MILANO — «Il bilancio fotografa la cruda realtà e si tratta di una perdita intollerabile». Scrive così Andrea Agnelli, presidente della Juventus, nella lettera con la quale ha sentito il bisogno di spiegare agli azionisti perché la loro squadra del cuore si trova in profondo rosso.
E prosegue: «Quando circa sedici mesi fa ho assunto la presidenza ero pienamente conscio della situazione in cui si trovava la vostra, nostra, società. I risultati della gestione sportiva, che avevano prodotto un settimo posto in campionato nella stagione 2009-2010, erano il sintomo evidente di un malessere profondo, di un impoverimento del patrimonio tecnico della prima squadra tale da non renderla più competitiva. Inoltre erano già evidenti in quel momento le difficoltà economiche a cui la Juventus sarebbe andata incontro nell’esercizio che portiamo oggi all’approvazione».
In realtà il confronto tra il bilancio precedente e il primo della gestione di Andrea Agnelli si può sintetizzare in pochi numeri. Quando ha assunto la presidenza la squadra aveva in cassa (posizione finanziaria netta) sei milioni di euro, oggi ha debiti netti per 120 milioni di euro. Il rosso di bilancio è di 95,4 milioni di euro la perdita più alta nella storia bianconera (meno 11 milioni, l’anno prima), con ricavi in caduta del 47,6% da 219 milioni a 172. Un vero disastro.
Ma Andrea Agnelli scarica la colpa in parte sulla gestione precedente (quella di Blanc, voluta da John Elkann) e sul sistema, «determinato da una regolamentazione pubblica della ripartizione della principale fonte di ricavo, a dispetto della capacità di investimento e quindi di sviluppo posta in essere dai privati». Il settore non deve essere favorito, ma nemmeno penalizzato.
Ora la Exor, la holding della famiglia Agnelli, verserà 80 milioni di euro. Ma è ben accetto anche il contributo dei piccoli azionisti, che avranno il diritto di sottoscrivere la ricapitalizzazione. «Forza Juve»: dice Agnelli. E ai tifosi, «Non fateci mancare il vostro sostegno e incitamento». E nell’assemblea del 18 ottobre conterà più il sostegno finanziario.
E prosegue: «Quando circa sedici mesi fa ho assunto la presidenza ero pienamente conscio della situazione in cui si trovava la vostra, nostra, società. I risultati della gestione sportiva, che avevano prodotto un settimo posto in campionato nella stagione 2009-2010, erano il sintomo evidente di un malessere profondo, di un impoverimento del patrimonio tecnico della prima squadra tale da non renderla più competitiva. Inoltre erano già evidenti in quel momento le difficoltà economiche a cui la Juventus sarebbe andata incontro nell’esercizio che portiamo oggi all’approvazione».
In realtà il confronto tra il bilancio precedente e il primo della gestione di Andrea Agnelli si può sintetizzare in pochi numeri. Quando ha assunto la presidenza la squadra aveva in cassa (posizione finanziaria netta) sei milioni di euro, oggi ha debiti netti per 120 milioni di euro. Il rosso di bilancio è di 95,4 milioni di euro la perdita più alta nella storia bianconera (meno 11 milioni, l’anno prima), con ricavi in caduta del 47,6% da 219 milioni a 172. Un vero disastro.
Ma Andrea Agnelli scarica la colpa in parte sulla gestione precedente (quella di Blanc, voluta da John Elkann) e sul sistema, «determinato da una regolamentazione pubblica della ripartizione della principale fonte di ricavo, a dispetto della capacità di investimento e quindi di sviluppo posta in essere dai privati». Il settore non deve essere favorito, ma nemmeno penalizzato.
Ora la Exor, la holding della famiglia Agnelli, verserà 80 milioni di euro. Ma è ben accetto anche il contributo dei piccoli azionisti, che avranno il diritto di sottoscrivere la ricapitalizzazione. «Forza Juve»: dice Agnelli. E ai tifosi, «Non fateci mancare il vostro sostegno e incitamento». E nell’assemblea del 18 ottobre conterà più il sostegno finanziario.