MILANO - Indagato Massimo Ponzellini. Non è un'indagine senza nomi e cognomi quella che i pm Roberto Pellicano e Mauro Clerici hanno aperto sulla Banca Popolare di Milano, l'istituto al centro da mesi di un'aspra lotta tra sindacati e correnti interne. Il reato ipotizzato è ostacolo alle Autorità di vigilanza, ma ne potrebbero essere emersi altri. Il procedimento ha preso spunto dal rapporto ispettivo di Banca d'Italia, che secondo i pubblici ministeri, starebbe portando all'emersione di un grave fenomeno associativo "coltivato all'interno delle strutture della Bpm".
In particolare nel mirino degli inquirenti è finito il finanziamento da 148 milioni di euro alla società Atlantis/BpPlus, "un finanziamento che - scrivono i pm in un decreto di sequestro - appare incomprensibile, sia secondo i canoni di buona amministrazione sia, più gravemente, secondo le regole della disciplina in materia di riciclaggio. La banca avrebbe prestato soldi alla Atlantis che, risalendo la catena di controllo, farebbe capo attraverso una società offshore delle Antille Olandesi a Francesco Corallo, figlio di Gaetano, condannato per reati di criminalità organizzata, e legato al clan di Nitto SantaPaola. I ricavi della Atlantis, attiva nei giochi d'azzardo e vincitrice di una gara d'appalto con l'Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato (Aams), finirebbero al di fuori dei confini nazionali, senza saperne la destinazione.
Le anomalie nei finanziamenti sono state rilevate dalla consulenza tecnica del pubblico ministero: "Secondo quanto informalmente appreso in azienda, la relazione è stata introdotta dal Presidente in quanto diretto conoscente dell'amministratore delegato, presso la filiale di Bpm di Roma il cui responsabile era allora il dottor Lucca (attuale responsabile della direzione concessione crediti). La pratica avrebbe avuto un iter particolarmente contrastato per perplessità di taluni consiglieri circa l'affidabilità del socio di controllo e ai connessi rischi reputazionali per la banca. Tuttavia sarebbe stata poi approvata anche sulla base della forte sponsorizzazione del Presidente oltre che per alcuni approfondimenti condotti circa la sussistenza dei requisiti richiesti per ottenere la concessione governativa".
Dubbi sarebbero emersi anche su un aumento di una fideiussione concessa ad Atlantis, in occasione della quale non sarebbero stati verificati i requisiti della società, primo fra tutti la necessità che la società per ottenere le concessioni sui giochi d'azzardo dalla Stato italiano non avesse sede in Paesi a fiscalità agevolata. E per capire i legami tra il gruppo Atlantis e l'Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato (Aams), la Guardia di finanza ha perquisito gli uffici di Roma di quest'ultima, il cui direttore generale, Raffaele Ferrara, è presidente dell'Organismo di Vigilanza della Bpm.
In particolare nel mirino degli inquirenti è finito il finanziamento da 148 milioni di euro alla società Atlantis/BpPlus, "un finanziamento che - scrivono i pm in un decreto di sequestro - appare incomprensibile, sia secondo i canoni di buona amministrazione sia, più gravemente, secondo le regole della disciplina in materia di riciclaggio. La banca avrebbe prestato soldi alla Atlantis che, risalendo la catena di controllo, farebbe capo attraverso una società offshore delle Antille Olandesi a Francesco Corallo, figlio di Gaetano, condannato per reati di criminalità organizzata, e legato al clan di Nitto SantaPaola. I ricavi della Atlantis, attiva nei giochi d'azzardo e vincitrice di una gara d'appalto con l'Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato (Aams), finirebbero al di fuori dei confini nazionali, senza saperne la destinazione.
Le anomalie nei finanziamenti sono state rilevate dalla consulenza tecnica del pubblico ministero: "Secondo quanto informalmente appreso in azienda, la relazione è stata introdotta dal Presidente in quanto diretto conoscente dell'amministratore delegato, presso la filiale di Bpm di Roma il cui responsabile era allora il dottor Lucca (attuale responsabile della direzione concessione crediti). La pratica avrebbe avuto un iter particolarmente contrastato per perplessità di taluni consiglieri circa l'affidabilità del socio di controllo e ai connessi rischi reputazionali per la banca. Tuttavia sarebbe stata poi approvata anche sulla base della forte sponsorizzazione del Presidente oltre che per alcuni approfondimenti condotti circa la sussistenza dei requisiti richiesti per ottenere la concessione governativa".
Dubbi sarebbero emersi anche su un aumento di una fideiussione concessa ad Atlantis, in occasione della quale non sarebbero stati verificati i requisiti della società, primo fra tutti la necessità che la società per ottenere le concessioni sui giochi d'azzardo dalla Stato italiano non avesse sede in Paesi a fiscalità agevolata. E per capire i legami tra il gruppo Atlantis e l'Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato (Aams), la Guardia di finanza ha perquisito gli uffici di Roma di quest'ultima, il cui direttore generale, Raffaele Ferrara, è presidente dell'Organismo di Vigilanza della Bpm.