Economia

Il riassetto

Bankitalia entra a gamba tesa sullo statuto Bpm

Via Nazionale detta le nuove regole in vista dell'assemblea del 22 ottobre. Ridimensionati i poteri del consiglio di sorveglianza, maggiori controlli sui requisiti dei suoi membri e più potere ai soci di capitale

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MILANO - Banca d'Italia entra a piedi uniti nella partita Banca Popolare di Milano. Lo fa dettando le modifiche da applicare al nuovo statuto che prevede una governance duale e che dovrà essere approvato dall'assemblea di sabato 22 ottobre. Le modifiche sono numerose e di peso rilevante. Un ridimensionamento dei poteri del consiglio di sorveglianza di Bpm, un ruolo più forte per i soci di capitale e la necessità di verificare se i candidati al consiglio di sorveglianza hanno tutti i requisiti necessari ora che Bankitalia ha messo i suoi paletti.

L'obiettivo dichiarato è quello di assicurare "la sana e prudente gestione della banca" grazie a "una netta separazione tra proprietà e gestione, una chiara ripartizione dei compiti tra gli organi aziendali e una maggior incisività del ruolo dei soci di capitale". Bankitalia infatti chiede innanzitutto l'incremento delle deleghe per l'intervento in assemblea da tre a cinque. E questa modifica potrà portare a un differente svolgimento dell'assemblea, in quanto l'approvazione dello statuto verrà fatta contando sulla vecchia regola delle tre deleghe mentre l'elezione del Consiglio di sorveglianza dovrebbe essere fatta con il nuovo statuto in vigore che prevede le cinque deleghe. Una votazione più allargata dunque che potrebbe comportare diverse maggioranze.

Con altre prescrizioni Bankitalia induce una maggior separazione tra gestione e controllo: viene inserita "l'attribuzione del potere di ammissione ed esclusione dei soci al consiglio di gestione, nell'ambito delle linee generali stabilite dal consiglio di sorveglianza, la ripartizione della competenza in tema di politiche di remunerazione tra Assemblea e consiglio di sorveglianza, l'aumento del quorum qualificato per la nomina e la revoca del consiglio di gestione da parte del consiglio di sorveglianza". In pratica la lista di maggioranza, con l'elezione di undici nominativi, non potrà da sola eleggere il Consiglio di gestione anche dopo la terza votazione, in quanto sarà sempre necessario il voto favorevole di uno dei due esponenti del mercato e di un altro dei soci di minoranza.

Inoltre i pareri del Cds saranno d'ora in poi qualificati come non vincolanti. Sarà invece necessaria una maggioranza qualificata e per decidere su certi temi sarà necessario che almeno un rappresentante delle minoranze, dei fondi o degli esterni, voti a favore. Un giro di vite ai requisiti di eleggibilità pone un punto di domanda sulle liste già depositate. Lo statuto deve prevedere, impone Bankitalia, "una più stringente definizione dei requisiti previsti per i componenti del Cds e l'omogeneità dei requisiti statutari richiesti per tutti i Consiglieri di Sorveglianza, inclusi quelli nominati per far fronte agli impegni con Fondazione C.R. Alessandria e Credit Industriel et Commercial" oltre "all'ampliamento a cinque anni della durata del periodo di esperienza professionale quale requisito previsto per i componenti del consiglio di gestione". Possibile che questo giro di vite tenga fuori Giorgio Benvenuto dalla lista degli Amici.

Superato l'empasse sullo Statuto ora l'attenzione è puntata sull'indagine "carriere facili" e sulla documentazione che Bpm deve presentare su richiesta della Consob riguardo alle nomine avvenute negli ultimi 5 anni. Le risultanze, secondo fonti vicine all'istituto, dovrebbero essere sul tavolo del cda in agenda per martedi prossimo.