Economia

Il crac

San Raffaele, si dimettono Clementi e Pini

Due consiglieri della Fondazione San Raffaele si dimettono. Ufficilamente si dice per "motivi personali", ma le indiscrezioni dicono più per dissidi sulla gestione scientifica dell'ospedale

1 minuti di lettura
MILANO - Ufficialmente si sono dimessi «per motivi strettamente personali», ma che stranamente hanno colpito entrambi nello stesso momento. Si tratta della decisione di Massimo Clementi e Maurizio Pini di abbandonare la zattera del San Raffaele. Loro sono i due consiglieri entrati nell’organo direttivo della Fondazione che amministra l’ospedale per conto di un fantomatico fondo internazionale (una Charity) che avrebbe dovuto investire circa un miliardo di euro nell’Università dell’ospedale.

Di soldi non se n’è mi visto uno, ma nemmeno si è mai saputo chi o cosa fosse questa charity. Eppure stando alle indiscrezioni, Pini e Clementi volevano contare nelle decisioni importanti come quella della direzione scientifica del San Raffaele. Si sarebbero, infatti, schierati per Alberto Zangrillo, medico personale di Silvio Berlusconi, scontrandosi con Renato Botti, già direttore generale e ora consulente dell’ospedale che spinge per un nome molto più prestigioso. Del resto quella poltrona oggi è occupata da direttore scientifico Maria Grazia Roncarolo, sulla cui professionalità non c’è nessun dubbio. La sua visione laica ha portato il San Raffaele ai livelli di eccellenza attuali. «Gli errori nella gestione del San Raffaele non sono del corpo medico e del corpo scientifico. Noi non vogliamo pagare per questi errori», ha dichiarato la Roncarolo chiedendo continuità nelle scelte scientifiche.

Fatto sta che, dopo lo scontro, i due consiglieri se ne sono andati incassando i ringraziamenti del cda. Tutto comunque rimane subordinato all’udienza presso il Tribunale fallimentare del 26 ottobre, in cui si discuterà l’ammissione del San Raffaele al concordato preventivo.