Economia

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L'ispezione del 2001 su Bianchini

Già dieci anni fa la Vigilanza contestava gli incrementi retributivi a 34 dirigenti con decisione presa dal presidente Bassi fuori dal cda. Il consigliere Marco Vitale definì "immotivata e ingiustificata" la liquidazione di 2,6 miliardi di lire a Bianchini, oggi candidato con la lista Amici per il nuovo Consiglio di sorveglianza

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MILANO - Le pratiche scorrette sulle carriere in Bpm non sono materia dei giorni nostri. Risalgono indietro nel tempo. Prova ne è un'ispezione della Banca d'Italia del 2001 che già allora contestava i "significativi incrementi retributivi" presi a monte tra il presidente Paolo Bassi "in carenza di poteri" a favore di 34 dirigenti della banca per complessivi 2,35 miliardi lire annui, oltre a favorevoli trattamenti di liquidazione a favore di 23 dirigenti.

Uno di questi fu particolarmente contestato, quello a favore di Giovanni Bianchini, alle dipendenze della Bpm dal 1963 fino al 7 novembre 2000 con diversi ruoli, da vice direttore del personale a direttore commerciale. Bassi l'8 novembre 2000 viene incaricato dal cda di trattare l'uscita di Bianchini poi nel comitato esecutivo del 10 aprile 2001 si ricorda di aver già firmato un accordo in tal senso il 7 novembre precedente. Accordo che prevedeva un Tfr il cui costo complessivo per la banca ammontava a 2,63 miliardi di cui 1,57 miliardi a "titolo transattivo generale" non meglio precisato.

L'unico consigliere che ebbe il coraggio di contestare quell'accordo fu Marco Vitale che nella riunione del comitato esecutivo del 29 maggio 2001 ha fatto mettere  a verbale: "Giudico la transazione in parola immotivata e ingiustificata". L'episodio assume un significato anche oggi, a dieci anni di distanza, poichè Giovanni Bianchini figura nella lista che gli Amici hanno depositato per la nomina del futuro Consiglio di sorveglianza della Bpm che uscirà dall'assemblea del 22 ottobre.