Economia

banche e rating

Dexia, sotto osservazione di Moody's

L'agenza di rating ha puntato il faro sul merito di credito della banca franco-belga. Volano alle stelle i costi per assicurarsi contro il default dell'istituto

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PARIGI - Salvata nel 2008 dagli Stati belga, francese e lussemburghese, Dexia torna a preoccupare i mercati. Moody’s ha deciso di metterla nuovamente sotto sorveglianza negativa e il titolo è immediatamente sceso dell’8 per cento. I ministri delle Finanze belga e francese stanno discutendo del suo futuro, anche se ufficialmente non è stato confermato alcun incontro bilaterale in margine all’Eurogruppo.

Attualmente con rating ‘A3’ per i debiti a lungo termine e ‘Prime-1’ per quelli a breve, Dexia suscita inquietudine per la sua capacità a finanziarsi sui mercati : in luglio, il suo rating era già sceso da ‘A1’ ad ‘A3’. Tutte le aziende di credito transalpine hanno particolari problemi a trovare fondi in dollari, ma per Dexia, specializzata nel credito agli enti locali, c’è un rischio in più: la sua esposizione a breve termine è troppo alta e gli operatori non escludono una possibile crisi di liquidità in caso di choc sui mercati. A testimoniare la preoccupazione dei mercati c’è l’andamento dei Cds, i credit default swap, cioè l’assicurazione per proteggersi dai default di pagamento, che si è avvicinato al record di 836 punti base. In pratica, per assicurare 10 milioni bisogna sborsare ben 836 mila euro all’anno. Se si escludono le banche dei paesi che hanno ricevuto aiuti europei (Grecia, Irlanda, Portogallo), i Cds sulla Dexia sono i più cari dopo quelli della spagnola Caixa.

Secondo le indiscrezioni della stampa, il governo francese riflette a una soluzione strutturale per risolvere il caso. Venerdì, il quotidiano Les Echos ha parlato di un progetto di fusione tra la Caisse des Dépots, la Banque postale e Dexia, il cui principale obiettivo sarebbe quello di allegerire il gruppo franco-belga dei suoi 80 miliardi di esposizione nei confronti degli enti locali, detenuti dalla DexMA (Dexia Municipal Agency). L’ipotesi, tuttavia, non piace ai gruppi interessati : la Caisse des Dépots non vuol mettere a repentaglio il livello dei suoi fondi propri, la Banque Postale non vuol rinunciare alle sue nuove attività per sobbarcarsi il peso dei debiti Dexia. Ma entrambe sono controllate dallo Stato, cui spetterà la parola finale.