MILANO - L'Eurozona in crisi a seguito di elezioni in Paesi chiave, a cominciare dalla Francia, che premiano i movimenti populisti. E' questa la cornice che fa tremare i polsi agli investitori. Una paura manifestata durante un sondaggio che Moody's ha effettuato presso la platea di banchieri, uomini d'affari e della finanza che sono accorsi in sedici centri del business nel Vecchio continente per assistere alle presentazioni dell'agenzia di rating. Per l'Italia la platea è stata quella di Milano, che spicca rispetto alle altre quando si tratta di indicare le banche come possibile anello debole del sistema in caso di rialzo accelerato dei rendimenti (in compagnia di Madrid e Dublino). Tra le altre cose, emerge una visione poco convinta del meccanismo di risoluzione delle banche attraverso il bail-in, che secondo i più non verrà mai applicato alla lettera ma si piegherà alle esigenze politiche.
I protagonisti dei mercati finanziari indicano nella voce "ritorno di una crisi nell'Eurozona" il maggior spauracchio per i prossimi mesi: segno che - nonostante anni di politiche ultra accomodanti dalla Bce - mettersi alle spalle il peggio è ancora una operazione incompiuta. Al secondo posto ci sono i populismi trionfanti nelle prossime elezioni in Paesi-chiave, a partire dalla Francia di fine aprile. Moody's condivide solo in parte la visione, considerando basse le possibilità di una crisi vera e propria nell'area con la moneta unica o addirittura di rottura dell'euro. Restano problemi nel medio periodo, proprio legati alla possibilità che manchino governi forti e seriamente intenzionati a cementare il progetto europeo, chiamato nei prossimi mesi a uno scatto definitivo.
Il rialzo dei rendimenti che si scorge all'orizzonte - molto più vicino negli Usa di quanto non lo sia per l'Eurozona - secondo gli investitori metterà pressione al settore bancario, che pure lamenta da tempo la difficoltà di fare margini in un panorama di tassi sotto zero. Nella stragrande maggioranza dei casi, il bail-in è già messo almeno parzialmente in soffitta: tre operatori finanziari su quattro si aspettano una gestione "politicizzata" delle risoluzioni delle banche in difficoltà, con la condivisione delle perdite attivata solo sugli obbligazionisti junior e il governo di turno pronto a dare il suo supporto. A Milano si fa largo addirittura la convinzione che il bail-in possa esser utilizzato solo una volta, ma poi stoppato per evitare i rischi di contagio. Moody's cita per altro il caso di Mps, sottolineando come le preoccupazioni dell'esecutivo abbiano portato a un intervento pubblico che rischia di andare oltre il sentiero tracciato dalla direttiva europea sulle risoluzioni Brrd.
Piazza Affari spicca infine per un altra paura: la fine degli acquisti della Bce. Milano è la città finanziaria dove lo stop al Qe viene infatti indicata - più che in ogni altro posto - come il principale problema che le società dovranno affrontare nella loro facilità di accedere al mercato dei capitali. Nella media del pubblico sondaggiato, è invece la risalita dei rendimenti il tema da seguire.
I protagonisti dei mercati finanziari indicano nella voce "ritorno di una crisi nell'Eurozona" il maggior spauracchio per i prossimi mesi: segno che - nonostante anni di politiche ultra accomodanti dalla Bce - mettersi alle spalle il peggio è ancora una operazione incompiuta. Al secondo posto ci sono i populismi trionfanti nelle prossime elezioni in Paesi-chiave, a partire dalla Francia di fine aprile. Moody's condivide solo in parte la visione, considerando basse le possibilità di una crisi vera e propria nell'area con la moneta unica o addirittura di rottura dell'euro. Restano problemi nel medio periodo, proprio legati alla possibilità che manchino governi forti e seriamente intenzionati a cementare il progetto europeo, chiamato nei prossimi mesi a uno scatto definitivo.
Il rialzo dei rendimenti che si scorge all'orizzonte - molto più vicino negli Usa di quanto non lo sia per l'Eurozona - secondo gli investitori metterà pressione al settore bancario, che pure lamenta da tempo la difficoltà di fare margini in un panorama di tassi sotto zero. Nella stragrande maggioranza dei casi, il bail-in è già messo almeno parzialmente in soffitta: tre operatori finanziari su quattro si aspettano una gestione "politicizzata" delle risoluzioni delle banche in difficoltà, con la condivisione delle perdite attivata solo sugli obbligazionisti junior e il governo di turno pronto a dare il suo supporto. A Milano si fa largo addirittura la convinzione che il bail-in possa esser utilizzato solo una volta, ma poi stoppato per evitare i rischi di contagio. Moody's cita per altro il caso di Mps, sottolineando come le preoccupazioni dell'esecutivo abbiano portato a un intervento pubblico che rischia di andare oltre il sentiero tracciato dalla direttiva europea sulle risoluzioni Brrd.
Piazza Affari spicca infine per un altra paura: la fine degli acquisti della Bce. Milano è la città finanziaria dove lo stop al Qe viene infatti indicata - più che in ogni altro posto - come il principale problema che le società dovranno affrontare nella loro facilità di accedere al mercato dei capitali. Nella media del pubblico sondaggiato, è invece la risalita dei rendimenti il tema da seguire.