Economia

Il caso

Il banchiere malato di stress

Il numero uno di Lloyds Bank, Antonio Horta-Osorio, si mette in malattia affaticato dalle responsabilità e dal troppo lavoro. Stava 16 ore in ufficio e come hobby nuotava tra gli squali

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LONDRA – Lo avevano soprannominato il “Josè Mourinho dell’alta finanza”: non solo perché è portoghese, come l’allenatore del Real Madrid, ma anche perché ha un aspetto e carattere simile. A 47 anni, Antonio Horta-Osorio sembrava un “padrone dell’universo”, per usare la definizione data con preveggenza dallo scrittore americano Tom Wolfe ai grandi banchieri che reggono le sorti del mondo: un look da attore di Hollywood, una “trophy wife”, una moglie-trofeo bionda e affascinante, tre figli, l’hobby di nuotare in mezzo agli squali per mettersi alla prova e un nuovo lavoro appena cominciato che prometteva di renderlo ancora più ricco.

Come presidente e amministratore delegato della Lloyds Bank, il gruppo finanziario che controlla i conti correnti di trenta milioni di britannici, il super-banchiere portoghese si aspettava di guadagnare 13 milioni di sterline (circa 15 milioni di euro) nel 2011. Invece, dopo appena otto mesi nel nuovo incarico, ieri Horta-Osorio si è messo sorprendentemente in malattia, “fino a Natale”, secondo un portavoce, forse più a lungo secondo le indiscrezioni, e non è escluso che non tornerà più a sedersi sulla stessa poltrona. Soffre di “estremo sovraffaticamento, esaurimento mentale e fisico”, afferma un comunicato ufficiale. In sostanza: stress da superlavoro. Non è chiaro se abbia avuto un malore, se si sia sentito male, ma a quanto pare il suo medico gli ha fatto una visitina e gli ha proibito di tornare in ufficio per almeno due mesi.

Chi lo conosce, non si sorprende: si dice che lavorasse una media di sedici ore al giorno, sette giorni alla settimana. Il primo giorno che si presentò negli uffici della Lloyds, le guardie private della sicurezza dovettero aprire le porte del piano riservato ai dirigenti apposta per lui: era così presto che non c’era ancora nessuno, neppure le donne della pulizie. Ma non è soltanto il tempo trascorso in ufficio ad averlo divorato, c’entra anche l’intensità delle sue responsabilità: stava esaminando un “riesame strategico” che doveva portare all’annuncio di 15 mila licenziamenti, da aggiungersi ai 28 mila varati dal suo predecessore Eric Daniels, e alla chiusura di centinaia di filiali.

Salvata dalla bancarotta durante il recente crack finanziario grazie all’intervento dello stato, la Lloyds è ora al 41 per cento di proprietà pubblica. Il primo ministro David Cameron aveva promesso di rimetterla interamente sul mercato entro la fine del suo mandato (cioè entro tre anni e mezzo), ma ora sembra più difficile. La malattia del banchiere portoghese è stata subito interpretata dai mercati come un segno di malessere della banca, i cui titoli hanno perso 1 miliardo di sterline in un giorno come reazione alla notizia.

Dopo aver fatto carriera alla Goldman Sachs e alla Santander, Antonio Horta-Osario aveva accettato nel gennaio scorso il posto di numero uno della Lloyds descrivendolo come “un lavoro da sogno”. Ma ora quel sogno, commenta la stampa londinese, si è trasformato in incubo. Gli squali tra cui si divertiva a sguazzare nel mar Rosso devono sembrargli agnellini rispetto ai pescecani con cui si è dovuto scontrare nel cuore della City.