MILANO - La procura di Milano ha fatto ricorso in cassazione contro l'assoluzione di citi da parte dei giudici della seconda sezione del tribunale di milano, nel processo per concorso in aggiotaggio informativo legato al crac della parmalat.
L'istituto era imputato in virtù della legge 231 del 2001 sulla responsabilità degli enti. I magistrati Francesco Greco, Eugenio Fusco e Carlo Nocerino hanno presentato ricorso in relazione all'episodio legato al comunicato sulla operazione "Buco nero".
Le altre banche Che erano state imputate nello stesso processo sono Ubs (che ha patteggiato), Morgan Stanley e Deutsche Bank. Queste ultime sono state assolte come Citi, ma per loro la procura ha scelto di non presentare alcun ricorso.
La decisione è stata presa in quanto, stando alla sentenza di primo grado, il ruolo di Morgan Stanley e Deutsche Bank sarebbe stato ininfluente di fronte al reato di aggiotaggio informatico commesso dai dirigenti della Parmalat (ovvero, questi avrebbero commesso comunque il reato anche senza il contributo dato dagli istituti di credito esteri). Diverso il discorso per Citi: stando ai giudici il suo contributo sarebbe stato influente ma non ascrivibile a paolo botta, il manager imputato nel procedimento al tribunale di milano e poi assolto.
L'istituto era imputato in virtù della legge 231 del 2001 sulla responsabilità degli enti. I magistrati Francesco Greco, Eugenio Fusco e Carlo Nocerino hanno presentato ricorso in relazione all'episodio legato al comunicato sulla operazione "Buco nero".
Le altre banche Che erano state imputate nello stesso processo sono Ubs (che ha patteggiato), Morgan Stanley e Deutsche Bank. Queste ultime sono state assolte come Citi, ma per loro la procura ha scelto di non presentare alcun ricorso.
La decisione è stata presa in quanto, stando alla sentenza di primo grado, il ruolo di Morgan Stanley e Deutsche Bank sarebbe stato ininfluente di fronte al reato di aggiotaggio informatico commesso dai dirigenti della Parmalat (ovvero, questi avrebbero commesso comunque il reato anche senza il contributo dato dagli istituti di credito esteri). Diverso il discorso per Citi: stando ai giudici il suo contributo sarebbe stato influente ma non ascrivibile a paolo botta, il manager imputato nel procedimento al tribunale di milano e poi assolto.