MILANO - Non sono bastate le promesse fatte ieri nel vertice tra la cancelliera tedesca Angela Merkel e il presidente francese Nicolas Sarkozy a far ripartire su una nota positiva la settimana borsistica. I segnali proveniento dall'Asia non sono incoraggianti anche se per una volta si può azzardare che non siano state le vicende dell'eurozona a impattare sul sentiment degli investitori.
Con Tokyo ferma per festività, tutte le attenzioni si sono concentrate sulle borse cinesi, dove Hong Kong ha chiuso in parità (+0,02)% e dove Shanghai lascia sul terreno un altro 0,61%. A Seul il Kospi ha chiuso in salita dello 0,38%, mentre a Mumbai il Sensex ha finito la seduta con un +2%.
Più che la performance odierna preoccupa però un'altra cosa e segnatamente il fatto che il Composite di Shanghai si trova ai minimi dall'aprile del 2009, una dato non incoraggiante per chi ripone le speranze di ripresa globale nel boom cinese.
Dietro la pessima performance dell'indice guida della borsa cinese c'è il cattivo andamento di quei titoli legati a filo doppio alla politica monetaria cinese: con il rischio inflazione che rimane elevato è più che probabile che le politiche monetarie restrittive di questi mesi resteranno in vigore ancora a lungo.
Il settore che rischia di venire impattato in maniera più forte è quello immobiliare. La conferma è venuta dall'andamento del mercato nella settimana passata. Solitamente nel periodo festivo in corrispondenza con il National holiday, il settore del real estate fa risultati particolarmente buoni, mentre quest'anno le vendite a Pechino si sono fermate a 1.039 abitazioni, il 23% in meno rispetto a un anno fa.
In salita l'euro a 1,3475 sul dollaro e il petrolio a 106 dollari al barile. Segno positivo per i futures sugli indici Eurostoxx 50, Dax e Cac, tutti dell'1%.
Con Tokyo ferma per festività, tutte le attenzioni si sono concentrate sulle borse cinesi, dove Hong Kong ha chiuso in parità (+0,02)% e dove Shanghai lascia sul terreno un altro 0,61%. A Seul il Kospi ha chiuso in salita dello 0,38%, mentre a Mumbai il Sensex ha finito la seduta con un +2%.
Più che la performance odierna preoccupa però un'altra cosa e segnatamente il fatto che il Composite di Shanghai si trova ai minimi dall'aprile del 2009, una dato non incoraggiante per chi ripone le speranze di ripresa globale nel boom cinese.
Dietro la pessima performance dell'indice guida della borsa cinese c'è il cattivo andamento di quei titoli legati a filo doppio alla politica monetaria cinese: con il rischio inflazione che rimane elevato è più che probabile che le politiche monetarie restrittive di questi mesi resteranno in vigore ancora a lungo.
Il settore che rischia di venire impattato in maniera più forte è quello immobiliare. La conferma è venuta dall'andamento del mercato nella settimana passata. Solitamente nel periodo festivo in corrispondenza con il National holiday, il settore del real estate fa risultati particolarmente buoni, mentre quest'anno le vendite a Pechino si sono fermate a 1.039 abitazioni, il 23% in meno rispetto a un anno fa.
In salita l'euro a 1,3475 sul dollaro e il petrolio a 106 dollari al barile. Segno positivo per i futures sugli indici Eurostoxx 50, Dax e Cac, tutti dell'1%.