MILANO - Piazza Affari chiude la settimana che avrebbe dovuto sancire la sua resurrezine con un crollo. Ieri a fine seduta il bilancio era di nuovo in rosso, con una flessione dell'1,78%. Eppure la mattinata era partita all'insegna degli acquisti per le Borse del Vecchio continente. Poi la giravolta con il montare delle preoccupazioni per la tenuta dei conti italiani. E soprattutto perché i Bot assegnati in asta hanno raggiunto il rendimento record del 6%, mettendo in secondo piano l'ottimismo per gli accordi raggiunti a Bruxelles sul salvataggio della Grecia e la ricapitalizzazione delle banche. E anche l'ok al piano di sviluppo presentato dall'Italia viene ridimensionato dai mercati: la Germania chiede adesso al Paese di rispettare gli impegni. E così torna a crescere lo spread tra i titoli italiani e quelli tedeschi tornato a 383 punti. In Spagna, nel frattempo, la disoccupazione nel terzo trimestre è salita al 21,5% al massimo dal 1996, mentre l'euro è arrivato a 1,41 dollari.
Milano condiziona anche il resto del Vecchio continente e così Londra perde lo 0,20%, Parigi lo 0,59%, mentre Francoforte recupera sul finale lo 0,13%. Soffrono soprattutti i titoli bancari: Unicredit (-4,04%), Intesa Sanpaolo (-0,92%) ed Mps (-4,67%). E sono le banche italiane a frenare l'indice di settore (-0,09%).
A livello macro economico aumentano le aspettative su una soluzione del crisi del debito sovrano in Europa, il direttore generale del fondo Salva Stati, Klaus Regling, è a Pechino per discutere con le autorità statali la partecipazione della Cina alle operazione di messa in sicurezza dell'euro, poi incontrerà anche il governo giapponese. Regling ha affermato che gli investitori cinesi potrebbero entrare in un veicolo societario che affianchi e supporti il fondo salva Stati. Secondo il Financial Times potrebbero investire fino a 100 miliardi. E sarebbe pronto ad entrare anche il governo giapponese, soprattutto per calmierare il caro yen.
Dati macro in chiaro scuro dagli Stati Uniti. I redditi personali a settembre sono cresciuti dello 0,1%, più di agosto (-0,1%), ma meno delle attese (+0,3%). La spesa personale è in linea con le attese (+0,6%), mentre sono in calo i prezzi al consumo. In salita a 60,9 punti l'indice sulla fiducia del Michigan, le stime erano per 58 punti, il dato precedente era a 57,5. Dopo il rally di ieri, Wall Street si muove poco sotto la parità e chiude contrastata, con il Dow Jones a +0,18% e il Nasdaq a -0,05%.
Ieri mattina chiusura positiva per i mercati asiatici: Tokyo ha guadagnato l'1,38%.
Milano condiziona anche il resto del Vecchio continente e così Londra perde lo 0,20%, Parigi lo 0,59%, mentre Francoforte recupera sul finale lo 0,13%. Soffrono soprattutti i titoli bancari: Unicredit (-4,04%), Intesa Sanpaolo (-0,92%) ed Mps (-4,67%). E sono le banche italiane a frenare l'indice di settore (-0,09%).
A livello macro economico aumentano le aspettative su una soluzione del crisi del debito sovrano in Europa, il direttore generale del fondo Salva Stati, Klaus Regling, è a Pechino per discutere con le autorità statali la partecipazione della Cina alle operazione di messa in sicurezza dell'euro, poi incontrerà anche il governo giapponese. Regling ha affermato che gli investitori cinesi potrebbero entrare in un veicolo societario che affianchi e supporti il fondo salva Stati. Secondo il Financial Times potrebbero investire fino a 100 miliardi. E sarebbe pronto ad entrare anche il governo giapponese, soprattutto per calmierare il caro yen.
Dati macro in chiaro scuro dagli Stati Uniti. I redditi personali a settembre sono cresciuti dello 0,1%, più di agosto (-0,1%), ma meno delle attese (+0,3%). La spesa personale è in linea con le attese (+0,6%), mentre sono in calo i prezzi al consumo. In salita a 60,9 punti l'indice sulla fiducia del Michigan, le stime erano per 58 punti, il dato precedente era a 57,5. Dopo il rally di ieri, Wall Street si muove poco sotto la parità e chiude contrastata, con il Dow Jones a +0,18% e il Nasdaq a -0,05%.
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