MILANO - Continua il recupero di Unicredit che anche oggi ha guadagnato il 2,33% a 1,054 euro dopo il rally dei giorni scorsi. Nelle ultime cinque sedute - tutte al rialzo - il titolo ha guadagnato il 37% con un progresso complessivo, dal 22 settembre, il progresso è stato di oltre il 58%.
Secondo gli analisti sul rialzo hanno inciso le ricoperture sulle azioni, scattate dopo i minimi raggiunti il 23 settembre a 0,64 euro. Chi cioè aveva in precedenza venduto allo scoperto (prima del divieto scattato il 12 agosto) ha approfittato delle basse quotazioni per ricomprarselo.
Ma potrebbe esserci dell'altro. A cominciare dagli acquisti di azioni da parte di investitori cinesi che sarebbero anche interessati a rilevare una quota importante della As Roma ancora in mano a Piazza Cordusio. Di recente, comunque, l'ad di Unicredit, Federico Ghizzoni, ha ribadito: "Investitori cinesi, come chiunque intenda supportare Unicredit nel lungo termine, sarebbero benvenuti".
Secondo altri analisti, invece, il motivo del rialzo sarebbe nell'eventualità di un rinvio dell'aumento di capitale che il mercato aspetta da mesi alla luce della decisione dei governi europei di scendere in campo per rafforzare i patrimoni delle banche. Insomma, il piano annunciato giorni fa da Angela Merkel e Nicolas Sarkozy, coinvolgendo i soggetti pubblici, eviterebbe (almeno per ora) agli attuali azionisti di Unicredit di dover riaprire il portafoglio. La soluzione più auspicabile sarebbe così quella di un ritorno ai Tremonti-bond, che consentirebbe non solo di evitare il ricorso al capitale privato, ma anche di minimizzare l'effetto diluitivo per gli azionisti.
Anche perché sull'ammontare complessivo delle risorse che servirebbe a Unicredit per portare il Core Tier 1 ai livelli di Basilea 3 non c'è chiarezza. Si oscilla dai 6,8 miliardi stimati da Mediobanca ai 17 miliardi di Hsbc.
Secondo gli analisti sul rialzo hanno inciso le ricoperture sulle azioni, scattate dopo i minimi raggiunti il 23 settembre a 0,64 euro. Chi cioè aveva in precedenza venduto allo scoperto (prima del divieto scattato il 12 agosto) ha approfittato delle basse quotazioni per ricomprarselo.
Ma potrebbe esserci dell'altro. A cominciare dagli acquisti di azioni da parte di investitori cinesi che sarebbero anche interessati a rilevare una quota importante della As Roma ancora in mano a Piazza Cordusio. Di recente, comunque, l'ad di Unicredit, Federico Ghizzoni, ha ribadito: "Investitori cinesi, come chiunque intenda supportare Unicredit nel lungo termine, sarebbero benvenuti".
Secondo altri analisti, invece, il motivo del rialzo sarebbe nell'eventualità di un rinvio dell'aumento di capitale che il mercato aspetta da mesi alla luce della decisione dei governi europei di scendere in campo per rafforzare i patrimoni delle banche. Insomma, il piano annunciato giorni fa da Angela Merkel e Nicolas Sarkozy, coinvolgendo i soggetti pubblici, eviterebbe (almeno per ora) agli attuali azionisti di Unicredit di dover riaprire il portafoglio. La soluzione più auspicabile sarebbe così quella di un ritorno ai Tremonti-bond, che consentirebbe non solo di evitare il ricorso al capitale privato, ma anche di minimizzare l'effetto diluitivo per gli azionisti.
Anche perché sull'ammontare complessivo delle risorse che servirebbe a Unicredit per portare il Core Tier 1 ai livelli di Basilea 3 non c'è chiarezza. Si oscilla dai 6,8 miliardi stimati da Mediobanca ai 17 miliardi di Hsbc.