima volta dal 2010 - della spesa per consumi: è questa la fotografia delle attività delle famiglie italiane, scattata dalla Relazione annuale della Banca d'Italia per il 2014.
Una fotografia che conferma due fenomeni: la discesa dei tassi di interesse sui titoli di Stato, che ha spinto i risparmiatori a cercare strade più remunerative per i loro investimenti, e la minore pressione delle banche nel reperire risorse presso la clientela, grazie al forte flusso di liquidità a condizioni molto vantaggiose fornito dalla Banca centrale europea.
Gli investitori istituzionali, sottolinea Bankitalia, l'anno scorso hanno fatto incetta di ricchezza: nel 2014 tra Sgr, fondi pensioni, assicurazioni e altri soggetti - solo italiani - hanno raccolto fondi per 111 miliardi, più del doppio rispetto all'anno precedente. Per ritrovare un boom di queste proporzioni occorre andare indietro, alla fine degli anni Novanta; la cifra attuale cresce ancora considerevolmente (di quasi 60 miliardi) se si considerano anche i fondi comuni promossi da soggetti basati all'estero e sottoscritti da soggetti italiani. Nel 2014 i flussi netti verso fondi, polizze vita, prodotti previdenziali e gestioni patrimoniali hanno rappresentato il 6,9% del Pil, mentre erano il 3,1% un anno prima.
La parte del leone la fanno le assicurazioni (57,5 miliardi di flussi netti nel 2014) seguite dai fondi comuni italiani, ormai distribuiti a piene mani agli sportelli bancari e postali: l'80% della raccolta per questo strumento è stata effettuata da questi canali, mentre nel 2013 la percentuale era del 70. Del resto, per le banche il risparmio gestito è diventato un formidabile serbatoio di commissioni, e quindi di guadagni: via Nazionale ricorda che gli utili dei gestori di fondi aperti e di patrimoni su base individuale sono aumentati del 22% (mentre le sgr specializzate nel comparto immobiliare hanno sofferto).
Complessivamente, la quota di risparmio gestito sul totale delle attività finanziarie delle famiglie ha raggiunto il 26% (soprattutto grazie a fondi comuni e assicurazioni) in forte crescita rispetto agli anni passati (il minimo storico è stato toccato nel 2008) ma ancora piuttosto contenuta nel confronto internazionale: nell'area euro, ad esempio, il risparmio gestito rappresenta il 40% e supera il 60 nel Regno Unito.
Un altro aspetto che differenzia gli investitori istituzionali italiani da quelli europei è la quota di titoli di Stato, che rappresentano il 35% delle attività mentre sono meno del 10% del portafoglio degli investitori dell'area euro. Guardando invece la composizione delle attività delle famiglie (che comprende anche il circolante e i depositi bancari e postali) i titoli di Stato e le altre obbligazioni sono scesi, nel 2014, al 13,4% del totale mentre erano pari al 16,6% l'anno prima. Grazie all'aumento dei prezzi di azioni e bond, è cresciuta la ricchezza finanziaria lorda delle famiglie mentre per tutto il 2014 è continuata la flessione dei prezzi degli immobili (per quanto la Banca d'Italia, nei suoi sondaggi congiunturali, segnali qualche primo elemento di miglioramento del settore (ad esempio si è ridotto lo sconto medio sui prezzi di vendita nel primo trimestre del 2015, così come si è fortemente attenuata la flessione dei prestiti per l'acquisto di abitazioni).
Una fotografia che conferma due fenomeni: la discesa dei tassi di interesse sui titoli di Stato, che ha spinto i risparmiatori a cercare strade più remunerative per i loro investimenti, e la minore pressione delle banche nel reperire risorse presso la clientela, grazie al forte flusso di liquidità a condizioni molto vantaggiose fornito dalla Banca centrale europea.
Gli investitori istituzionali, sottolinea Bankitalia, l'anno scorso hanno fatto incetta di ricchezza: nel 2014 tra Sgr, fondi pensioni, assicurazioni e altri soggetti - solo italiani - hanno raccolto fondi per 111 miliardi, più del doppio rispetto all'anno precedente. Per ritrovare un boom di queste proporzioni occorre andare indietro, alla fine degli anni Novanta; la cifra attuale cresce ancora considerevolmente (di quasi 60 miliardi) se si considerano anche i fondi comuni promossi da soggetti basati all'estero e sottoscritti da soggetti italiani. Nel 2014 i flussi netti verso fondi, polizze vita, prodotti previdenziali e gestioni patrimoniali hanno rappresentato il 6,9% del Pil, mentre erano il 3,1% un anno prima.
La parte del leone la fanno le assicurazioni (57,5 miliardi di flussi netti nel 2014) seguite dai fondi comuni italiani, ormai distribuiti a piene mani agli sportelli bancari e postali: l'80% della raccolta per questo strumento è stata effettuata da questi canali, mentre nel 2013 la percentuale era del 70. Del resto, per le banche il risparmio gestito è diventato un formidabile serbatoio di commissioni, e quindi di guadagni: via Nazionale ricorda che gli utili dei gestori di fondi aperti e di patrimoni su base individuale sono aumentati del 22% (mentre le sgr specializzate nel comparto immobiliare hanno sofferto).
Complessivamente, la quota di risparmio gestito sul totale delle attività finanziarie delle famiglie ha raggiunto il 26% (soprattutto grazie a fondi comuni e assicurazioni) in forte crescita rispetto agli anni passati (il minimo storico è stato toccato nel 2008) ma ancora piuttosto contenuta nel confronto internazionale: nell'area euro, ad esempio, il risparmio gestito rappresenta il 40% e supera il 60 nel Regno Unito.
Un altro aspetto che differenzia gli investitori istituzionali italiani da quelli europei è la quota di titoli di Stato, che rappresentano il 35% delle attività mentre sono meno del 10% del portafoglio degli investitori dell'area euro. Guardando invece la composizione delle attività delle famiglie (che comprende anche il circolante e i depositi bancari e postali) i titoli di Stato e le altre obbligazioni sono scesi, nel 2014, al 13,4% del totale mentre erano pari al 16,6% l'anno prima. Grazie all'aumento dei prezzi di azioni e bond, è cresciuta la ricchezza finanziaria lorda delle famiglie mentre per tutto il 2014 è continuata la flessione dei prezzi degli immobili (per quanto la Banca d'Italia, nei suoi sondaggi congiunturali, segnali qualche primo elemento di miglioramento del settore (ad esempio si è ridotto lo sconto medio sui prezzi di vendita nel primo trimestre del 2015, così come si è fortemente attenuata la flessione dei prestiti per l'acquisto di abitazioni).