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la Cdp interessata solo ad Avio, no a Edison

L’ad del Fondo strategico italiano, Giorno Tempini, ammette l’interesse nella controllata di Finmeccanica. Ma boccia il sostegno a Edison contro i soci francesi

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Via libera al dossier Avio, ma nessun interesse per Edison. Il Fondo strategico italiano, lo strumento creato dal governo in difesa delle aziende nazionale contro possibile scalate straniere muove i primi passi. Ed è già tempo di scelte. "Siamo in grado di agire subito", ha confermato Giovanni Gorno Tempini, l’amministratore delegato di Cassa depostiti prestiti - che al momento è l’unico finanziatore del fondo con 4 miliardi di euro. E quel subito si riferisce all’eventualità che il Fondo strategico entri nel capitale di Avio, la controllata di Finmeccanica attiva nel settore dell’aviazione che potrebbero essere un obiettivo dei concorrenti francesi di Safran.

"Avio è un'azienda che ci interessa che stiamo guardando con grande attenzione", ha sottolineato il banchiere confermando le indiscrezioni del fine settimana. Non si è invece sbilanciato sulla possibilità di un ingresso nel capitale di Ansaldo-Breda e Ansaldo Sts, anche se da fonti finanziarie non si esclude che le due controllate Fiinmeccanica del settore ferroviario possano finite sul tavolo dei vertici del Fondo strategico. L’obiettivo in tutti i casi è un ingresso nel capitale in modo da fornire mezzi freschi a Finmeccanica, impegnata in una difficile operazione di riduzione dei costi e del debito dopo il calo di commesse (in particolare nel settore militare) e garantire l’italianità del controllo.

Allo stesso modo, Gorno Tempini ha ribadito di non aver interesse al dossier Edison. Nonostante alcune forze politiche della maggioranza (la Lega, in particolare) abbiamo chiesto l’ingresso in campo della Cdp a sostegno dei soci italiani impegnati in una difficile trattativa con Edf, Gorno Tempini è stato molto netto: "Non è un dossier al nostro esame. Ci sono gli azionisti che stanno valutando". Il riferimento è ai consigli di gestione e di sorveglianza di A2a, che dovrebbero decidere il divorzio dal gruppo transalpino. E l’uscita immediata dal capitale dell’utility. A questo punto, l’intervento di Cdp sarebbe del tutto inutile.