Un passaggio di consegne tra poteri. Non solo tra cariche, con Mario Draghi che incita un fotografatissimo Ignazio Visco venuto ad ascoltare in prima fila ("Quanto di meglio la struttura interna potesse produrre", ha detto di lui). Anche tra poteri in forte ascesa, come quello di garanzia e surroga politica incardinato sulle banche centrali, e poteri ormai nell'angolo, scavalcati dalla storia, inermi. Il governo italiano, presente con ospiti illustri ma con la sordina inserita (il sottosegretario Gianni Letta nel parterre, Giulio Tremonti nel panel). A provarlo, lo stesso intervento - particolarmente remissivo, a detta di molti - del ministro del Tesoro: "I leader politici oggi sembrano sempre più dei follower, rispetto ai loro predecessori che vent'anni fa, come ultimo grande atto politico moderno, hanno spinto verso la globalizzazione - ha detto uno tra i più lucidi analisti economici del paese, ma anche protagonista non gregario del ventennio politico berlusconiano -. Da allora c'è stato un grande arbitraggio tra poteri, culture, andropologie, a vantaggio della finanza".
Oggi, come ha ricordato un ispirato Draghi nelle conclusioni a braccio, la situazione è "completamente diversa" rispetto a quella che, solo sei anni fa, vide per la prima volta ospite il governatore all'Acri: "Termino il mandato in una situazione confusa e drammatica, sul piano domestico e internazionale, in politica e nell'economia", ha detto ieri. In questo clima l'inquilino di Bankitalia e tra pochi giorni della Bce s'è permesso un appello quasi patriottico ai "punti di forza da non scordare per salvare l'Italia, dentro l'Europa": in primis il capo dello Stato, Giorgio Napolitano (scelta premiata da un lungo applauso), poi il "moltissimo che è stato fatto in questi sei anni dalla vigilanza creditizia, dalle banche e dalle Fondazioni".
La maggiore solidità delle banche italiane in Europa, su cui ha insistito molto il presidente dell'Acri, Giuseppe Guzzetti, sta nei numeri: dall'inizio della crisi (2008) hanno attinto a prestiti pubblici per soli 4 miliardi di euro (per metà restituiti) contro aiuti governativi da 295 miliardi in Gran Bretagna, 282 miliardi in Germania, 141 miliardi in Francia, 117 miliardi in Irlanda, 98 in Spagna.
Così, mentre nel palazzo della Cancelleria di Roma si celebrava l'apogeo dell'asse Quirinale-Bce - lo stesso che ha posto il veto su nomine esterne o di ascendenza politica in Via Nazionale, e che veicola severe missive e messaggi sui conti pubblici a Palazzo Chigi - i garanti di quei poteri dentro l'esecutivo Pdl-Lega sembravano porgere un mesto commiato.
Oggi, come ha ricordato un ispirato Draghi nelle conclusioni a braccio, la situazione è "completamente diversa" rispetto a quella che, solo sei anni fa, vide per la prima volta ospite il governatore all'Acri: "Termino il mandato in una situazione confusa e drammatica, sul piano domestico e internazionale, in politica e nell'economia", ha detto ieri. In questo clima l'inquilino di Bankitalia e tra pochi giorni della Bce s'è permesso un appello quasi patriottico ai "punti di forza da non scordare per salvare l'Italia, dentro l'Europa": in primis il capo dello Stato, Giorgio Napolitano (scelta premiata da un lungo applauso), poi il "moltissimo che è stato fatto in questi sei anni dalla vigilanza creditizia, dalle banche e dalle Fondazioni".
La maggiore solidità delle banche italiane in Europa, su cui ha insistito molto il presidente dell'Acri, Giuseppe Guzzetti, sta nei numeri: dall'inizio della crisi (2008) hanno attinto a prestiti pubblici per soli 4 miliardi di euro (per metà restituiti) contro aiuti governativi da 295 miliardi in Gran Bretagna, 282 miliardi in Germania, 141 miliardi in Francia, 117 miliardi in Irlanda, 98 in Spagna.
Così, mentre nel palazzo della Cancelleria di Roma si celebrava l'apogeo dell'asse Quirinale-Bce - lo stesso che ha posto il veto su nomine esterne o di ascendenza politica in Via Nazionale, e che veicola severe missive e messaggi sui conti pubblici a Palazzo Chigi - i garanti di quei poteri dentro l'esecutivo Pdl-Lega sembravano porgere un mesto commiato.