MILANO - Seat ha accettato la proposta dei bondholder per la ristrutturazione finanziaria della società. Ma, in attesa che anche le altre parti in causa diano il loro assenso (banche creditrici e azionisti), la società ha deciso di non pagare la cedola da 52 milioni di euro sul bond, in scadenza a fine mese, usufruendo del cosiddetto "periodo di grazia" che dura trenta di giorni.
Poche ore prima del cda di Seat era arrivata alla società la proposta degli obbligazionisti. I bondholder Lighthouse hanno scritto alla società, accettando la proposta avanzata a suo tempo dal board di Seat. I termini prevedono che sul miliardo e trecento milioni di bond - al valore nominale - ne vengano trasformati in capitale Seat 1,2 miliardi. Il resto, cento milioni, verranno trasformati in un nuovo bond ad un tasso migliore, 10,5%, e con garanzie allineate a quelle dei creditori senior del gruppo (ora invece il bond è subordinato).
Corollario non di poco conto, in sede di aumento di capitale per la trasformazione di debito in equity, nella proposta dei bondholder ai soci attuali (dunque, i tre fondi di private equity e il mercato) andrebbe il 10% della società post aumento, insieme a warrant per un altro 5% al raggiungimento di determinati obiettivi. I bondholder hanno anche accettato un meccanismo tecnico per cui verranno emessi titoli ibridi, da dare in pegno alle banche, che in caso di default della società si trasformano in azioni pari grosso modo al 50% del capitale: in questo modo i bondholder (neo-azionisti) sarebbero garantiti nella possibilità di negoziare liberamente le azioni e nello stesso tempo le banche sarebbero assicurate, nel caso in cui il loro credito rischiasse di non essere onorato dalla società (se questa dovesse tornare di nuovo in crisi).
Poche ore prima del cda di Seat era arrivata alla società la proposta degli obbligazionisti. I bondholder Lighthouse hanno scritto alla società, accettando la proposta avanzata a suo tempo dal board di Seat. I termini prevedono che sul miliardo e trecento milioni di bond - al valore nominale - ne vengano trasformati in capitale Seat 1,2 miliardi. Il resto, cento milioni, verranno trasformati in un nuovo bond ad un tasso migliore, 10,5%, e con garanzie allineate a quelle dei creditori senior del gruppo (ora invece il bond è subordinato).
Corollario non di poco conto, in sede di aumento di capitale per la trasformazione di debito in equity, nella proposta dei bondholder ai soci attuali (dunque, i tre fondi di private equity e il mercato) andrebbe il 10% della società post aumento, insieme a warrant per un altro 5% al raggiungimento di determinati obiettivi. I bondholder hanno anche accettato un meccanismo tecnico per cui verranno emessi titoli ibridi, da dare in pegno alle banche, che in caso di default della società si trasformano in azioni pari grosso modo al 50% del capitale: in questo modo i bondholder (neo-azionisti) sarebbero garantiti nella possibilità di negoziare liberamente le azioni e nello stesso tempo le banche sarebbero assicurate, nel caso in cui il loro credito rischiasse di non essere onorato dalla società (se questa dovesse tornare di nuovo in crisi).