Economia

la classifica

Crédit Agricole la più attiva nell'M&A
Nel 2011, in Italia, 285 operazioni

I francesi conquistano la finanza nostrana. Sono gli investitori più attivi con spese per 12 miliardi e gli advisor transalpini hanno seguito fusioni e acquisizioni per 14 miliardi. Mediobanca la prima delle italiane

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MILANO - Italia terra di conquista. Per investitori e banchieri. I primi sfruttano i cali di Borsa e le difficoltà di azionisti e imprenditori per fare shopping nel Belpaese, gli altri sono, invece, pronti a seguire oltre confine i loro clienti a caccia di fee (commissioni) per operazioni di finanza straordinaria. A cominciare dalle acquisizioni e fusioni annunciate da inizio anno ad oggi.

Con un risultato che lascia poco spazio alle interpretazioni. Secondo i dati raccolti da Bloomberg, i francesi sono i primi acquirenti di società italiane con investimenti per 12 miliardi da inizio anno. E francesi sono due delle prime quattro banche più attive nel settore della consulenza: Crédit Agricole al primo posto, Société Générale al quarto. Con una quota di mercato complessiva che arriva - per controvalore - al 47%: insieme hanno gestito operazioni per 14 miliardi.

La prima banca italiana è Mediobanca che ha seguito operazioni per 3,9 miliardi, pari al 13,2% del totale. Più indietro i big come Intesa Sanpaolo e Unicredit che viaggiano intorno al 20esimo posto avendo gestito, insieme, acquisizioni e fusioni per poco più di 900milioni di dollari (il 3,6% del totale).

Alle spalle di Crédit Agricole salgono sul podio Credit Suisse e Rothschild. Al quinto posto Bofa-Merrill Lynch e a seguire Lazard, Mediobanca, Morgan Stanley e Bnp Paribas al decimo posto.

A trainare la classifica sono state, quest'anno, poche, grandi operazioni, a cominciare dall'Opa da 3 miliardi lanciata da Lvmh su Bulgari seguita - tra gli altri - proprio da Crédit Agricole che ha curato anche la cessione, per 1,2 miliardi, di Coin da Pai Partners a Bc, e Parmalat passata a Lactalis.

Nel complesso in Italia sono state annunciate 285 operazioni per poco meno di 30 miliardi di dollari con un premio medio pagato ai venditori del 4,05%. In netto calo rispetto ai rendimenti record di pochi anni fa, ma anche al 10% che veniva riconosciuto a inizio anno. Quando banchieri e fondi erano convinti che il peggio della crisi fosse alle spalle.